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Intervista a Giovanni Pace

1) Può fare un bilancio ed una valutazione di questi 5 anni di Presidenza?

Dò un giudizio negativo sull’attività svolta dalla Giunta Regionale d’Abruzzo in questo quinquennio perché:

a) Sono 173.000 gli abruzzesi iscritti come disoccupati nelle liste di collocamento. E’ una cifra impressionante in una Regione con 1.260.000 abitanti. Almeno questo dato denuncia il fallimento della politica del lavoro.

b) Vi sono state iniziative legislative che, apprezzabili sotto il profilo dello scopo, si sono rivelate leggi manifesto , cioè di pura propaganda. A livello di esempio, la legge regionale del 1997 che assegnava un contributo di £ 1.500.000 alle nuove madri disoccupate, non è stata attuata e a nessuna delle migliaia di domande presentate è stata data una sola risposta. Né può valere a migliorare la situazione il comunicato dell’assessorato competente di qualche giorno fa che faceva conoscere che il 28 febbraio erano iniziate le istruttorie delle domande del solo 1997 (dopo tre anni le sole istruttorie parziali). Così per molti altri settori.

c) Non sono stati utilizzati i fondi comunitari se non nelle percentuali del 50% mediamente considerate con le altre quattro regioni dell’Italia centrale, come comunicato dai presidenti delle cinque Regioni dell’Italia centrale.

d) Non è stato studiato, né realizzato, un serio piano di investimenti e per costruire infrastrutture utili a riequilibrare le zone dell’Abruzzo, scompensate;

e) non è stata approntata la riorganizzazione della burocrazia regionale, anzi vi è stato un peggioramento.

f) E’ da respingere la pratica adottata qualche giorno fa, di deliberare – negli ultimi giorni di vigenza della giunta, cioè in piena campagna elettorale – provvedimenti contributivi complessivamente miliardari, in favore di Associazioni molte delle quali avrebbero forse meritato riflessione. Tra l’altro anche in questa occasione, non sono stati spiegati i criteri adottati nell’assegnazione.

 

2)E per i prossimi 5 anni di mandato qual è il suo programma? Quali sono gli obiettivi che si prefigge e come pensa di raggiungerli in termini pratici?

Gli obiettivi sono quelli di affrontare prioritariamente e avviare a soluzione, i tre problemi a mio giudizio più pesanti in Abruzzo: lavoro, sanità e occupazione.

Il Lavoro – e cioè il problema della disoccupazione – va affrontato adottando un serio piano di formazione professionale che coinvolga il sistema della produzione, la scuola – università compresa – oltre che le istituzioni, in primis la Regione. La formazione professionale deve essere informata delle esigenze delle aziende, le quali però devono essere stimolate a questo sforzo partecipativo, ovviamente aiutandole, e va attuata all’interno delle imprese. Il territorio: quando si parla del territorio non si pensa solo alla sua protezione, in una Regione dissestata dal punto di vista idrogeologico, e anche ad alto rischio sismico; ma significa necessità di investimenti per riequilibrare gli scompensi territoriali esistenti tra la fascia ricca litoranea e le zone interne.

Allora infrastrutture serie, secondo un piano finalizzato a rendere fruibili zone oggi difficilmente raggiungibili e sconosciute, che possono essere recuperate alla loro vocazione turistica e anche di quel turismo particolare di tipo culturale, viste le presenze numerose ed interessanti, delle testimonianze millenarie della nostra cultura. Ma si recuperano anche quelle attività – esistenti fino a pochi anni fa in quelle zone – di tipo artigianale, di grande interesse: del legno del ferro battuto, della pietra scolpita, delle tessiture, delle ceramiche, attività che si sono spente perché non era più sostenibile da parte di quelle piccole aziende lo “scompenso” cioè l’assenza di infrastrutture, che si deve eliminare. Ecco che, a questo punto si utilizzerà la classe di giovani lavoratori adeguatamente formati professionalmente, anche come guide turistiche, guide culturali, artigiani nelle varie specialità oltre che per svolgere le attività richieste delle nuove e moderne esigenze dell’industria.

Per la Sanità bisognerà razionalizzare la spesa, velocizzare gli interventi, battere le pastoie burocratiche; bisogna attivare la terza fase dell’art. 20 della Legge 67/98; la terza trance di finanziamenti di 429 miliardi su cui sembra non sia stata fatta nessuna riflessione di utilizzo, deve essere recuperata la programmazione. Il personale sanitario è una risorsa e come tale va trattato; bisogna impegnarsi a valorizzare i patrimoni esistenti: la nostra consulta sanitaria ha pubblicato in questi giorni un progetto puntuale che va lungo questi termini.

 

3) Secondo Lei quali sono i punti di forza dell’alleanza di centro sinistra e quali quelli dell’alleanza di centro destra ?

Il punto di forza dell’alleanza di centrosinistra forse è un punto di debolezza perché è di puro tipo elettorale e su di esso convergono interessi partitocratici; l’alleanza di sinistra vuole vincere contro qualcosa e non per qualcosa cioè vuole battere il centrodestra ma non individua un progetto condiviso su cui impegnarsi. L’opinione pubblica nel passato si è lasciata suggestionare da questa posizione “contro”. L’alleanza di centrodestra ha invece nell’armonia tra i valori di fondo – al di la delle diversità tra le vari forze partecipi di storia e di cultura, che comunque sono ricchezza – la sua forza: tra la destra politica e i cattolici in politica ad esempio c’è in comune, ad esempio, la rerum novarum.

 

4) L’Abruzzo e l’Europa: c’è un reale futuro di crescita con i fondi previsti con l’Obiettivo 2? Non sono insufficienti i fondi assegnati alla nostra Regione considerato che l’apparato produttivo della nostra economia non è ancora autopropulsivo?

I fondi previsti dall’Obiettivo Due sono insufficienti perché vanno a coprire solo il 50% del territorio della nostra Regione salve integrazioni che dovessero arrivare. L’apparato produttivo della nostra economia non è ancora autopropulsivo. Pur tuttavia l nuova regione Abruzzo deve trovare accordi con le varie istituzioni e darsi un programma , anche nelle linee sopra illustrate per recuperare le ragioni di una crescita, per sviluppare la produzione e per meglio utilizzare le risorse umane, le quali sono notoriamente dotate di intelligenza, senso del dovere ed adattabilità alle varie situazioni.

 

5) La Regione continuerà ad essere un ente di gestione oppure sarà destinato alla programmazione e controllo? Mi riferisco al fatto che molte leggi di delega sono state approvate alla fine della legislatura ma che hanno poi incontrato difficoltà notevoli per essere operative.

La Regione deve attrezzarsi a programmare il suo futuro e quindi la sua gestione e deve organizzare un’attività di controllo che parta ovviamente dall’interno delle istituzioni. La riforma e l’organizzazione della burocrazia devono essere armoniose con tale programma che è quello descritto prima per le forze di centrodestra. La Regione non può essere un ente di pura gestione di risorse da altre trasferite e il nuovo statuto regionale affronterà adeguatamente questa prospettiva. Alle leggi di delega sulle quali peraltro è necessaria la riflessione riferita ai nuovi adempimenti, devono corrispondere anche possibilità di acquisire risorse per adempiervi; saranno quindi esaminate, studiate, digerite e la nuova Regione Abruzzo se ne farà puntuale carico in un sereno rapporto e in un utile confronto con tutte le altre istituzioni, anche al fine di evitare aggravi ulteriori di fiscalità complessiva, e questo impegno deve essere una sfida perché la ripresa della produzione passa lungo il percorso di un allargamento della fiscalità complessiva, che oggi come si sa è attestata a livelli molto sostenuti.

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