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Italia: benzina a €1,80, consumatori in sciopero

Prosegue l’adeguamento dei prezzi praticati alle nuove addizionali sulla benzina, in vigore dal 1. gennaio in sei regioni. Si registrano aggiustamenti al rialzo nelle aree del Paese interessate dai provvedimenti fiscali, tanto che il primato del caro prezzi, che tradizionalmente spettava al Sud, adesso tocca invece al Centro Italia, per lo meno per quanto attiene alla benzina. E’ quanto emerge dal monitoraggio di quotidianoenergia.it in un campione di stazioni di servizio rappresentativo della situazione nazionale per Check-Up Prezzi QE. In questa macroarea, infatti, la verde arriva ormai a sfiorare la punta massima di 1,8 euro/litro negli impianti Tamoil, sui quali pesa anche un aumento dei listini di 0,6 centesimi. Al Nord lo scenario cambia considerevolmente: l’area orientale si conferma fortemente competitiva e non lontana dalla media europea, mentre quella occidentale risulta appesantita dalle addizionali applicate in Piemonte e Liguria. Secondo le rilevazioni della ‘Staffetta Quotidiana’, i mercati internazionali sono stati ancora fermi il 2 gennaio per le festivita’ e quindi quotazioni invariate. Sul mercato interno invece i prezzi si muovono ancora al rialzo. Dopo la sferzata delle addizionali regionali entrate in vigore domenica, sono le compagnie a far salire i prezzi. La media ponderata nazionale dei prezzi della benzina in modalita’ servito sale cosi’ di due millesimi al litro a 1,732 euro/litro, quella del gasolio scende di uno 1,696 euro/litro. Punte massime sulla benzina sempre nelle Marche (1,812 euro/litro in media) e in Liguria (1,774 euro/litro), minime in Veneto (1,705 euro/litro) e Lombardia (1,707 euro/litro).

Le associazioni dei consumatori aderenti a CASPER (Adoc, Codacons, Movimento difesa del cittadino e Unione Nazionale Consumatori) hanno deciso di indire il 5 e il 6 gennaio 2012 lo “sciopero della benzina” per protestare contro i rincari dei carburanti registrati in queste ultime ore in Italia: «I cittadini italiani sono invitati ad astenersi dal fare rifornimento di benzina e gasolio, come forma di protesta contro i continui aumenti delle accise decisi dagli ultimi due governi, e contro le speculazioni sui prezzi alla pompa che mantengono alti i listini nonostante il calo del petrolio. Si tratta di una protesta simbolica – spiega l’associazione – Sappiamo bene che la benzina rappresenta un bene primario al quale non si può rinunciare, ma il nostro scopo è quello di richiamare l’attenzione delle istituzioni e dei mass media sulla drammatica situazione degli automobilisti, sempre più tartassati da rincari e nuove tasse».

Per le associazioni di Casper la drammatica situazione dei carburanti determina non solo una stangata sul pieno pari a 202 euro annui ad automobilista, ma anche un effetto negativo sui prezzi al dettaglio dei beni trasportati su gomma. Effetto che potrà arrivare al +0,3% sul tasso di inflazione, con danni enormi per le tasche delle famiglie.

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