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Italia, Bolzano alle imprese: “venite qui, l’Irap non c’è”

<Una provocazione. Prima sono stato preso da un forte sconforto e poi da una grande rabbia». Domenico Cappellaro, presidente di Confindustria Belluno Dolomiti, non è uno che cade dalle nuvole, ma vedere che, nero su bianco, l’agenzia strumentale della Provincia di Bolzano costituita apposta per attrarre gli investitori, scrive ai suoi associati dicendo che se passano il confine non pagheranno più l’Irap per 5 anni e avranno l’affitto del capannone coperto per il 75% fa salire il sangue alla testa.

«Com’è possibile – si chiede – che il nostro Paese e le sue leggi accettino che un territorio con prerogative speciali che, francamente, oggi non hanno più senso di esistere, possa fare sperequazioni così spudorate nei confronti di un altro confinante? Qui non si tratta più di ricevere offerte da altri Stati vicini, come la Carinzia, ma di concorrenza sleale all’interno dei nostri stessi confini nazionali». Sono parole che, in realtà, individuano e vanno contro due nemici distinti. Il primo è lo sfrontato dirimpettaio bolzanino; il secondo è un governo nazionale che, oltre a lasciargli fare ciò che vuole, fa anche di tutto per rendere l’Alto Adige sempre più seduttivo. «Cosa posso fare per trattenere i miei imprenditori quando ogni giorno devono fare i conti con una macchina burocratica elefantiaca, quando mese dopo mese le tasse continuano a crescere senza alcun ritorno in servizi efficienti, quando il costo del lavoro aumenta senza che né l’impresa né i lavoratori ne traggano beneficio, quando parlare di certezza del diritto è come pronunciare un ossimoro?».

Appena oltre il Passo Falzarego, intanto, continuano a vantarsi. «Abbiamo elevati standard di qualità della vita e del fare impresa, geografia strategica quale ponte commerciale verso l’inport-export, plurilinguismo, una green economy diffusa, burocrazia ridotta e stabilità politica. Sono questi gli elementi distintivi dell’Alto Adige». Thomas Widmann, assessore provinciale all’economia di Bolzano, spiega la proposta contenuta nella lettera spedita a cinquanta imprese selezionate con la volontà del suo territorio di «essere competitivo a livello nazionale e internazionale. Ecco perché abbiamo adottato una politica incentivante nei confronti di aziende motivate a investire da noi. Ci attendiamo che le considerevoli facilitazioni che la Provincia ha inteso accordare in un momento come quello attuale, che pure non è privo di difficoltà, si rivelino un formidabile motore di attrazione di opportunità per lo sviluppo economico di questa regione». «Certo, si capisce che in Veneto ci si possa anche arrabbiare» ammettono i vertici di «Business Location Sudtirol» (Bls), questo il nome dell’agenzia controllata al 100% dalla Provincia. Però non se ne faccia soltanto una questione di soldi. Giuseppe Salghetti Drioli, il responsabile per le relazioni con gli investitori italiani, ricorda che «la Regione Sicilia di soldi ne può gestire anche di più dell’Alto Adige. Eppure gli investimenti laggiù sono pochini». Senza considerare che gli inviti non sono a pioggia. «Abbiamo scelto attentamente una cinquantina di imprese. Ci interessano quelle della green economy e delle tecnologie alpine, e in particolare quelle che intendano investire il più possibile in ricerca. In Alto Adige per loro ci sono 22 milioni di euro per coprire costi di laboratori, attrezzature e stipendi di ricercatori e personale». Il capogruppo in Consiglio regionale del Pdl Dario Bond ha il sangue agli occhi: «Sono sconcertato, non c’è limite al peggio e all’impudenza di chi si sente intoccabile e invincibile. Queste sono proposte indecenti. Questa non è concorrenza leale ma la volontà di approfittare di una situazione di crisi oggettiva per sferrare un colpo mortale al nostro territorio, portandogli via le aziende più sane e competitive».

Da www.corrieredelveneto.it

 

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