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INTERVISTA A VITTORIO SILVESTRI

Pensa di apportare cambiamenti nel Comitato Provinciale della Piccola Industria di Confindustria Abruzzo, adesso che è stato eletto Presidente Provinciale?

 

Apro una piccola parentesi. La Piccola Industria costituisce il nucleo fondamentale e portante del nostro sistema economico-produttivo. L’importanza che le PMI e le micro imprese familiari rivestono, sia sul piano dell’occupazione che nella struttura stessa del settore manifatturiero, viene confermata da tutti i dati a disposizione.

Essi evidenziano che in tema di piccole imprese:

– il 90% circa del numero totale delle PMI opera nel settore manifatturiero;

– la percentuale della forza lavoro industriale oscilla, a seconda delle zone, tra il 20% ed il 45%;

– le PMI apportano un contributo al PIL tra il 10% ed il 20%;

– c’è una concentrazione forte nei settori tradizionali e nelle zone urbane;

– le tecnologie impiegate sono mediamente poco avanzate.

– in Abruzzo abbiamo una presenza pari al 95% dell’economia totale.

Venendo alla sua domanda, credo che il Comitato Piccola Industria di un’Unione territoriale debba fornire un contributo essenziale alla vita dell’Unione stessa e debba offrire e garantire visibilità alle istanze che le imprese meno strutturate pongono facendo sì che si instauri un rapporto dialettico e stringente con tutte le componenti del sistema. Non basta seguire le attività degli organi nazionali ma è necessario essere presenti sul piano degli interessi locali ed attivare un rapporto con il territorio, quale habitat delle attività e luogo di attrazione delle varie politiche.

E’ strategico evidenziare il ruolo di primo piano della Piccola Industria all’interno del sistema e si dovrà continuare nell’opera portata avanti dal Presidente Rainaldi, dal Direttore Cappelli con i suoi collaboratori, i quali hanno sempre sostenuto che, se non si riesce a cambiare, non potrà esserci alcuno sviluppo, per cui la nostra crescita sarà lenta se non del tutto inesistente. I Piccoli Imprenditori hanno bisogno di sentirsi motivati, rappresentati ed assistiti e la nostra Organizzazione deve rendersi conto che la crescita del sistema Italia passa attraverso lo sviluppo di quella che può sembrare la sua anomalia ma che è il fulcro del sistema economico. Confindustria non è, e non deve essere, soltanto il sindacato di rappresentanza degli interessi delle Grandi Imprese ma deve diventare ancora di più il sistema di rappresentanza di tutto il mondo dell’industria nazionale ricercando ed applicando ogni possibilità di sinergia tra Grande e Piccola Industria.

Per guadagnare forza ed autorevolezza fuori, dobbiamo essere forti dentro e, quindi, dobbiamo aumentare la conoscenza di tutti i soci, anche attraverso visite aziendali, dobbiamo aumentare la conoscenza dei problemi che sono comuni alle piccole imprese, dobbiamo cercare il raccordo con i programmi specifici dell’Unione.

Il metodo sarà quello di far emergere una scala di priorità e di interessi degli associati.

Bisogna sdoganare le micro e piccole imprese artigianali da un’immagine d’arretratezza, staticità e debolezza le cui conseguenze nel lungo periodo sono facilmente immaginabili.

I problemi di cui soffrono non sono legati tanto alla struttura ed al tipo di conduzione, quanto all’assenza di infrastrutture e servizi adeguati.

Quindi il nostro obiettivo è intervenire su:

– l’inadeguatezza del sistema d’erogazione di energia elettrica e dell’acqua;

l’assenza di una rete di comunicazione telefonica;

l’assenza di servizi di sostegno alle imprese;

la carenza della rete dei trasporti;

i tassi d’interesse troppo elevati e l’aumento dei canoni di affitto dei locali commerciali.

Ci vuole illustrare, in sintesi i punti chiave del suo programma?

Migliorare il funzionamento e la sopravvivenza delle micro imprese familiari puntando sui loro caratteri distintivi è, in buona sostanza, l’obiettivo dell’intero programma. Ma prima di addentrarci nel discorso voglio soffermarmi sull’analisi di questi caratteri distintivi, perché se non abbiamo ben chiaro quale sia la realtà sulla quale andiamo ad incidere non possiamo capire la portata dell’intervento.

In sintesi, le piccole e piccolissime imprese presentano le seguenti peculiarità:

– la manodopera è fornita quasi esclusivamente dal nucleo familiare allargato, o da salariati scelti molto spesso tra gli stranieri;

il capitale d’esercizio proviene da canali “informali”, con conseguenti costi più elevati del denaro, o da un sistema d’anticipazione del denaro basato sulle dilazioni dei pagamenti da parte dei fornitori o dei clienti;

la tecnologia in uso è spesso d’origine nazionale in conseguenza del fatto che l’Italia occupa un ruolo importante nella fornitura di macchinari per i settori “tradizionali” (legno, calzatura, plastica) nonostante una presenza crescente di macchine giapponesi, soprattutto nel settore tessile;

la gestione d’impresa ruota intorno alla figura dell’imprenditore/proprietario che quasi sempre ha una preparazione puramente empirica: è un lavoratore che impara a proprie spese;

la produzione si concentra nella stessa officina e/o laboratorio – nonostante le imprese facciano parte d’un articolato comparto produttivo, e non ha sbocco all’esterno: la mancata cooperazione con le altre imprese, a monte o a valle della stessa produzione, rappresenta un freno al processo di crescita;

i mercati sono principalmente locali e in molte zone si restringono a quelli prettamente rionali o cittadini; solo alcune imprese fanno parte di reti lunghe di produzione e distribuzione che superano i confini nazionali, ma non riescono a raccoglierne i (potenziali) vantaggi;

– il costo delle materie prime è instabile e fluttuante rendendo difficile la continuità dei rifornimenti;

– la concorrenza da parte dei prodotti stranieri è sempre più in aumento;

– la formazione, l’apprendistato e la sicurezza sociale sono ad un livello assolutamente inaccetabile.

Dunque, detto questo, quali siano i punti chiave del mio programma risulta evidente.

Tra le priorità ci sono gli interventi mirati sui sistemi d’istruzione per assecondare una cultura “innovatrice” ed imprenditoriale con l’obiettivo di favorire un rapporto più stretto tra formazione, insegnamento e mercato del lavoro.

Così come indispensabile diventa: migliorare l’accesso ai servizi finanziari, con strumenti in grado di diminuire il rischio ed i costi di transazione; sostenere lo sviluppo e la diffusione delle nuove tecnologie; rafforzare i partenariati tra operatori pubblici e privati ed il dialogo sociale tra le parti; ricercare una maggiore coerenza tra le politiche nazionali destinate alle PMI ed i programmi internazionali.

L’innovazione ha un ruolo essenziale per garantire una crescita solida alle PMI ma per facilitare l’assunzione e la formazione del personale qualificato e per migliorare la capacità di gestione delle innovazioni sono necessari strumenti specifici sui quali è giunto il momento di ragionare e provvedere velocemente.

Sarebbe inoltre importante aumentare le informazioni relative alle nuove tecnologie ed alle caratteristiche dei mercati nonché ridurre gli ostacoli finanziari all’innovazione per le PMI.

Lo sviluppo delle PMI potrebbe trarre giovamento anche dalla costruzione di partenariati tra attori privati, organizzazioni non governative ed operatori del settore pubblico. Importanti esperienze ed elaborazioni su questo tema sono riconducibili all’attività di istituzioni ed organismi come l’Ufficio Studi della Banca d’Italia, l’Istituto per la promozione industriale (IPI), l’agenzia di sviluppo con la partecipazione delle associazioni imprenditoriali che fa capo al Ministero delle Attività produttive.

Da ultimo, in un quadro generale è necessario intensificare e migliorare i rapporti già esistenti con le istituzioni locali, provinciali e regionali, con le parti sindacali, con la scuola – in particolare l’Università – le Camere di Commercio e tutte le altre associazioni di categoria industriali, artigianali e commerciali.

 

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