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Pescara. Imprese in rosa, che storia: ecco le finaliste

Sono numerose le storie d’impresa femminile pervenute in CCIAA di Pescara per la V edizione del concorso “Impresa in Rosa che Storia!”. L’iniziativa, ideata ed organizzata dal CIF (Comitato per l’imprenditoria femminile dell’Ente camerale pescarese), si propone anche quest’anno di assegnare un riconoscimento alla storia d’impresa più originale, come valorizzazione dell’ingegno e del saper fare femminile evidenziando le esperienze di successo che abbiano saputo esprimere estro, innovazione e ricerca, ottenendo prodotti di qualità e risultati economici. E mentre è in corso lo studio delle 7 storie selezionate per decretare quella vincitrice (la cerimonia di premiazione avverrà il 3 dicembre prossimo) , giunge il messaggio della presidente del Cif, Sonia Di Naccio. Tutte molto meritevoli – ha dichiarato – in particolare, le imprenditrici finaliste attraverso le loro storie mettono tutte in evidenza che se si punta su una passione personale e su competenze forti, l’attività che si va ad intraprendere sarà di sicuro successo. E dimostrano anche di essere capaci di costruire un efficiente lavoro di rete che ne accresce i risultati”.

Di seguito, le storie d’impresa finaliste, tra cui ci sarà la vincitrice di quest’anno.

Rosa Maria Marinucci: “YO Valgo”

Storie 2016

È il 2010 quando, dopo una drastica riduzione del personale nell’azienda c/o la quale lavoro, decido di investire quei pochi “soldi” che mi restano e…..decido di investirli su di me, sulle mie capacità lavorative, sulla mia esperienza e sull’amore che ho nello svolgere un lavoro che mi porti a contatto con il pubblico.

Praticando una costante attività motoria, unita ad una sana alimentazione ( x seri problemi di salute ) decido di mettere a frutto quello che fin’ora ha funzionato per me .

Apro una yogurteria !

..ma non la solita yogurteria …..e no! Dal produttore al consumatore .

Parto dalle materie prime: il latte ed i fermenti lattici vivi……. e già, lo produco io .

Che gioia quando i clienti ti dicono che uno yogurt così non l’hanno mai mangiato!!!

Da quel 2010 ad oggi, ho ampliato la gamma dei prodotti producendo anche yogurt di soia, waffel, chiffon cake, crepes con yogurt gelato e tanto altro e……crisi a parte ( dalla quale non esco indenne neanche io purtroppo ) sono ancora operativa al 100% e orgogliosa di me x aver resistito fino ad oggi
L’importante è crederci 

Luciana Ferrone: “La mia strada”

Storie 2016

Era il lontano 1983 quando una giovane donna poco piu che ventiquatrenne usciva di casa in macchina con a bordo le sue  piccole bambine per cercare aiuto e sostegno nella sua famiglia d’origine: due bimbe, una casa da pagare, un solo stipendio era troppo poco per andare avanti e non c’era abbastanza per il latte e figuriamoci per i giocattoli…

All’incrocio della sua casa la donna dà la precedenza a una macchina nel cui abitacolo vi era una bella e giovane donna elegantemente vestita, con un marito  al suo fianco, sorridevano gioiosi, un figlio dietro che giocava felice con loro posizionandosi tra i due sedili.. l’immagine era così bella , vera , serena, solo nel mio cuore vi era tanta tristezza per non poter avere niente e non poter dare alle mie figlie nemmeno il necessario .. fù un colpo al cuore, i miei studi nel cassetto insieme alle mie aspirazioni di donna…

Capii che non potevo essere solo madre ma dovevo essere anche donna e dare ancora di più…

Fu così che cominciai a lavorare, un lavoro qualunque, un’azienda di spedizioni e trasporti, rispolvero i miei studi linguistici, un lavoro di 12 ore giornaliere e il mio restante tempo era “essere Madre”, tanta stanchezza ma riuscire ancora a giocare con le mie figlie al rientro a casa…

Imparai ben presto quella tipologia di lavoro, lo imparai in tutte le sue sfaccettature, lo feci mio, ne studiai tutti i dettagli, le innovazioni, gli ammodernamenti al passo con i tempi e poi il salto… un’azienda nuova, mia insieme a due soci..

E lì il decollo, la mia forza la mia azienda, il mio valore che nemmeno mi riconoscevo, i frutti delle fatiche arrivano presto, dopo dieci anni diventiamo un’azienda leader ma.. devo fare i conti con un socio, maschilista , arrogante, prepotente. capisco che devo andar via e ricominciare di nuovo tutto daccapo, i miei frutti al vento, è dura ma non ho alternative, amavo quel lavoro che io avevo costruito come una mia creatura ma non potevo perdere la mia pace, la mia serenità, il rispetto per me stessa e allora lasciai  tutto lì e ricominciai di nuovo in un azienda tutta mia, solo mia.

Ricominciare è dura, grandi colossi industriali guardano ai numeri e non alle storie, costruisco di nuovo con fatica e con il grande sostegno morale della mia famiglia una nuova realtà con  professionalità, con devozione, attenzione ai sistemi e di nuovo si volaaa ma… un gruppo di aziende concorrenti nel territorio e capitanate dalla mia vecchia azienda che ero stata costretta a lasciare  tenta di fermarmi e ancora una volta il mio essere donna mi penalizza, organizzano uno sciopero vero e proprio contro di me, contro la mia azienda che non deve arrivare dove loro sono arrivati dopo tanti anni.. e riescono a bloccare e picchettare con uno sciopero uno  stabilimento industriale chiedendo che non venga inserito un nuovo fornitore, ossia la mia azienda, stampa e media si interessano del problema , quella lunga notte…

Informata dalla Questura di Frosinone sullo sciopero in atto presso quell’industria e motivata dalla presenza della mia azienda, capisco che la vita per me sarebbe stata sempre troppo dura e che un industria avrebbe ben ceduto a un simile ricatto non potendosi permettere di tenere bloccato uno stabilimento, vago per tutta la notte con la mia macchina pensando e disperandomi, a intervalli le telefonate di pochi amici veri e colleghi , capisco che è la fine ma non voglio essere “cacciata”, decido che me ne vado da sola e allora mando una comunicazione fax a tutti i massimi esponenti di quell’industria dicendo che se il mio ingresso (peraltro corposo) in quell’azienda doveva significare così tanti problemi per quell’industria, avrei tolto  io il disturbo, ” non affaticatevi a cercare una soluzione, l’ho trovata io per voi, rinuncio al lavoro e agli ordinativi  che mi avete commissionato”.

Fu il principio,  fu l’inizio vero e proprio, quel fax inviato alle 4 del mattino dal mio ufficio fu letto da tutti i vertici e non solo non fui espulsa ma mi fu dato molto più ampio respiro e credito lavorativo.
La mia azienda allora veramente prese il volo ed io ero il timoniere della mia barca a vela che mi ha fatto navigare per tanti mari, fiera del mio lavoro delle mie competenze e della mia forza.
Oggi si è aggiunto un coopilota alla guida , una delle mie figlie che ha lasciato una farmacia per aiutarmi e portare avanti nel futuro e dritta nella sua meta questa nostra realtà apprezzata e  qualificata in Italia e in Europa .
Credere fino in fondo in se stessi, imparare bene un lavoro e costantemente adeguarsi ai  tempi che cambiano più velocemente di noi è la chiave per ogni successo.

Luciana Ferrone

Francesca Silveri: “Silver Sisters”

Storie 2016

40 anni fa, in un paesino nella provincia di Pescara, nasceva l’idea della giovane, tenace e spavalda Claudia Pace, di mettere su una piccola azienda pubblicitaria frutto del suo amore per l’arte e per il disegno.

Inizialmente munita solo di impegno e perseveranza realizza cartelli pubblicitari interamente fatti a mano, tentando di guadagnarsi la clientela anche cercando porta a porta in sella ad una bicicletta.
L’azienda viene chiamata
 Silveri Pubblicità, nome ispirato dal legame indissolubile nel lavoro, come nella vita, con il marito Silveri Antonio.

Col tempo il suo impegno viene ripagato: acquista un stabilimento produttivo e un piccolo ufficio a Villa Raspa oltre ad attrezzature e macchinari da taglio, in più incrementa l’organico assumendo personale che terrà con se negli anni a venire, nonostante i cambiamenti e lo sviluppo di tecnologie di produzione sempre più avanzate.

Con la crescita sia lavorativa che familiare le prime due figlie, Cecilia e Francesca, forti ragazze intrepide e volenterose come la loro mamma, entrano a far parte dell’azienda. Inizialmente come semplici impiegate, successivamente con ruoli sempre più importanti e diversificati, fino a quando nel 2014 nasce la Silveri Visual snc, la ditta ereditata dalla madre e gestita dalle sorelle Silveri.

Una nuova concezione di azienda, amministrata solo ed esclusivamente al femminile, portata aventi da: Cecilia – all’ufficio tecnico e creativo, Francesca – account manager e la ragioniera Dina – madre di famiglia che ha alle spalle 30 anni di lavoro alla Silveri Pubblicità; infine l’ultima arrivata la terza figlia, Paola, tirocinante alle prime armi con tanta forza di volontà e spirito d’ iniziativa.

Queste 4 donne insieme contribuiscono a smentire l’idea che la capacità dirigenziale, organizzativa, tecnica e artigianale sia di pertinenza prettamente maschile.

Si presenta obbiettivamente come una ditta portata avanti con la precisione, spontaneità e rigore che solo occhi di una donna, moglie e mamma sanno fare… questo può essere dimostrato anche dal fatto che oltre a mantenere il lavoro di cartelloniste, l’azienda prova ad espandere il proprio mercato con  lo studio di nuove idee e iniziative, come Print For Kids, la linea di complementi d’arredo dedicata ai più piccoli, ed altri  progetti tra cui Silver Sisters® una nuova linea di borse realizzate esclusivamente con materiali e lavorazioni provenienti dal proprio background.

La “Silveri” oggi è una azienda forte, nata grazie all’estrosità e alla motivazione di giovani donne, che racchiude in se 3 diverse generazioni di imprenditoria al femminile “con un piede nel passato e lo sguardo dritto, aperto nel futuro”.

Emanuela Danti e Monica Marcotullio: “Due Insieme”

Storie 2016

Storia di un incontro professionale che ha dato vita ad un’associazione di fatto per migliorare la professionalità ed il servizio offerto.

Come è possibile che due donne che non si conoscono e che non hanno un vissuto comune possano incontrarsi e decidere di lavorare insieme?

La storia ed i personaggi: L’acquisto di una casa, l’agente immobiliare Emanuela Danti e l’acquirente Monica Marcotullio.

Monica Marcotullio è una donna che ha saputo trarre dalle proprie origini lavorative familiari un lavoro che l’ha portata ad essere leader nel campo della ristrutturazione e dell’arredo chiavi in mano.

Emanuela Danti, una agente immobiliare che ha fatto del suo lavoro un concetto di vita finalizzato sia alla propria soddisfazione sia a quella del cliente.

Monica è alla ricerca di una casa da destinare alla propria abitazione e nella ricerca incontra Emanuela che oltre ad offrirle un prodotto che la soddisfa pianamente, riesce a intuire in Emanuela una ricchezza tale che le fa comprendere che la loro collaborazione non può e non deve limitarsi alla conclusione di un contratto immobiliare.

D’altra parte Emanuela, soddisfatta dall’aver concluso un contratto, anche lei intuisce, dopo i tanti discorsi fatti, che la sua cliente ha tanto da dare e che insieme potrebbero raggiungere gli obiettivi che si sono poste singolarmente e che insieme potrebbero trovare una effettiva e fattiva collaborazione lavorativa.

Il concetto che entrambe hanno del lavoro è che questo non può essere fine a se stesso ma che oltre il giusto compenso c’è molto di più.

Unire le loro conoscenze, i loro ideali, le loro aspettative e perché no anche le loro paure le ha fatte crescere fino ad avere oggi una struttura organizzativa  che, pur  lasciando libera la loro individualità,  le vede in tandem organizzarsi e lavorare per il raggiungimento del comune obiettivo.

Ma qual è dunque questo comune obiettivo?

Ripartiamo dal vissuto che le due imprenditrici hanno avuto prima di conoscersi e decidere di lavorare insieme.

Monica Marcotullio è una donna che ha una preparazione scolastica universitaria avendo conseguito la laurea in giurisprudenza, ma la carriera di avvocato non la attira e guarda l’ambiente dove è nata e dove ha sempre vissuto che è il lavoro del padre che, da una piccola falegnameria, è riuscito a creare un’azienda di arredi conosciuta ed apprezzata sul mercato.

Inizia il lavoro in azienda con funzioni amministrative, ma comprende che il lavoro che viene svolto, per quanto importante ed apprezzato, non è sufficiente per il futuro dell’impresa e si chiede cosa dunque si potrebbe fare per migliorare e rendere moderna tale attività.

Monica se lo chiede e comincia già dagli anni ’90 a progettare arredi e a mostrarli in una primitiva realtà virtuale dove il cliente può riuscire a comprendere come potrà essere la propria casa.

Dal 2002 inizia la collaborazione con i costruttori ai quali fornisce arredi e   progettazione d’interni per mezzo di software, sempre più aggiornati, che permettono di visualizzare gli ambienti arredati con le varie soluzioni da mostrare  ai clienti.

Emanuela Danti, analista contabile, non si accontenta di una professione che la vede seduta dietro ad una scrivania a giocare con numeri e  bilanci e durante la collaborazione, nell’organizzazione della gestione di  un’agenzia immobiliare, offertale da una conoscente, s’innamora del mestiere che vede svolgere e decide di diventare anche lei una agente immobiliare.

Certamente il 2009, anno d’inizio della sua attività, non è stato un anno favorevole per l’economia, che proprio da quell’anno comincia una discesa che ancora oggi non vede risoluzione, ma il mestiere le piace e in esso mette tutta la volontà di riuscire ed andare avanti.

Succede così che nel 2014 incontra Monica proprio per una vendita immobiliare. Tra le due nasce subito un’intesa di valori e di idee che le fa decidere di mettere insieme le loro culture e le loro intelligenze per creare qualcosa di diverso, di innovativo e di sicuro successo.

Nella sede della Marcotullio Arredi, le due danno vita ad un lavoro innovativo: creano un vero e proprio laboratorio dove nascono idee che generano progetti che vedono la casa al centro di un sistema. Il luogo si presenta come un atelier pieno di materiali , colori ,tessuti, essenze, arredi  per ogni ambiente in cui il cliente , con l’ausilio di progetti tridimensionali e navigazioni virtuali all’interno dei propri spazi abitativi, diventa cocreatore della sua futura casa riuscendo a conciliare  il suo budget con i suoi desiderata.

A questo punto l’acquisto della casa diventa per il cliente, un’esperienza priva di incognite e di massima soddisfazione. Questa fucina vede operare non solo le due imprenditrici  ma anche tanti altri professionisti e artigiani  tutti mossi da un comune  obiettivo: dare al cliente un prodotto finito senza che questi abbia dovuto preoccuparsi di tutte le problematiche legate alla sua realizzazione.

La nostra forza sta nell’avere creato una sinergia tra il mondo della vendita immobiliare e l’insieme di tutte le azioni necessarie per offrire al cliente un prodotto finito che ha come valore aggiunto i costi certi e che gli dà la soddisfazione dell’acquisto certo”.

Marzia Del Grammastro: “Una strada… la mia”

Storie 2016

Devo ammetterlo, lo studio non è mai stato il mio punto forte.

Sono sempre stata attratta da attività che mi rimandavano, come dire? Soddisfazioni immediate, emotive oserei dire.

Studiare musica, suonare più strumenti, voler cantare con passione e spingere la mia voce fino al limite! Riuscirci!

Giocare  a calcio, anomalo ai tempi,  farlo anche in squadre femminili di una certa importanza e sentire nello stomaco l’emozione del tiro perfetto e il boato del gol!
Insomma attività molto viscerali ma nessuna che a 18 anni compiuti potessi definire “lavoro”. Non essendo mai stata una “rammollita” o una che si fa scivolare la vita addosso, ho deciso di terminare gli studi e fare la cosa più utile e vicina a quei tempi: aiutare mio padre nella sua officina di gommista.

Ebbene si! Non amante dello studio si, ma indolente e scansafatiche no!

Di certo non mi aspettava un mondo fatto di lustrini e scintille, non era sinceramente un mondo facile…ma ero comunque la donna più veloce del paese a cambiar gomme! Non si poteva dire che con me si rischiava di rimanere a piedi!

Lentamente, ma con impeto, la voglia di autonomia e di un percorso tutto mio mi portò ad una svolta.

Pensare di riiniziare da capo in un campo nuovo, quello delle Assicurazioni, arrivò come un accordo di La Maggiore, deciso e positivo!

Mi misi all’opera e senza accorgermene, mi ritrovai a …studiare sodo! La mia autonomia raggiunta insieme a piccoli e grandi successi che mi hanno resa fiera.

Riconoscimenti nazionali per la mia determinazione e gli obiettivi raggiunti, che onore! Che gioia!

Finalmente arriva anche quella targa con il mio nome per esteso, simbolo della mia Sub Agenzia e degli sforzi premiati.

Credo che non esistano strade giuste o sbagliate, strade facili o meno , esiste la MIA di strada, fatta di accordi, a volte Minori a volte Maggiori, ma comunque suonati con determinazione e coraggio, riconoscendo i propri limiti e investendo con fiducia nelle proprie qualità.

Marzia del Grammastro
Subagente Vittoria Assicurazioni

Piera De Angelis: “Mettete i fiori nei vostri piatti”

Storie 2016

L’azienda agrituristica “Le Nostre Radici” di Nocciano nasce dall’amore per la campagna ma anche dall’esigenza di mangiare e far mangiare il più possibile prodotti sani e biologici, coltivati direttamente dalla mia famiglia.

La produzione aziendale si è sempre basata su olive, uva, ceci, grano e frutta: albicocche, susine, melagrane; produzione in gran parte trasformata in olio, vino, farina, pasta e confetture.

Da alcuni anni mia madre, “agrichef” dell’agriturismo, costantemente impegnata nella ricerca gastronomica, ha inserito nella sua cucina a base di erbe spontanee, i fiori eduli che crescevano da sempre nel nostro giardino.

I piatti si sono così colorati dell’arancio delle calendule e dei tageti, del rosso dei gerani, del fucsia dei garofanetti, delle mille sfumature delle viole… I piatti, dagli antipasti fino al dolce, sono diventati più belli, più buoni e coloratissimi.

Partendo da qui ho pensato che la coltivazione e la vendita dei fiori eduli sarebbe stata una possibile fonte di guadagno, nuova e alternativa.

Studiando le caratteristiche dei fiori ho scoperto, inoltre, che hanno poteri terapeutici e curativi, soprattutto se usati sotto forma di tisana, un progetto che sto accarezzando.

Mi sono trovata così a fare un lavoro piacevole e divertente, che mi permette di respirare i profumi dei fiori e godere della loro bellezza.

Barbara Berardinelli: “Non piegarti mai, al massimo fai un Grand Pliè”

Storie 2016

9 anni, era il 1976, occhi azzurri, faccetta sorridente , capelli ricci e lunghi. La mia passione era la danza , aspettavo la domenica mattina per mettermi davanti alla tv a guardare un programma sul ballo e sognavo: sognavo di diventare un ballerina famosa, di avere la gentilezza delle movenze della Fracci o la leggerezza e femminilità di Oriella Dorella.

Ricordo la prima lezione di danza, la sala che mi sembrava enorme, il profumo del legno del pavimento e l’insegnante dallo sguardo molto dolce e i capelli neri raccolti con un classico chignon. Da allora in poi quando potevo andavo a guardare di nascosto le lezioni delle classi più grandi e continuavo ad immaginarmi volare sul palco tra le luci, la musica e le scarpette a punta delle mie compagne: eravamo quasi 15 bimbe, tra loro ne ricordo 2 in particolare, esempio di perfezione nei movimenti e eleganza nel portamento, Roberta e Barbara, le ammiravo e con loro passai subito al corso superiore….

Non vedevo l’ora di mettermi la prima punta e nel frattempo osservavo tutto, il back stage, le parole della mia insegnante, i personaggi che passavano da noi, spesso a ballare con noi …

Ricordo il saggio con Raffaele Paganini…si! proprio lui! Era giovanissimo, già speciale, arrivato a Pescara per esser per una sera il nostro primo ballerino.

A casa era papà che mi parlava di danza, lui amava ballare, certo non la classica, faceva i balli di sala, ma la passione e l’entusiasmo erano gli stessi.

5 anni formativi e preziosi. A 14 anni ho dovuto dire addio, forse troppo giovane per capirne il perché, accettai la decisione dei miei genitori e scoprii o meglio compresi solo più tardi che a volte possono capitare momenti di difficoltà e che alcuni sogni possono spezzarsi.

Ma mamma e papà tra le tante cose che mi hanno insegnato mi hanno sempre detto che i sogni possono spezzarsi ma io no e che solo io con il mi impegno e desiderio avrei potuto far diventare tutti i miei sogni realtà …

Ricominciai  ballare a ben 30 anni.  Mi accorgevo ogni giorno di più che la mia curiosità rispetto al passato era rivola a tuto ciò che costruiva il mondo del ballo e dava la possibilità a chi danza di poterlo fare. Forse inconsciamente avevo voglia di aiutare chi come me non aveva avuto la fortuna di poter continuare gli studi…

Insieme alla scuola di classica iniziai a lavorare in un negozio dedicato alla danza.  Erano anni particolari per me, emozioni importanti per la malattia di papà, poi per quelli della mamma. Quando sono andati via ed hanno iniziato a ballare insieme in cielo,  il mio lavoro  e i miei nipoti, mi ha dato la forza di andare avanti e la danza, la passione per il movimento, la libertà che ti regala ballare e la compagnia con cui ti avvolge questo mondo, mi hanno aiutata a capire che il mio sogno era quello di avere in mano una bacchetta magica per poter aiutare a fare un ‘ un gran pliè’  a tutte le persone che hanno voglia di volare e diventare protagoniste del loro sogno.

Un mattina il mio datore di lavoro, Valeria, mi confessò  che non voleva portare più  avanti la sua attività e io mi resi conto di avere in quel momento l’occasione della mia vita. Le proposi di rilevare il negozio ed iniziai a seguire corsi di aggiornamento, fiere di danza, stage con docenti di alto livello provenienti da tutto il mondo.

Oggi sono qui, a Pescara, con Universo Danza, il mio negozio dedicato al ballo e specializzato in articoli tecnici. Un posto in cui non si trovano solo body, scarpette e accessori, ma anche la mia passione, i miei consigli e la mia esperienza.

Universo Danza è il mio sogno realizzato, un passione trasformata in lavoro che con molti sacrifici porto vanti da ben 15 anni. Negozio ormai diventato un punto di riferimento per scuole di danza non solo locali ma anche delle regioni limitrofe. E’ il mio orgoglio.

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