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Italia, banche: sofferenze al top dal 1998

L’Italia e’ in forte recessione, e il comparto bancario ne risente in misura sensibile: nell’ultimo rapporto 2012-2014 Afo dell’Abi, si legge infatti che “importante freno alla crescita dei prestiti sara’ l’aumento del rischio di credito: nel triennio di previsione, le sofferenze dovrebbero crescere sempre piu’ dei prestiti, toccando a fine 2014 un rapporto sofferenze/impieghi pari al 7,3%. Per trovare un valore piu’ alto bisogna risalire al 1998”. 
   Nel rapporto, inoltre, si legge che “gli impieghi a residenti dovrebbero presentare quest’anno una sostanziale stagnazione per poi crescere nel biennio finale di previsione a tassi non molto lontani da quelli di crescita del Pil, e comunque mai superiori al 3%”  Il rapporto evidenzia che “a contrasto delle tendenze ora descritte e coerentemente al migliorato clima sul mercato finanziario, decisamente piu’ soddisfacente dovrebbe risultare la crescita della raccolta: dopo il livello negativo del 2011, nel 2012 la raccolta dovrebbe aumentare del 2,9% e in seguito crescere stabilmente su ritmi di incremento del 3%”. Per tali motivi, la previsione disegna una importante riduzione dello squilibrio tra raccolta e impieghi: nel corso del triennio di previsione il funding gap dovrebbe diminuire di 5,5 punti percentuali, collocandosi a fine periodo su di un divario di risorse pari al 9,4% del complesso degli impieghi a residenti. 
   Nel rapporto, si legge inoltre che “si continua nella scia di peggioramento delle condizioni di redditivita’ del settore: il Return on Equity dell’attivita’ bancaria sara’ nel 2014 di poco superiore al 2%. Tale risultato e’ principalmente determinato dal contesto economico, sotto forma di un elevato ammontare di accantonamenti e rettifiche e di una scarsa dinamica dei volumi intermediati. Dovrebbe rimanere stazionario, invece, il margine di interesse, interrompendo la caduta degli ultimi anni, ma presentando ancora un valore inferiore per circa 4 miliardi di Euro rispetto al dato del 2007. A fine 2014 gli altri ricavi contribuirebbero al conto economico per quasi 6 miliardi in meno rispetto al 2007. La salvaguardia delle condizioni di redditivita’ delle banche italiane passa, dunque, inevitabilmente per una attenta e serrata politica di controllo e riduzione dei costi, che dovrebbero contrarsi ad un ritmo medio annuo dell’1,7-1,8% In questo caso, il cost income ratio scenderebbe al 61,2% nel 2014, livello comunque superiore ai valori pre-crisi”.

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