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Intervista Fanfani

Il Comune dell’Aquila lamenta un debito di 90 milioni, sostiene che fino ad ora ne sono arrivati dal Governo solo 20 (secondo il Sindaco, 30 secondo Fanfani), che ha 400 milioni di spesa tra alberghi, autonoma sistemazione e spese sostenute dalla  Protezione Civile.

Eppure Chiodi dice che sono disponibili 2 miliardi di euro, di cui solo 371 milioni sono stati impiegati.

Un rimpallo continuo, more solito, solo chiacchiere

 

La rinascita dell’Aquila non è solo quella dell’Urbs quale tessuto fisico del centro storico, ma anche della Civitas intesa più ampiamente quale tessuto sociale. Entrambe esistono, e si immedesimano in un’unica identità, non perché qualcuno ha disegnato un cerchio su una carta ma perché varie rappresentazioni sociali legano, in una precisa relazione di senso e di valore, ciascun abitante al proprio tessuto urbano. E’ nella Civitas che si rendono riconoscibili i diritti dei cittadini, che si diversificano quelli dei consumatori (che non sono necessariamente equivalenti) fugando quei facili processi di svuotamento dei centri storici per fare posto ai centri commerciali a cielo aperto, che si tutelano gli interessi collettivi e non quelli personali…

Sicuramente come e dove ricostruire è il dilemma che L’Aquila non ha neanche iniziato ad elaborare e che, quindi, si presenta con tutta la sua urgenza e drammaticità ma, nelle more di una definizione, sarebbe strategico decidere di ricomporre per altra via il tessuto connettivo della Città, tessuto fatto non solo di rapporti interpersonali ma anche di entità ed identità produttive, che appartengono al territorio esattamente come le persone.

Le aziende aquilane, costituite quasi tutte da piccolissime, piccole e medie imprese, hanno subìto un duro colpo, esattamente come le famiglie che le portavano avanti, un colpo doppio, dunque. Consentire loro di rimettersi in piedi o di continuare ad operare sul territorio significa cominciare a ricostruire, fuori dalle beghe, con i fatti.

Se i soldi ci siano o no non è dato saperlo: il Comune lamenta un debito di 90 milioni, sostiene che fino ad ora ne sono arrivati dal Governo solo 20, che ha 400 milioni di spesa tra alberghi, autonoma sistemazione e spese sostenute dalla  Protezione Civile. Con la disponibilità in cassa ha potuto pagare fino ad  ora solo i lavori eseguiti.

Intervista a Marco Fanfani Assessore alle attività Produttive del Comune dell’Aquila.

Previsioni sulla ricostruzione dell’Aquila?

Solo adesso sono uscite le linee guida. Ora bisogna vedere quanti sono effettivamente i fondi stanziati, poi costituire i consorzi e gli aggregati e quindi vedere il bando europeo.

Ci sono o no i fondi per la ricostruzione?

No. Il Comune ha ricevuto solo 30 milioni di euro per fare il bilancio: non abbiamo più alcuna entrata per cui il bilancio era a zero. Abbiamo chiesto 44 milioni per pagare i lavori eseguiti e so che in Regione la disponibilità c’è: nel giro di due o tre mesi pagheremo tutte le aziende che hanno lavorato. Le domande fino ad ora sono 4mila, ne abbiamo inoltrate 500 e ogni 2 settimane ne inoltreremo altre 500 per volta. Chi non è stato pagato fino ad ora non è incorso in problemi di tipo burocratico: semplicemente non ci sono i soldi.

Un credito agevolato per le aziende è in previsione?

Si, ma solo per l’anticipo sugli indennizzi per i danni subìti dalle aziende. Stiamo trattando con le banche, ma fino ad ora l’unica apertura l’abbiamo avuta dalla BBC.

Come pensate di riaprire gli esercizi commerciali se la città è tutta pericolante?

In Corso Federico II e in via San Bernardino sicuramente qualche locale singolo, seppure in un palazzo inagibile, potrebbe essere occupato dalle attività commerciali. Alla riunione che abbiamo fatto con gli operatori commerciali erano presenti 120 interessati, di cui 30 avevano già una perizia.

Adesso quale è la situazione?

La stessa di prima. Le 800 attività del centro storico sono scomparse, 400 hanno riaperto nelle periferie, delle altre non abbiamo notizie.

Intendimenti a breve?

L’Ente Fiera: avere una Fiera sulla ricostruzione e sui restauri sarebbe un’opportunità per L’Aquila.

E poi vorrei risolvere la situazione drammatica delle istituzioni culturali: per L’Aquila erano un patrimonio, ma neppure se ne parla: hanno subìto danni irreparabili ma non hanno ricevuto alcun sostegno, e nessuno se ne prevede per il prossimo futuro.

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