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Innovazione, qualità, incentivi alle aggregazioni d’impresa e sostegno all’internazionalizzazione Questo chiediamo al nuovo Governatore dell’Abruzzo

Percorsi nuovi, in linea con il resto del Paese, si registrano anche nella nostra provincia. Strano perché L’Aquila in genere avverte in ritardo gli stimoli che altrove sembrano arrivare prima.

Non è il solito ottimismo, fuorviante e mistificatore, o demagogia, facile in ogni tempo.

Credo di interpretare dei dati, che mi vengono sotto gli occhi grazie ad esperienze avviate in provincia da qualche azienda. Esperienze che sembrano allinearci al trend nazionale per il quale, a seguito del lungo periodo buio della crisi, si è prodotto un cambiamento sostanziale sul sistema produttivo: la nascita del ceto medio dell’impresa. Ceto costituito da un manipolo di piccole e medie imprese che ha reagito al rallentamento economico elaborando strategie fortemente competitive, nelle quali troviamo la capacità di sostenere la sfida dei mercati internazionali, il frequente collegamento in reti d’impresa (in gruppi o con accordi di collaborazione), notevole propensione all’innovazione di processo e di prodotto. In una parola, la chiave di volta per (ri)avviare il sistema industria, mentre ai piani alti ancora si discute su come e dove puntare per la competitività.

Il ceto medio, a differenza delle imprese unicellulari (massimo 10 addetti, forma societaria individuale o di persona, quasi tutte nei settori del made in Italy – alimentare, tessile e abbigliamento, pelli, cuoio e calzature, legno e mobili), ha puntato sulla “nostra ricetta” per la competitività dimostrando che la qualità, l’innovazione, l’aggregazione e l’internazionalizzazione con altre imprese non sono filosofia, ma abbecedario.

Un abbecedario che nessun policy makers ha ancora letto, ma che il nostro ceto medio si aspetta di vedere tradotto in politiche di sostegno adeguate, in provvedimenti mirati che il futuro Presidente del Governo abruzzese dovrà elaborare con noi, se vorrà essere anche il nostro Presidente.

Policy mirate per ciascun settore, ragionate non a compartimenti stagni ma per aree di produzione, all’interno delle quali le Piccole possano crescere fino a  diventare medie o restare piccole ma, comunque, in un circolo virtuoso del quale non possono che alimentarsi, rimorchiate da un effetto traino che il ceto medio è già pronto a generare. Circolo virtuoso che si chiama filiera di produzione, nella quale le piccole imprese hanno un ruolo quasi naturale nella creazione del valore.

Dunque, le imprese hanno dimostrato di conoscere le regole della competizione nazionale ed internazionale, quelle più strutturate – e quindi più disinvolte sui mercati esteri – sono addirittura performanti rispetto alle sorelle minori.

Ma non possono agire sul contesto, cioè creare da sole anche i presupposti per la crescita della competitività. Questo spetta alle Istituzioni per legittima competenza.

Immagino una organizzazione che integri le esigenze innovative con l’offerta di conoscenze tecnologiche provenienti dai centri di eccellenza e dal sistema della ricerca; che consenta una economia di scala per la gestione dei servizi, sia quelli di struttura che quelli a valore aggiunto, e favorisca la collaborazione e la cooperazione tra le fonti di produzione della ricerca e le imprese e tra le imprese stesse.
E solo un sistema locale di sviluppo tecnologico e ricerca scientifica consente alle aziende presenti sul territorio di inserirsi nei network di ricerca nazionali ed europei, gode di un laboratorio per le nuove tecnologie e sostiene processi di cooperazione tra imprese, centri di ricerca e università.

Presidente, noi quel sistema lo vogliamo.

 

Antonio Cappelli

Direttore dell’Unione Provinciale

degli Industriali dell’Aquila

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