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Il valore dell’alternanza al Governo La V Repubblica francese e il mutamento del sistema partitico in Italia

di Nicola Negri

Direttore INAIL Provincia di L’Aquila

La V Repubblica francese nacque sulle ceneri di un periodo storico rovinoso: la IV Repubblica.

Quest’ultima assommò alcune crisi politiche molto marcate. La prima fu di carattere interno, causata dall’instabilità governativa come prodotto dell’estrema frammentazione delle coalizioni governative. La seconda fu di carattere internazionale, una guerra persa quella dell’Indocina e un processo traumatico di decolonizzazione, quello dell’Africa settentrionale ed in particolare dell’Algeria. La terza fu rappresentata dal marcato declino dell’insediamento socio-politico e delle capacità di rappresentanza dei partiti politici.

Il ritorno di De Gaulle, nominato Presidente del Consiglio il 1° giugno 1958, con il suo potere carismatico di eroe della resistenza, fu caratterizzato dalla strategia di governare al di sopra dei  partiti,  ritenuti  responsabili della morte della IV Repubblica.

L’introduzione nel 1958 dello scrutinio maggioritario a doppio turno per le elezioni legislative fu voluta da  De Gaulle per dotarsi di  una solida maggioranza parlamentare ed anche per  liberarsi del vecchio sistema partitico, certamente impreparato, a causa della sua forte frammentazione e del forte peso che avevano su di esso i vecchi notabili, alle regole  non scritte che questo nuovo scrutinio elettorale imponeva.

La sinistra in generale, in particolare il P.C.F. ma anche i partiti di centro, si levarono contro questo sistema,  definendolo  “iniquo” per i suoi effetti sottorappresentativi dei partiti anti-sistema (ali estreme) e sovra-rappresentativi di  quelli leali al sistema (Cfr D. Fisichella, “Elezioni e democrazia”, Bologna, Il Mulino, 1982). Tali ostilità contro le riforme golliste influenzarono anche la sinistra italiana: il P.C.I.- P.D.S. almeno fino al 1993, e  ancora oggi sono presenti in quella parte di estrema sinistra ormai senza più rappresentanza in parlamento.

Nel 1962 anno in cui De Gaulle presentò il referendum sull’elezione diretta del Presidente della Repubblica per avere più potere decisionale, vari furono i tentativi dei vecchi partiti di osteggiare il gollismo e quest’ultima sua riforma, ritenuta  “generatrice del potere personale”.

Le risposte strategiche in chiave prettamente antigollista dei vecchi partiti – dal “Cartello dei NO” tra SFIO, MRP e Radicali fino alle candidature di Gaston Defferre alle presidenziali del 1965 e del 1969 – si scontrarono ben presto con  la strategia di Mitterand  e della Convention des Institutions Republicaines (CIR) composta da SFIO, Radicali e Clubs Politici.

Tale strategia aveva un valore preciso: accettare le istituzioni golliste e la logica delle nuove competizioni elettorali che le riforme imponevano (quale quella di favorire raggruppamenti tra partiti omogenei),  e ricomporre le forze di opposizione in una logica non puramente antigollista.

I continui  contrasti tra Mitterrand e l’apparato socialista della SFIO di Mollet sul rapporto con il PCF  portò nelle elezioni presidenziali del 1969 alla vittoria di G. Pompidou.

Tali contrasti fecero tuttavia emergere due  considerazioni importanti: la prima era che bisognava accettare la nuova competizione elettorale, presidenziale e legislativa, dando in questo modo ampia ragione alla strategia di Mitterrand:  cioè la necessità di uniformare la strategia delle alleanze politiche ai vari livelli attraverso la disciplina del voto degli elettori delle varie formazioni. La seconda era che non ci sarebbe stata alternativa al gollismo se  si rifiutava di prendere contatti con il Partito comunista.

                Il lungo processo di riallineamento della sinistra e degli altri partiti di centro verso i sistemi elettorali della V Repubblica, iniziato da Mitterrand, venne comunque interiorizzato sia dagli apparati dei partiti che dall’elettorato attraverso una larga partecipazione alle tornate elettorali.

                Nel 1974 grazie a questo riallineamento della sinistra e degli altri partiti verso questi scrutini e verso le leggi non scritte di questi, Mitterrand perse le elezioni presidenziali per meno dell’1% dei suffragi.

Questo significava che i fatti premiavano Mitterrand e la sua strategia.

Dal 1974 è esistita quindi la legittima aspettativa dell’alternanza al governo del paese che in qualche modo obbliga i governi a prestare attenzione alle preferenze dei cittadini e le opposizioni a controllare e a proporre contromisure responsabili, ad adattarsi nella prassi alla conquista del governo e a non alienarsi.

                E’ in questo modo che nelle elezioni presidenziali del 1981 e in quelle legislative dello stesso anno le istituzioni della V Repubblica hanno visto Mitterrand e la sinistra andare al potere.

                Molti politologi francesi (M. Duverger, F. Goguel,..) videro l’alternanza al potere ed il mutamento del sistema partitico principalmente come il prodotto dello scrutinio maggioritario a doppio turno.

A prescindere dal fatto che l’alternanza non era un obiettivo gollista e che essa è il risultato di una lunga evoluzione dei socialisti e dei comunisti che si ricrearono  come partito, il punto centrale è che molti mutamenti nella dinamica del sistema politico francese vanno attribuiti alla configurazione complessiva delle riforme golliste  e alle precondizioni politiche di crisi esistenti in Francia nel momento in cui queste riforme sono state attuate.

L’alternanza al governo del paese, così come la semplificazione del sistema partitico –  delineatasi  all’inizio in una sorta di bipolarizzazione politica tra “maggioranza e opposizione” e in seguito strutturatasi in una configurazione di tipo Multipolare a causa del ricrearsi di un’opposizione bilaterale (PCF e Le Pen) e di una posizione politica di centro quale l’UDF di V. G. d’Estaing ( CFR, G. Sartori, “Bipartitismo imperfetto o Pluralismo polarizzato?”, in “Tempi Moderni”, X, 1967, e S. Bartolini, “Il mutamento del sistema partitico”, Bologna, il Mulino, 1981) – prima di essere essenzialmente il prodotto dello scrutinio maggioritario a doppio turno è stato in larga parte il prodotto delle strategie politiche di riallineamento dei partiti d’opposizione  per poter competere con qualche probabilità di successo nelle elezioni dirette del Presidente della repubblica.

Il merito dell’alternanza al potere va dunque a F. Mitterrand che attraverso l’accettazione dei sistemi elettorali gollisti, ha saputo ricomporre e strutturare le strategie politiche dei partiti di sinistra, legittimando in nome della stabilità di governo quelle riforme golliste che nel complesso hanno fatto della Francia una nazione stabile e apprezzata internazionalmente.

                Questa mia tesi, che ha incontrato la sostenibilità del Prof. Domenico Fisichella insigne politologo, trova la sua conferma nel fatto che in Italia l’estrema semplificazione del sistema partitico avutasi con le elezioni politiche per eleggere il Primo Ministro ed i rappresentanti delle Camere il 13 e 14 aprile 2008 non è  avvenuta con il “temuto” sistema maggioritario a doppio turno ma addirittura con una legge elettorale proporzionale peraltro definita in modo spregiativo come “porcellum”, voluta in sostituzione dell’altra legge elettorale definita “mattarellum”.

                Il vero dato di fatto è che l’Italia, pur non essendo una Repubblica presidenziale alla francese, in ogni modo ha eletto con il Mattarellum dal 1994 – in chiave di bipolarizzazione politica tra “maggioranza e opposizione” – il Capo del Governo tra i Leaders, indicati preventivamente, delle due coalizioni principali in una logica “Presidenzialista” e non scritta che il vituperato “Mattarellum” imponeva. 

                Dal 1994 – grazie all’esito del referendum sull’elezione del Senato del 1993 – si è avuta infatti la legittima aspettativa dell’alternanza al governo del paese.

Il punto centrale è che i mutamenti nella dinamica del sistema partitico italiano  in chiave di bipolarizzazione politica tra “maggioranza e opposizione”  vanno attribuiti alle precondizioni  di grave crisi politica e morale dei partiti avutasi con  “Tangentopoli” nel momento in cui questa nuova legge elettorale è stata varata.

                Anche lo straordinario risultato di semplificazione del sistema partitico del 2008, che certamente non era un obiettivo di chi ha voluto l’attuale legge elettorale proporzionale,  è stato il frutto di una successiva e necessaria evoluzione strategica del Centro-sinistra.

Per dare credibilità al neonato Partito Democratico (storica novità di semplificazione e aggregazione di partiti di culture quasi omogenee) il Leader Veltroni non poteva andare alle urne riproponendo lo schema di una coalizione governativa estremamente frammentata e litigiosa, responsabile appena alcuni giorni prima della caduta del Governo Prodi.

Anche il Leader Berlusconi ha operato in tal senso per ridurre la conflittualità all’interno della propria  coalizione, avviando anche un tentativo di ricomposizione unitaria del Centro-destra.

                Questo straordinario risultato – che come si nota presenta molte analogie con la  V Repubblica francese –  di un duro colpo all’estrema frammentazione partitica,  e che ha messo finalmente al  centro della politica la governabilità, la responsabilità governativa e l’aspettativa dell’alternanza, va consolidato e chiaramente istituzionalizzato.

Tuttavia bisogna tener conto che  l’attuale sistema partitico è ancora in fase di evoluzione strategica le cui dinamiche centripete e/o centrifughe ancora devono esplicarsi. Il sistema al momento si è assestato in una sorta di configurazione di tipo Multipolare in virtù della presenza (come in Francia) di almeno due partiti all’interno di ogni coalizione e di un partito di centro che ha resistito allo sconvolgimento politico e che ora consapevolmente (vedi l’elezione a Presidente della Repubblica di V.G. d’Estaing in Francia) si trova in una posizione di attesa e di ponderazione di queste dinamiche.

Quali che saranno le dinamiche future, occorre comunque partire da un concetto molto semplice: se tutte le leggi elettorali sono migliorabili come ad esempio la reintroduzione del voto di preferenza per togliere all’attuale  sistema un’odiosa anomalia, è altrettanto vero che nessuna legge elettorale va demonizzata se serve, insieme ad altre riforme istituzionali, a rafforzare il bene prezioso della governabilità e dell’alternanza al governo del paese, perché solo il valore dell’alternanza responsabilizza i governi, argina i demagoghi, avvicina i cittadini alle istituzioni e restituisce dignità internazionale ad un paese che ha un estremo bisogno di ammodernarsi.

 

 

 

 

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