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Italia. Banca Marche: imprenditori restano indagati per appropriazione indebita

Restano indagati per appropriazione indebita gli imprenditori coinvolti nell’inchiesta per il crac miliardario della vecchia Banca Marche ma non interessati dall’avviso di chiusura indagini fatto recapitare dal pool di pm della procura di Ancona a 18 ex manager e sindaci della banca. A quanto si apprende, la posizione degli interessati non sarebbe stata ancora archiviata, e sarebbe ancora al vaglio dei magistrati. Tra loro c’è Vittorio Casale, rinviato a giudizio per corruzione tra privati nel procedimento stralcio, con l’altro imprenditore Davide Degennaro e l’ex dg di Banca Marche Massimo Bianconi per presunti scambi di favori: a fronte di aperture di credito e anticipazioni Iva alle società, Bianconi avrebbe lucrato dall’affitto di una palazzina in via Archimede ai Parioli di Roma, passata in un giro di vorticoso di vendite e mutui, da una società di Casale a una facente capo a suoi familiari. Nell’ambito dell’indagine, la Guardia di finanza ha sequestrato beni e quote societarie per un valore di 15 milioni di euro. La prima udienza del processo si terrà ad Ancona il 16 marzo prossimo. Gli imputati sostengono la completa estraneità alle accuse e cercheranno di dimostrarlo nel dibattimento. Va invece verso l’archiviazione l’accusa di associazione per delinquere inizialmente ipotizzata nei confronti di 12 ex manager dell’istituto di credito. I pubblici ministeri dovranno anche valutare il da farsi con alcuni ex funzionari di BM e Medioleasing non raggiunti dall’avviso di chiusura indagini. Quanto ai 18 indagati l’accusa più pesante resta la bancarotta seguita ad azioni o omissioni dolose che avrebbero comportato vantaggi di vario tipo: dalle operazioni immobiliari contestate a Bianconi nel processo stralcio ai bonus per i top manager, dal mantenimento di posizioni di vertice per i funzionari di medio livello collegati all’ex dg fino a qualche altra utilità connessa al rapporto con gli imprenditori finanziati.

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