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Italia. Camere di commercio, Unioncamere: ok alla riforma ma chiarezza su risorse

“Chiediamo al Governo e al Parlamento una riforma in tempi rapidi che dia certezze sulla mission e sulle risorse del sistema camerale“. Lo ha detto il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello, aprendo i lavori del comitato esecutivo dell’associazione, allargato a tutti i presidenti di Camere di commercio, con il ministro per la Semplificazione e la pubblica amministrazione, Marianna Madia, il ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi, e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio. La riforma, ha proseguito Dardanello, deve valorizzare “appieno la ricchezza dei territori attraverso Camere di commercio sane sotto il profilo finanziario, forti e efficienti dal punto di vista organizzativo, grazie alle persone e professionalita’ specialistiche che le caratterizzano e che vanno salvaguardate. La ripresa e la modernizzazione dell’Italia non possono prescindere da una riforma delle Camere di commercio che sappia rafforzarne il ruolo di presidio permanente sui territori a sostegno delle Pmi. L’ultima riscrittura dei principi della riforma proposta dal Senatore Pagliari nelle scorse settimane – ha aggiunto – supera alcune delle piu’ rilevanti criticita’ emerse nella precedente stesura dell’articolo 9, anche sulla base del prezioso lavoro del Parlamento. E’ stata quindi scongiurata l’abolizione del diritto camerale – che costituisce ad oggi la principale fonte di finanziamento del Sistema – e si e’ evitato il trasferimento del Registro delle imprese. Pensiamo pero’ che su altre criticita’ sia ancora utile intervenire per realizzare la riforma che serve al Paese. In particolare le Camere di commercio – ha concluso Dardanello – attendono certezze sulle fonti di finanziamento per poter assolvere ai compiti loro assegnati”. “Un comparto importante ma con tante difficolta’ legate soprattutto al riconoscimento del prezzo del latte bovino da parte dei grandi gruppi lattiero-caseari nazionali e locali – dice Alberto Bertinelli, direttore Coldiretti Abruzzo – uno degli aspetti di difficile soluzione senza una normativa cogente in materia e’ poi la mancanza di identita’ del prodotto finito considerato che, per i formaggi comuni e il latte a lunga conservazione non e’ possibile conoscere il luogo di mungitura del latte utilizzato. Problemi – aggiunge il direttore – su cui stiamo lavorando alacremente anche allo scopo di poter creare una filiera di prodotto locale volta anche al riconoscimento di denominazioni di origine dei tanti prodotti abruzzesi derivanti dalla trasformazione della materia prima”. Sull’argomento interviene anche David Falcinelli, presidente di Aprozoo. “Anche lo sforzo di costruire una filiera che certifichi al consumatore la provenienza del latte lavorato – dice Falcinelli – rischia di essere vanificato dall’atteggiamento di alcuni industriali che prima impongono al mondo della produzione l’abbassamento del prezzo del latte e poi suggeriscono alla grande distribuzione una riduzione dei listini di vendita all’ingrosso. Un atteggiamento altamente penalizzante per gli allevatori in quanto impedisce al mondo zootecnico di coprire i costi di produzione oggi mai inferiori a 40 centesimi litro. Purtroppo, in questa situazione, diventa sempre piu’ alto il rischio della scomparsa della zootecnica abruzzese, paradossalmente ad insaputa del consumatore finale”.

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