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INTERVISTA A GIULIO TREVISAN

Lei è stato eletto all’unanimità Presidente del Comitato Regionale della Piccola Industria di Confindustria Abruzzo. Ci vuole illustrare in sintesi i contenuti del suo programma?

Sono stato eletto alla presidenza del Comitato Piccola Impresa dopo un’articolata fase di confronto tra le varie Associazioni territoriali, poiché questo Comitato è sostanzialmente nuovo.

Nell’arco di tempo che copre il mio mandato credo opportuno sviluppare tre temi fondamentali: il primo riguarda il rapporto interno con gli associati, e, quindi, lo sviluppo associativo, perché nonostante le associazioni industriali del nostro territorio siano per il 90% composte soprattutto da piccole imprese, la Confindustria viene spesso identificata come un’associazione di grandi imprese.

Al primo posto, dunque, il rapporto con gli associati: all’uopo penso di instaurare una collaborazione costante con i Presidenti delle quattro associazioni provinciali per dar vita ad eventi, convegni ed incontri che possano portare ad un maggior coinvolgimento degli associati di piccole e piccolissime imprese, componente importante del tessuto industriale della nostra realtà associativa. Tali incontri saranno mirati alla discussione ed all’approfondimento degli argomenti più utili e sentiti della nostra realtà locale. Inoltre, si aggiunga che è’ tempo ormai di mettere anche in chiaro il nostro ruolo, soprattutto rispetto alle altre associazioni di categoria che si fanno paladine della realtà delle piccole e piccolissime imprese, pur non avendo una larga rappresentanza delle stesse.

Il secondo aspetto che va “sviluppato” è quello del rapporto con le istituzioni regionali: siamo alla vigilia della pubblicazione del Docup, una legge sicuramente positiva negli intenti e che speriamo anche efficace nell’attuazione. Una legge che deve essere considerata come punto di partenza ma che, proprio per questo, deve – anche in forza delle tante aziende che rappresentiamo – sollecitare le istituzioni regionali a una maggiore attenzione nei confronti delle piccole imprese, e ad una più equa caratterizzazione delle leggi che vengono pubblicate al fine di aumentare la competitività delle piccole imprese.

Mi ripropongo anche di affidare uno studio ad una delle nostre Università sulla conoscenza della struttura, sia sotto il profilo industriale che finanziario, delle nostre piccole imprese regionali, con lo scopo di sottoporre alle istituzioni i risultati dell’indagine: non credo che gli uomini politici e gran parte di noi abbiano presente la realtà della piccola e piccolissima impresa in Abruzzo. Volutamente non uso il termine media, perché nel nostro territorio la media impresa che ha 50 dipendenti è considerata grande impresa.

 

Come si è evoluto il rapporto tra la piccola azienda e accesso al credito?

Se in Abruzzo si è sviluppata questa realtà di piccole imprese, ciò è dovuto anche all’azione positiva del sistema creditizio, all’interazione tra il capitale ed i management di origine abruzzese. Oggi ci troviamo in un momento piuttosto difficile perché le banche locali, ad eccezione di alcuni casi sporadici, sono diventate di proprietà delle grandi banche nazionali, con un conseguente spostamento del centro decisionale nelle mani di persone che non conoscono l’Abruzzo.

Questo per la piccola impresa è un dramma perché l’imprenditore non ha più la possibilità di rapportarsi con chi conosce la realtà del territorio e, purtroppo, ciò comporta sia il trasferimento dei nostri risparmi dall’Abruzzo verso altre regioni più sviluppate della nostra sotto il profilo imprenditoriale, sia una grossa difficoltà delle piccole imprese ad accedere al credito. Noi ancora non ce ne accorgiamo perché questo fenomeno è in evoluzione, ma tra cinque anni se non ci sarà una struttura decisionale residente in Abruzzo, la piccola impresa soffrirà molto perché è piccola e sottocapitalizzata rispetto al sistema nazionale.

Se dovessimo andare a ragionare in termini rigidi di merito creditizio, probabilmente molte delle nostre imprese sarebbero costrette a chiudere perché verrebbero meno i finanziamenti bancari. Siamo in una situazione di evoluzione che certamente sta migliorando per le imprese, ma questo fenomeno di miglioramento non deve essere compromesso da un sistema bancario che è totalmente estraneo alla nostra realtà, ciò può sembrare strano in un’epoca di globalizzazione, ma noi dobbiamo difendere quelli che sono gli interessi del nostro territorio.

E poi, globalizzare non significa perdere i connotati, anzi, significa immettere in un circuito proprio quelle realtà talmente particolari e piccole che, fuori dal sistema globalizzato, sarebbero fuori al mondo.

Insomma, vogliamo entrare nel mondo con la nostra storia, le nostre caratteristiche, le nostre differenze perché è proprio così che oggi si entra nei mercati.

 

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