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Italia: altro che svista, Imu bis è legge

L’Imu-bis, la seconda tassa sulla casa, è legge. Il disegno di legge di conversione del decreto sulle semplificazioni ha infatti ottenuto il sì definitivo dal Senato: il   provvedimento, sul quale il governo ha posto la fiducia (la sedicesima in sei mesi di vita), ha avuto 228 voti a favore e 29 contrari con due astensioni. A poco, dunque, sono servite le proteste delle amministrazioni locali (preoccupate dell’effetto boomerang di una loro applicazione del balzello) e dei consumatori. Il Codacons proprio oggi ricordava: “La ‘tassa di scopo’ sarà illegittima se applicata al di fuori dei limiti stabiliti dalla legge e, in quanto tale, impugnabile dinanzi al Tar. Sulla base di tali disposizioni diffidiamo i   sindaci degli 8mila Comuni italiani a non applicare la tassa”. L’Anci, da parte sua, aveva già assicurato: “I sindaci non potranno utlizzarla in questo periodo di crisi”. Cos’è l’Imu bis – Sta di fatto che l’Imu-bis o “tassa di scopo”, invenzione di Romano Prodi, è in vigore già in 20 Comuni. Le amministrazioni locali potranno applicare aliquote fino al 5 per mille sulle abitazioni calcolandole sulla rendita catastale rivalutata del 60% dal Salva.Italia di Monti. Il balzello colpirà tutti gli immobili, comprese le prime case salvate, dal 20087 al 2011, dall’esenzione Ici messa in atto dal governo Berlusconi. Prodi introdusse la “tassa di scopo” nella Finanziaria per il 2007, concedendo ai Comuni la possibilità di istituire una nuova imposta “destinata esclusivamente alla parziale copertura delle spese per la realizzazione di opere pubbliche” come parcheggi, strade, parchi, attività culturali o il restauro di beni artistici. La tassa era determinata applicando alla base imponibile dell’Ici un’aliquota massima dello 0,5 per mille, non poteva coprire più del 30% delle spese per l’opera da finanziare e poteva avere una durata massima di 5 anni, diventati poi dieci nel 2011. 

Bagno di sangue – Come calcolato da Libero negli scorsi giorni, rischia di essere un bagno di sangue: per un  trilocale non di lusso con una rendita intorno agli 800 euro, oltre ai 338 euro (se prima casa e se il Comune ha applicato l’aliquota base del 4 per mille) o ai 1.021 euro (se seconda casa sempre con aliquota base del 7,6 per mille), il contribuente si vedrebbe piombare sulla testa altri 672 euro di tasse, senza detrazioni e senza distinzioni di sorta. Moltiplicando il balzello per i dieci anni previsti dall’imposta di scopo si tratta della modica cifra di 6.720 euro. 
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