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Italia: 6 italiani su 10 restano a casa per la crisi

Sei italiani su 10 resteranno a casa per l’estate 2012. E’ l’allarme lanciato dal presidente di Federalberghi, Bernabo’ Bocca. A memoria statistica, dice, ”non si era mai visto un calo cosi’ generalizzato e devastante di uno dei settori che potrebbe, se opportunamente supportato, rappresentare il primo volano per la ripresa economica del Paese. I numeri ci dicono che quasi 6 italiani su 10 rimarranno a casa durante i mesi estivi e quelli che si muoveranno saranno circa 27 milioni tra maggiorenni e minorenni (rispetto ai 33,2 milioni del 2011), pari al 44,7% della popolazione (rispetto al 55% del 2011), con flessioni su: giugno da 8,4 milioni del 2011 a circa 6,6 milioni (-21,5%), luglio da circa 12,5 milioni del 2011 a circa 10,9 milioni (-13%), agosto da circa 21,9 milioni del 2011 a 15,4 milioni (-29,5%), settembre da 5 milioni del 2011 a 3,6 milioni (-27,7%), dati comprensivi di chi ha fatto piu’ di una vacanza”. Inoltre, il numero degli italiani che non faranno vacanza per motivi economici si impenna al 51,6% (rispetto al 42,8% del 2011) portando ben 3 italiani su 10 a dichiarare la propria ‘poverta’ turistica’. Secondo un’indagine condotta proprio da Federalberghi, infatti, coloro che rimarranno a casa questa estate saranno il 49,1% della popolazione, rispetto al 41,9% dell’estate 2011. I motivi per i quali questa fetta maggioritaria di connazionali non si muovera’ di casa, saranno dovuti nel 51,6% dei casi a motivi economici rispetto al 42,8% del 2011. Un altro 17,1% dichiara motivi di salute, l’11,1% parla di motivi famigliari, un altro 9,1% dichiara di non poter partire per motivi di lavoro ed un 6,3% indica che fara’ vacanze in un altro periodo (molto in linea col dato degli indecisi). ”Il segnale, a questo punto, – secondo Bocca – e’ inequivocabile. La crisi dopo aver falcidiato la classe medio-bassa, adesso sta colpendo il ceto medio che in Italia ha sempre costituito la struttura portante del sistema dei consumi e la situazione ci obbliga a richiedere a Governo e Parlamento lo stato di crisi del settore, unico strumento tecnico-giuridico per mettere in moto, auspichiamo, quella scossa indispensabile per definire mezzi e misure dei quali il turismo non puo’ piu’ fare a meno”.

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