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Italia: Governo finanzia pecorino rumeno e bresaola dell’Uruguay 

Pecorino della Romania, bresaola dell’Uruguay, culatello degli Stati Uniti… ce n’è per tutti i gusti. A produrli sono anche imprese italiane finanziate dallo Stato grazie a una società controllata dal Ministero dello Sviluppo economico. Ma di italiano quei prodotti hanno poco.
Immaginate di mangiare un pezzo di formaggio pecorino, magari accompagnato da un bel bicchiere di vino, e scoprire che non è italiano. Nulla di male, ci mancherebbe, di prodotti alimentari buoni ce ne sono in tutto il mondo. Ma comprare una “caciotta” o un “pecorino”, con tanto di etichetta, e scoprire che sono fatti in Romania non è il massimo. Lo ripetiamo, ognuno è libero di scegliere cosa comprare e cosa mangiare o bere. Non va bene, invece, se acquistiamo un prodotto come italiano e invece è prodotto da tutt’altra parte. Il pecorino fatto in Romania, una bresaola che, anziché valtellinese, è prodotta in Uruguay. Oppure il culatello prodotto negli Stati Uniti, anziché a Zibello nel Parmense. Prodotti che di italiano hanno solo il nome e le aziende che li producono. Le materie prime no.
Aiuti dallo Stato
Chi li produce sono imprese italiane che prendono soldi dallo Stato per la promozione delle vendite all’estero. A finanziarle è la Simest, società per azioni controllata dal ministero dello Sviluppo economico. A denunciare “l’evidente caso, di utilizzo improprio di risorse pubbliche, destinate non alla promozione del vero made in Italy, bensì alla produzione e distribuzione di prodotti alimentari nati all’estero e presentati come italiani”, è la Coldiretti. “Non è politicamente accettabile – denuncia il presidente della Coldiretti, Sergio Marini – che lo Stato, che rappresenta tutti i cittadini italiani, finanzi direttamente o indirettamente, la produzione o la distribuzione di prodotti alimentari che non hanno nulla a che fare con il tessuto produttivo del Paese, ma che, anzi, fanno concorrenza sleale agli imprenditori impegnati nell’allevamento e nella produzione in Italia”.
“In un momento di crisi – rimarca Marini – si sprecano soldi per favorire la delocalizzazione e non certo l’internazionalizzazione, e si alimenta il giro di affari dell’italian sounding (prodotti alimentari fatti all’estero, ma che, pur senza essere una vera e propria contraffazione, evocano un’origine italiana) che supera i 60 miliardi di euro l’anno (164 milioni di euro al giorno), cifra 2,6 volte superiore rispetto all’attuale valore delle esportazioni italiane di prodotti agroalimentari”.
Alcuni esempi
Lactitalia produce in Romania formaggi con nomi italiani “Caciotta” e “Pecorino”. Ma lo Stato italiano promuove anche “le vendite all’estero della bresaola uruguaiana e del culatello prodotto negli Stati Uniti – ricorda Coldiretti – e venduti a New York dalla salumeria Rosi del Gruppo Parmacotto, che ha stipulato un vantaggioso accordo che prevede un investimento di ben 11 milioni di euro nel proprio capitale sociale da parte di Simest”. La Coldiretti mostra anche le foto del culatello prodotto con carne statunitense a marchio Salumeria Biellese e la bresaola uruguaiana a marchio Parmacotto, risultato di un particolare shopping effettuato dalla stessa Coldiretti alla Salumeria Rosi a New York, 283 Amsterdam Avenue, importante punto vendita di proprietà Parmacotto.
Contraffazione e pirateria
“Quello che è più grave –  conclude il presidente della Coldiretti – è che la finanziaria di Stato rimane reticente anche dopo le denuncia pubblica che abbiamo presentato alla Commissione parlamentare di inchiesta sui fenomeni della contraffazione e della pirateria in campo commerciale e al ministero delle Politiche Agricole, che ha addirittura istituito un tavolo di lavoro sulla vicenda dell’incredibile acquisto di quote da parte della Simest della società rumena Lactitalia”.
di Orlando Sacchelli – ilgiornale.it –  23 dicembre 2011, 17:52

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