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Il Presidente della Provincia dell’Aquila e gli Imprenditori di Confindustria. In campagna elettorale Antonio del Corvo ha sottoscritto il Manifesto delle Pmi: ora intende mantenere fede alle promesse fatte

Sportello Unico che gestisca tutti i procedimenti riguardanti le imprese del Territorio; marketing territoriale come strumento per la riprogettazione dello sviluppo in base alla creazione e/o individuazione delle singole vocazioni territoriali; superamento della competenza esclusiva delle Regioni in materia di Turismo con maggiori deleghe alle Province; diminuzione dei costi della politica, percepiti come una delle principali cause di emorragia economica, a cominciare dalla riduzione del numero degli Assessori; sviluppo sostenibile con l’attuazione di Agenda 21;  rafforzamento dell’armatura infrastrutturale; strategia condivisa di politiche sociali, lavoro e formazione continua.

Molto in sintesi, erano questi i punti salienti del Documento – Manifesto  che il Comitato della Piccola e Media Industria di Confindustria L’Aquila elaborò lo scorso marzo in occasione della campagna elettorale per l’elezione del Presidente della Provincia. Tre candidati lo sottoscrissero durante un faccia a faccia pubblico svoltosi presso la sede di Confindustria L’Aquila qualche giorno prima delle votazioni: tra questi c’era l’attuale Presidente.

Ecco cosa ci ha detto.

 

Cominciamo da una tragedia ancora tutta lì: la ricostruzione dell’Aquila. Perché non è ancora iniziata?

Per risalire alle ragioni che impediscono all’Aquila di avviare la ricostruzione occorre distinguere tra ricostruzione delle abitazioni private e ricostruzione dei centri storici. In merito alla ricostruzione delle abitazioni private tutti i giorni possiamo leggere sui quotidiani locali l’elenco dei contributi concessi, di cui numerosi di piccola entità che sottintendono interventi di pochi giorni; a tal proposito, occorrerebbe interpellare il Comune, i progettisti e le ditte.

In merito alla ricostruzione dei centri storici, ad oggi, nessun comune ha adottato il piano di ricostruzione.  

E’ vero che l’ostacolo principale all’esecuzione dei lavori e al relativo pagamento è nelle lungaggini della burocrazia, o il motivo dell’arenarsi delle pratiche è dovuto alla mancanza di fondi, per cui gli enti preposti ritardano scientificamente l’istruzione delle pratiche?Un esempio: alcune aziende non riescono ad avere il certificato antimafia in mancanza del quale non possono essere liquidate: la provincia accusa la Prefettura e viceversa.

La burocrazia costituisce un grande ostacolo al prosieguo dei lavori e lo dimostrano i tempi che intercorrono tra il momento in cui nasce un’esigenza di interventi immediati e l’avvio effettivo degli interventi.

Per ciò che concerne i fondi, si stanno sbloccando  gli 800 milioni di euro ministeriali che risultano essere l’esempio più evidente che la “macchina” del Governo è all’opera da sempre e che permetterà di saldare tutti gli impegni assunti fino ad oggi. La scommessa sarà impegnare le residue somme entro la fine del corrente anno.

20mila sono i cassintegrati, 8mila i posti di lavoro persi: lei cosa ha fatto perché la zona franca dell’Aquila avesse agevolazioni anche per le imprese locali anziché solo per quelle che arriveranno da fuori? E’ un assurdo che chi gli aquilani dovranno “pagare” in casa propria e chi si insedia da fuori no.

Per la Zona Franca ho proposto diversi emendamenti. Martedì scorso, in commissione Bilancio al Senato, in sede di conversione della manovra finanziaria, uno di questi emendamenti è stato approvato e la Zona Franca di L’Aquila sarà l’unica di tipo tradizionale, mentre tutte le altre saranno zone franche cosidette a “burocrazia zero”. C’è stato un grande risultato in quanto dai 45 milioni previsti per la Zona Franca, si è arrivati a 90 milioni, contro 50 milioni di euro che rappresentano lo stanziamento totale per tutte le altre zone franche.

Lei c’era alla manifestazione del 7 luglio? Che considerazioni si sente di fare?

Non ero presente personalmente ma era presente una delegazione della Provincia, con il Gonfalone.

È riprovevole quanto è successo ma gli organizzatori dovevano sapere che per le manifestazioni che interessano la città di Roma, non sono ammesse deviazioni rispetto al percorso autorizzato.

Costi della politica: lei quante persone ha “immesso” in Provincia tra incarichi e consulenti?

L’amministrazione provinciale che dirigo ha allo stato attuale 4 persone in mia diretta collaborazione, molto meno rispetto alla precedente legislatura. Sicuramente il personale subirà delle integrazioni, appena sarà il momento.

Veniamo al Manifesto del Comitato piccola e media industria che lei ha sottoscritto insieme ai candidati Pezzopane e Di Nisio in campagna elettorale presso la sede di Confindustria L’Aquila: cosa pensa di fare in ordine allo Sportello delle Imprese e al Piano per il turismo che, da come si dice da anni, dovrebbe essere “il volano dell’economia”?

L’impegno preso sotto campagna elettorale sta avendo un seguito grazie all’intesa sulla quale stiamo lavorando a stretto contatto con Confindustria. Colgo l’occasione per ringraziare la Vice Presidente della Provincia dell’Aquila, Antonella Di Nino, che sta seguendo personalmente i lavori.

Lei sa che il Consorzio skipass dell’Alto Sangro ha diramato lo scorso 8 luglio un comunicato nel quale accusa Regione Provincia e Comuni di non aver redatto un piano per il turismo, di non avere un interlocutore, di aumentare le tariffe skipass e di chiudere alcune piste: altro che turismo volano dell’economia! Andranno persi altri posti di lavoro e proprio in una delle aree più svantaggiate…

Ne sono a conoscenza, ma di certo non se ne può fare una colpa all’attuale amministrazione provinciale che è in carica da tre mesi. Siamo a completa disposizione per raccogliere proposte dagli operatori del settore per poter porre rimedio alla situazione del consorzio Skipass “Alto Sangro”.

Circa gli argomenti riportati nel Manifesto delle Pmi può indicare una scaletta di priorità in base alla quale pensa di attivarsi?

Non c’è una gerarchia assoluta ma sono più argomenti che vanno urgentemente trattati e ai quali deve essere data una soluzione immediata, soprattutto in ragione del fatto che questa vicenda coinvolge 13 mila abitanti e dalla quale dipendono le sorti di tutto il comprensorio dell’Alto Sangro e dell’intera regione Abruzzo. Per la Provincia, rappresentano sicuramente priorità gli argomenti di stretta competenza dell’Amministrazione Provinciale.

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