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Italia: 75% di Alitalia in vendita. Sceicchi all’orizzonte

Il destino di Alitalia legato alle prestazioni di Mario Balotelli nel Manchester City allenato da Roberto Mancini. Il filo conduttore tra Fiumicino e l’ “altra” squadra di calcio di Manchester potrebbe essere Etihad Airways, la ricca compagnia di Abu Dhabi che nel 2011 ha siglato un accordo commerciale di sponsorizzazione per dieci anni del club posseduto dalla famiglia reale degli Emirati Arabi Uniti. Oggi solo un’ipotesi, domani potrebbe essere realtà.
Il vettore di bandiera emiratino potrebbe essere domani uno dei principali azionisti dell’Alitalia-Cai. A quattro anni dalla controversa privatizzazione pilotata da Silvio Berlusconi e dalla consegna della polpa (senza debiti) alla cordata italiana dei capitani coraggiosi guidati da Roberto Colaninno, nonostante cambiamenti nella gestione e nei rapporti sindacali la “nuova” Alitalia ha sempre il difetto principale della vecchia e malandata compagnia pubblica finita in amministrazione straordinaria, nella bad company: i conti sono in profondo rosso fin dalla partenza, adesso i soldi sono finiti e c’è bisogno di nuovo carburante. Tra pochi mesi al massimo, si prevede, Alitalia avrà bisogno di una nuova, massiccia iniezione di capitali dagli azionisti.

Ma i diciannove soci italiani più la banca, Intesa Sanpaolo, i “patrioti” che Berlusconi chiamò nella campagna elettorale del 2008 per respingere l’assalto di Air France-Klm, giunta con il governo Prodi a un passo dall’acquisto di tutta la società, compresi i 2 miliardi di debiti finanziari, non hanno voglia di aprire il portafoglio. Da oggi sono liberi di vendere le loro quote, il 75 per cento del capitale della compagnia, per il quale hanno versato 847 milioni di euro.

A mezzanotte di sabato 12 gennaio è scaduto il vincolo del “lock up”, il lucchetto che impediva la libera circolazione delle azioni di categoria A: potevano essere scambiate solo tra i soci italiani. Da oggi le azioni possono essere vendute anche ad altri, compresa Air France-Klm, che possiede il 25 per cento della nuova Alitalia, in azioni di categoria B che all’inizio del 2009 sono state pagate 323 milioni. La vendita può essere fatta anche ad altri soggetti, esterni all’azionariato. Ogni socio può vendere individualmente, non c’è bisogno di un accordo con gli altri. L’unico vincolo è di tipo formale, la decisione deve essere approvata dal consiglio di amministrazione e le azioni, chiunque sia l’interessato all’acquisto, devono essere offerte allo stesso prezzo in prelazione agli altri soci, Air France compresa.

Da oggi il 75 per cento di Alitalia è di fatto in vendita. Né Colaninno, né Intesa Sanpaolo, Riva,Benetton o gli altri soci hanno smentito l’intenzione di cercare un acquirente, si potrebbe dire anche un salvatore che rimetta i conti posto e cerchi quello sviluppo dell’attività che nei quattro anni di gestione dei “patrioti” berlusconiani è mancato, nonostante le promesse dell’allora premier e diCorrado Passera, che era alla guida di banca Intesa e adesso è ministro dello Sviluppo.

Da www.ilsole24ore.it

 

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