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INDUSTRIA E UNIVERSITA’: COME FAR INCONTRARE LE AZIENDE E I CENTRI DI RICERCA

di  MARIA GABRIELLA BUSILACCHI

 

Nella sala convegni dell’Unione Industriali dell’Aquila, si è svolta  una conferenza del prof. ing. Fausto Linguiti. Oggetto dell’incontro con gli imprenditori aquilani, la presentazione del lavoro della S.P.R.A., la Società per la Ricerca Applicata nata oltre dieci anni fa e della quale il professor Linguiti è socio di maggioranza. Noto esperto in finanziamenti industriali, soprattutto in quelli relativi alla Ricerca Applicata ed Innovazione Tecnologica; consulente per gli investimenti industriali di varie Banche; membro del primo Nucleo di Valutazione del Ministero del Bilancio e della Programmazione economica; autore di svariati libri e articoli tecnici su argomenti economici, nonché professore associato alla Facoltà d’Ingegneria dell’Università di Ancona, Fausto Linguiti, nella sua conferenza aquilana, ha essenzialmente parlato dell’importanza che avrebbe per il nostro Paese un investimento più capillare di soldi ed energie per la promozione di programmi di ricerca applicata. «In questa direzione – ci dice il prof. Linguiti – si sta muovendo, in Italia, anche il nostro Governo al cui lavoro questo vanno aggiunte delle leggi Comunitarie che agevolano per l’appunto la Ricerca Scientifica e Tecnologica. La S.P.R.A. fa, in questo senso, proprio da anello di congiunzione tra centri di ricerca, pubblici e privati, e industrie: forse come primi in Italia, noi cerchiamo di far lavorare l’Università e di farla collaborare in modo sempre più efficace con le industrie. E questo – continua Linguiti -, nonostante io abbia una certa sfiducia per qualche istituto universitario, e per quanto riguarda il settore della ricerca applicata. Proprio per differenziarci dai tanti che hanno promesso risultati dando solo parole, noi come S.P.R.A., lavoriamo non chiedendo nulla anticipatamente, ma facendoci pagare dopo l’ottenimento delle delibere e dei contributi. Naturalmente, se noi riteniamo che un progetto non è valido, lo facciamo cadere perché visti anche i costi che comporta una ricerca, il lavoro va fatto solo su programmi seri e validi. Circa il lavoro che svolgo, è esattamente questo: fare conferenze per far conoscere la S.P.R.A., conoscere le aziende e metterle in contatto con i centri di ricerca, un lavoro che mi piace, mi diverte e mi appassiona moltissimo. Questo perché ritengo importante che il nostro programma, la nostra proiezione venga conosciuta sempre di più, e di successi ne abbiamo già registrati diversi. Purtroppo, però, la mentalità industriale corrente vede di buon occhio l’investimento per costruire una macchina che fa cento pezzi di più all’ora e consente di battere la concorrenza; che dopo due mesi ne possa uscire un’altra che di pezzi in più ne fa duecento, nessuno lo prende in considerazione al momento dell’investimento. E invece questo modo di procedere è molto dannoso, e pochi capiscono che è di gran lunga più importante ed efficace fare una convenzione di pochi milioni con un’Università affidandole questa o quella ricerca: nella maggior parte dei casi si preferisce spendere miliardi per una macchina che rischia di diventare obsoleta dopo pochissimo tempo. La nostra industria è letteralmente uccisa dal costo del lavoro che, peraltro, continua ad aumentare; basti pensare a tutte le leggi sulla sicurezza che sono uscite recentemente (la 626 in particolare), e si verifica che il costo del lavoro è aumentato di 2/3%. Per le aziende italiane questo è un incremento dei costi notevole, soprattutto se si pensa che già siamo, per i costi, ai livelli massimi . Io sono un europeista convinto, ma mi chiedo come si possa entrare in Europa con le tasse che soffocano le aziende italiane: non dimentichiamo, a tale proposito, che la pressione fiscale che grava sull’industria italiana è tra le più pesanti d’Europa. Altro problema per le nostre aziende e per i nostri tecnici, la normativa che varia in continuazione, e bisognerebbe prendere provvedimenti anche in questo senso: una proposta potrebbe essere che in dicembre uscissero, su una gazzetta speciale, tutte le leggi e le norme varate, per poi attuarle non prima del giugno successivo. Questo darebbe a tutti modo di adeguarsi, cosa che non è possibile se di leggi nuove ne esce ogni giorno qualcuna. E gli industriali si dovrebbero attivare in questo senso, nel loro interesse, perché quello della normativa è un problema serissimo. Per tornare alla ricerca vera e propria – prosegue sempre il prof. Linguiti -, esistono dei veri e propri requisiti che un’azienda deve avere per ottenere i fondi per la ricerca (inquadramento nel ramo industria; azienda “sana” dal punto di vista economico-finanziario; patrimonio netto non inferiore a 200 ML; fatturato non inferiore ai 2.5-3 miliardi; organico che comprenda almeno 5-6 tecnici), ma ciò che risulta fondamentale è far capire l’importanza che questo tipo di lavoro per evitare che le nostre aziende vengano sempre sorpassate tecnologicamente da quelle estere: le nostre industrie devono salire innanzitutto “culturalmente”, e solo a certe condizioni questo è possibile. Questi finanziamenti sono finanziamenti sui cervelli, fino a quando si continua a produrre le stesse cose senza pensare minimamente alla ricerca, e fino a quando non smetteremo di pensare al finanziamento come a qualcosa che interessi cose materiali (macchinari, ad esempio), non staremo mai al passo con gli altri. Lavorando in un altro modo e investendo nella ricerca, solo la S.P.R.A. riesce a portare a termine dai dieci ai quindici progetti all’anno. Molti dei nostri clienti sono rimasti soddisfatti al punto di affidarci altri programmi. E per me questo è motivo di enorme soddisfazione, perché la mia società aiuta le industrie italiane a crescere tecnologicamente».

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