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IL PATTO DEL LAVORO

Tutto pronto per il Patto per l’occupazione.

Il documento è stilato e sottoscritto. Lo hanno firmato all’Aquila, qualche giorno fa, il sindaco e l’assessore alle Politiche Sociali Placidi, che come segue ne definisce le linee guida.

Dopo un cenno alla “filosofia” dell’Accordo del 24 settembre 1996, alla quale il documento rinvia, illustra in apertura le finalità:

– creare occupazione;

– sviluppare la competitività e la crescita;

– determinare uno sviluppo sostenibile.

In sintesi, quanto segue è il succo del documento che l’Amministrazione Comunale intende adottare per promuovere l’occupazione:

a- la scelta definitiva da parte delle forze confirmatarie dell’intesa del metodo della concertazione, privato dell’aspetto meramente negoziale;

b- l’acquisizione di una politica per l’occupazione ispirata alle linee direttrici del Libro Bianco di Delors (formazione, infrastrutturazione, ricerca, dotazione per i servizi per i sistemi locali e individuazione di nuove opportunità d’impiego);

c- necessità di rendere virtuosi i comportamenti delle Istituzioni, dei soggetti economici, dei soggetti collettivi allo scopo di favorire interventi che possano incidere sul contesto locale.

La concertazione ha bisogno, per essere efficace, del supporto di uno strumento metodologico-tecnico che consenta a tutti i soggetti che vi partecipano, di dialogare, scambiarsi informazioni, elaborare congiuntamente programmi e progetti di lavoro, verificarne i risultati, raccogliere ed offrire dati e comunicare con altri sistemi.

E’ quindi necessario introiettare una cultura ed una pratica di Rete priva di una gerarchia burocratica ed amministrativa, ma flessibile, pronta a risolvere i problemi specifici man mano che si pongono e soprattutto basata sul lavoro d’équipe.

Lo sviluppo locale deve essere la nuova chiave di volta delle politiche occupazionali nel quale la concertazione rappresenta il presupposto fondamentale per la costruzione del partenariato locale tra le parti sociali e i soggetti pubblici.

Il fenomeno della compresenza di indici di crescita economica con alti tassi di disoccupazione richiede che si coniughino i termini dello sviluppo e della cooperazione, per rendere coerente ogni azione di sostegno alla crescita produttiva con il conseguente sviluppo qualitativo e quantitativo dell’occupazione

Il ruolo dell’Autorità Pubblica, in questo quadro, deve essere volto alla costruzine di interventi normativi che facciano da presupposto alla realizzazione di politiche attive del lavoro.

Oggi le imprese fruiscono di un mercato largo, ma particolarmente competitivo, quindi occorrerà predisporre strumenti di diffusione e di penetrazione nei mercati europei, qualificare la produzione e stimolare la ricerca.

Una nuova attenzione dovrà essere rivolta ai settori non tradizionali, ai beni culturali, ambientali e al campo dei servizi alle imprese e alla persona.

La politica deve guardare al rafforzamento dell’apparato produttivo, in particolare alle P.M.I. sia per migliorarne i livelli occupazionali, sia per creare occupazione aggiuntiva attraverso la creazione di imprese e l’incentivazione del lavoro autonomo e della cooperazione.

L’impegno dei soggetti pubblici e privati, degli enti locali e delle parti sociali deve condurre alla costruzione di un habitat favorevole allo sviluppo sostenibile, ove il patrimonio storico e naturale deve rappresentare una risorsa ulteriore al suo progresso.

E’ necessario creare, nella dimensione locale, un patnariato diffuso, fortemente partecipato e coinvolto nell’apporto di consenso e di risorse cognitive, tecnologiche ed organizzative.

Sul versante dell’occupazione, bisogna seguire due direzioni:

1- l’allargamento e qualificazione dell’occupazione esistente sia attraverso la definizione di un mercato moderno e facilmente raggiungibile da parte dei piccoli imprenditore e dal sistema della cooperazione, sia promuovendo un sistema formativo fortemente integrato capace di definire un sistema di formazione continua per i lavoratori, sia con una progressiva e qualificata redistribuzione del lavoro;

2- la creazione di nuove occasioni di lavoro che consentano una nuova occupazione sia attraverso missioni locali, sia migliorando le azioni a favore dei disoccupati di lunga durata e dei lavoratori in mobilità potenziando i lavori socialmente utili, sia favorendo i giovani con l’utilizzo dell’apprendistato e dei contratti di formazione-lavoro.

In tale contesto, il sistema delle imprese, dovrà facilitare e rendere possibile uno stretto rapporto con le attività di formazione professionale, trasferendo esperienze, conoscenze e saperi e, compatibilmente con le esigenze funzionali ed operative, promuovendo periodi di stages per i giovani.

Il Comune si impegna ad esternalizzare le proprie funzioni, come si evince chiaramente dal documento sulle Iniziative Locali di Sviluppo (Sec. 564 del 4/4/1995) attraverso una funzione di governo che si identifichi con una regia “leggera”, rimettendo in discussione il proprio ruolo e la propria funzione; Esso propone:

1- l’attivazione di un tavolo permanente di concertazione con le forze sociali cittadine sulla base di un documento siglato di comune accordo;

2- l’attivazione di una conferenza di servizi, con le autorità pubbliche nazionali e regionali finalizzato allo sviluppo dell’area;

3- l’attivazione di uno “sportello della cittadinanza” che possa offrire a tutta la città la possibilità di cooperare con le iniziative da intraprendere e di formulare proposte;

4- la pubblicazione di un’apposita News di informazioni per cittadini.

E’ certamente lodevole l’attenzione manifestata dall’Amministrazione comunale dell’Aquila, guidata dal sindaco Biagio Tempesta, al drammatico problema della disoccupazione giovanile.

La proposta presentata dall’assessore alle politiche sociali Ernesto Placidi per un “Patto per l’occupazione” merita considerazione. Al di là di limiti pur evidenti, come naturalmente accade in relazione alle difficoltà che pone un complesso problema come quello della disoccupazione, c’è un aspetto che ci sembra doveroso sottolineare con amarezza subito e che rende “zoppo” già in partenza il progetto dell’assessore Placidi. Riguarda il metodo ma incide nettamente sulla sostanza. La proposta è arrivata al momento della presentazione in Giunta e dell’adozione da parte dell’Amministrazione attiva, dopo una fase non breve   riteniamo   di confronto a più voci tra coloro maggiormente interessati al problema. Sono stati riuniti operatori sociali, funzionari, sindacalisti, politici, etc.? Sembra di no e, stranamente, nessuno si è ricordato che esistono anche gli imprenditori e che gli stessi imprenditori hanno delle organizzazioni di rappresentanza. Proprio gli imprenditori, dunque, quelli che maggiormente dovrebbero avere voce e ruolo in programmi con finalità di nuova occupazione, sono stati tenuti fuori da ogni incontro.

Non è stato un atteggiamento saggio, da parte dell’assessorato alle politiche sociali del Comune dell’Aquila; probabilmente non è stato neppure un atteggiamento opportuno, perché l’assenza degli imprenditori al tavolo della concertazione pone seri dubbi sulla validità della stessa iniziativa, quale che sia l’interlocutore dei progetti da realizzare. Di più: perché l’Amministrazione deve a priori rinunciare al contributo concreto, anche se modesto, degli imprenditori, per garantire una prospettiva meno grigia ai giovani della città?

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