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Italia, allarme della Bce sulle imprese

È allarme per il “credit crunch” alle piccole e medie imprese italiane e spagnole, ai vertici della classifica europea per necessità di prestiti e difficoltà a ottenerli. La fotografia impietosa di un sistema economico fortemente indebitato, eppure assetato di prestiti per sopravvivere, arriva dalla Bce a meno di una settimana dalla riunione in cui potrebbe annunciare un taglio dei tassi, o misure inedite per spingere il credito proprio alle pmi dei Paesi in difficoltà. Come Italia, Spagna, Grecia e Portogallo, dove recessione e capitale bancario spesso inadeguato spingono al contrario gli istituti a chiudere i rubinetti del credito. 

 

I prestiti in essere alle imprese, piccole e grandi, sono scesi del 3% a marzo a 864 miliardi, quelli alle famiglie dell’1,3% a 607 miliardi, proprio mentre aumenta la “sete” di credito. Secondo la “Survey” semestrale della Bce di ottobre-marzo, le pmi italiane «hanno contribuito più di tutte all’aumento netto della necessità di prestiti bancari e aumento dello scoperto». Esattamente il contrario di quanto sta succedendo in Germania. Un primato che richiama alla mente l’allarme lanciato ieri dal Fondo monetario internazionale: «una parte del sistema aziendale italiano sta entrando sotto stress» e «nel caso di stagnazione prolungata» aumenterebbe «il rischio di insolvenze». La Bce lo conferma: uno dei motivi per cui le banche italiane non prestano come si vorrebbe è lo scenario di recessione. Dallo scoppio della crisi nel 2007-2008 è la seconda, e se come previsto continuerà fino a fine anno, avrà raggiunto i 24 mesi di vita. Inevitabile che le banche mettano in conto il rischio di perdere una parte dei loro prestiti, mentre sono impegnate su altri fronti a comprare Btp (10 miliardi solo a marzo, con un’esposizione che supera i 350 miliardi). 

 

L’impatto della congiuntura economica sui bilanci aziendali è evidente: per la Bce gli utili delle Pmi dell’Eurozona hanno continuati a peggiorare, con un -33% cui «le Pmi di Italia e Spagna hanno contribuito di più». E se la riduzione dell’indebitamento rispetto all’attivo continua in Europa (capeggiata dalla Germania), in Grecia e Italia succede l’esatto contrario, «in parte a causa al declino di valore degli asset». 

Nella media dell’Eurozona il saldo delle pmi che segnalano un credito più difficile si attenuta dopo la gelata di marzo-settembre 2012. Ma con dati molto disomogenei: in Germania la disponibilità delle banche migliora (+6% il saldo delle risposte delle imprese), mentre il credit crunch è ancora forte in Grecia (-46%), Spagna (-38%), Italia (-34%), Portogallo (-32%): gli stessi Paesi dove le pmi registrano un inasprimento dei tassi (62% l’Italia, 66% la Spagna) e delle garanzie richieste (+51% in Spagna, +44% in Italia). 

 

Un bel rompicapo per Draghi, che da mesi lamenta la «frammentazione» dei premi di rischio in Eurolandia. E che deve fare i conti con una Bundesbank che torna a puntare i piedi, forte dei quasi 600 miliardi di liquidità tedesca `prestata´ al sistema Target2 a fronte del rosso di quasi 300 miliardi di Spagna e 243 miliardi di Italia. 

 

Da www.lastampa.it

 

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