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IL MANIFESTO DEL COMITATO PMI DI CONFINDUSTRIA L’AQUILA

Il Comitato Piccola Industria di Confindustria L’Aquila, propone il Manifesto delle  Pmi,  per la cui attuazione chiede all’Amministrazione Provinciale di farsi parte diligente, al fine di promuovere e  coordinare l’attività sul Territorio, con il coinvolgimento della Regione Abruzzo e dei Comuni.

I candidati si impegnano ad attivare tutte le misure idonee affinché le Province svolgano sempre un’azione di assistenza tecnica e di coordinamento, in base alle esigenze delle PMI, come di seguito illustrate. 

 

BUROCRAZIA:

SEMPLIFICAZIONE AMMINISTRATIVA, AMMODERNAMENTO FUNZIONALE

 

Lavoriamo insieme per favorire un ulteriore snellimento di tutte le procedure relative al rapporto con le imprese. Al centro devono esserci qualità dei servizi e delle prestazioni pubbliche finalizzate alla creazione di un ambiente favorevole agli investimenti, alla crescita, alla competitività del sistema produttivo. Perché ciò sia possibile è necessario adottare un sistema che sia il parametro ufficiale volto a misurare successi e insuccessi, a premiare il merito: deve essere introdotta la cultura dei risultati  e della valutazione dei risultati, delle performance e della loro misurazione, del servizio e della customer satisfaction.

In quest’ottica, sarebbe giusto che le risorse destinate agli Enti fossero parametrate al raggiungimento degli obiettivi, da fissare ex ante e verificabili in qualunque momento.

 

1)     Un’azione cui dare seguito da subito è un Protocollo sullo snellimento amministrativo in corso di esame da parte dell’attuale amministrazione provinciale e di tutti i sindaci del cratere:

La richiesta è quella creare le condizioni per attivare uno SPORTELLO UNICO che gestisca tutti i procedimenti riguardanti le imprese del Territorio. La provincia potrebbe avere un importante ruolo di sprono e di coordinamento per favorire la realizzazione da parte dei comuni e degli altri enti  locali di una struttura unica.

Il tema – in generale degli adempimenti di carattere amministrativo e, in particolare, delle autorizzazioni connesse all’esercizio delle attività produttive – è ritenuto fondamentale dalle imprese e, quindi, sarebbe di grande impatto riuscire a  semplificare radicalmente tutti i procedimenti funzionali al rilascio di autorizzazioni, facendo in modo che ad una domanda corrisponda un unico procedimento e un’unica risposta. Una risposta, negativa o positiva che sia (senza il vigente silenzio/assenso), alla quale devono anche essere garantiti tempi certi, prevedendo il diritto ad un  “risarcimento” nel caso di ritardo ingiustificato da parte della pubblica amministrazione.

La cosa più importante, in proposito, sarà, comunque, la definizione di tempi certi per la risposta.

Occorre quindi fare chiarezza, capire a quale livello della pubblica amministrazione vada collocato lo SUAP, e prevedere soluzioni che consentano concretamente di soddisfare qualsiasi tipo di richiesta. Attualmente la funzionalità degli SUAP è limitata o addirittura inesistente, soprattutto nei comuni di piccole dimensioni, con la conseguenza di rendere questo strumento un ulteriore anello della catena degli adempimenti burocratici.

Occorre, poi, dare dignità alle certificazioni aziendali, il che significa generare meccanismi premianti in termini di riduzione di determinati costi sostenuti dall’impresa, sulla scia di quanto già fatto, a livello nazionale, per le imprese che posseggono la ISO14001.

2)     Una seconda azione, chiesta ormai da anni, è la decertificazione: l’eliminazione dei certificati, da ottenersi creando un unico “cassetto” di accesso per tutti gli uffici. Oltre ai principali dati autocertificati dall’impresa, spesso neanche controllati (dati fiscali e tributari, previdenziali, camerali e del casellario giudiziario), dovrebbero essere “accatastate” anche tutte le altre informazioni, talchè tutti i dipendenti pubblici abilitati alla ricerca e al reperimento possano evadere la pratica senza attesa di comunicazione da altri uffici. Ciò implica che la provincia, insieme alle organizzazioni imprenditoriali,  attivi un Tavolo di Lavoro con  tutte le entità coinvolte per favorire tale processo.

 

Si può, inoltre, pensare ad un Protocollo di Intesa fra gli attori pubblici e privati del Territorio per dare avvio alla misurazione degli oneri burocratici su alcune aree prioritarie per le imprese. Si potrebbe definire di quantificare gli oneri sostenuti dalle imprese e, individuate le voci di costo a maggiore impatto, analizzare le componenti che concorrono a definirne il peso e, quindi, intervenire con rigore ad una loro sostanziale riduzione, verificando la possibilità di accorpare, eliminare o sostituire gli adempimenti e di unificare gli interlocutori di riferimento delle imprese. Con gli operatori delle realtà aziendali, l’Amministrazione Pubblica deve definire, in tempi brevi, significativi interventi di riduzione dei costi in tutte le aree rilevate.

Andrebbero successivamente quantificati gli effetti che scaturiscono dalla messa a regime delle semplificazioni introdotte poiché un processo di semplificazione, per essere realmente credibile, deve consentire di “monetizzare” gli effetti degli interventi, anche in termini di risorse liberate da investire in nuove attività, e di certificare i risparmi di spesa derivanti dalla eliminazione o sostituzione degli adempimenti superflui.

 

SERVIZI REALI, PROMOZIONE DEL TERRITORIO E RUOLO DELL’AMMINISTRAZIONE PROVINCIALE E DELEGHE ALLE PROVINCE

 

La provincia e le imprese devono  chiedere alla regione un maggiore coinvolgimento nella definizione dei Piani Turistici.

Premesso che l’industria turistica è un settore produttivo con grandissime potenzialità di crescita e che, come tale, deve seguire logiche economiche che consentano economie di scala e non lascino spazio a sprechi, come invece accade ora, per la promozione del TURISMO, si ritengono urgenti le seguenti misure delle quali la Provincia deve farsi promotrice e portatrice presso la Regione:

–          semplificare e chiarire il quadro di governance: 21 strateghi (Ministero del turismo + 20 Regioni) e 13.000 enti che si occupano a vario titolo di turismo sono troppi, inefficienti ed inefficaci. Va quindi superata la competenza esclusiva delle Regioni, prevista dalla riforma del titolo V della Costituzione, con una chiara suddivisione dei ruoli, dando competenza strategica allo Stato snellendo e definendo, finalmente,  la micro governance locale, dando, alle province, come è accaduto in altre regioni italiane in cui il turismo assume un peso rilevante, maggiori deleghe.;

–          nel turismo devono essere fortemente complementari le azioni dei tre attori: istituzioni, imprese e banche. Molti paesi concorrenti hanno saputo dar seguito a questa complementarietà, creando importanti ritorni economici per il turismo e per lo Stato, corrispondendo alle esigenze e alla domanda espresse dal turista. In questo senso è necessario attivare una sede permanente di consultazione fra governo e rappresentanze delle imprese;

–          l’obiettivo di portare la quota del turismo al 20% (25%) del PIL può esser raggiunto, ma certamente non in assenza di un piano a medio termine che declini responsabilità, obiettivi, tempi di attuazione e strumenti di misurazione dei risultati, e che si integri col sistema economico finanziario;

–          le politiche per il turismo non si esauriscono nella promozione: le imprese hanno bisogno di vere politiche industriali e il turismo deve essere al centro di politiche coordinate. Confindustria ha svolto un ruolo decisivo per far diventare il turismo centrale nell’Unione Europea, con il suo inserimento nel trattato di Lisbona: la stessa centralità deve essergli riconosciuta anche a livello nazionale, regionale e provinciale;

–          le risorse per il turismo non mancano. Il settore non chiede risorse addizionali o incentivi, ma solo maggiore chiarezza, efficienza e comprensione delle sue specificità;

–           per un settore come il turismo, per sua natura in competizione globale, la velocità di reazione di tutti gli attori è fondamentale: rispondere con prontezza alle richieste del mercato e implementare rapidamente soluzioni innovative sono la chiave del successo per il futuro. Non possiamo permetterci attese di oltre cinque anni per progetti, pur validi, ma che poi si rivelano inefficaci (per es. il portale)  o di portata marginale (per es. i buoni vacanza). Per questo la regione deve delegare alcune competenze alle province

–           avere il “prodotto” non basta: occorre investire nella componente di servizio, elemento ormai discriminante nella scelta del consumatore, partendo da un’analisi attenta della domanda e segmentando di conseguenza l’offerta, sviluppando l’efficienza delle filiere e dei sistemi turistici. La provincia può contribuire significativamente alla definizione di sistemi turistici omogenei ed alla valorizzazione dei segmenti turistici. Vanno, infine,  valorizzate managerialità e progettualità;

–          tutti i soggetti coinvolti nel turismo devono privilegiare gli obiettivi di qualità, trasparenza e innovazione. C’è bisogno della capacità di trasformare l’offerta (per esempio nelle città d’arte). Rimanere fermi non è un opzione, neanche per un paese come il nostro. E’ necessario innovare prodotti e servizi, superando la logica della rendita;

–          è necessario affrontare in modo serio e completo il problema della stagionalità ed è possibile farlo a costo zero, anzi creando ritorni per le casse dello Stato. Confindustria ha, a più riprese e a più governi, fatto proposte concrete, anche sull’esempio di esperienze maturate in altri paesi.

–          le politiche fiscali e finanziarie, così come quelle del lavoro, devono tener conto delle caratteristiche strutturali del settore: dalla “Tremonti ter” alla “Tremonti tour”, incentivi all’aggregazione, exit strategy dall’IRAP, che penalizza un settore così labor intensive, e armonizzazione dell’IVA, forme di impiego che valorizzino la strutturale flessibilità del settore. Va data priorità alla formazione, come requisito per elevare gli standard di qualità e il rapporto con la clientela.

Il piano per il turismo deve essere calato in una progettazione del territorio di più ampia scala: il MARKETING TERRITORIALE.

La provincia, insieme con gli operatori turistici deve far si che in futuro il marketing territoriale si configuri come lo strumento per la riprogettazione dello sviluppo del territorio in base alla creazione e/o individuazione delle singole vocazioni territoriali e non solo come strumento promozionale. Oltre alla vocazione turistica, sulla quale pare che siamo finalmente tutti d’accordo, ci sono altre vocazioni che vanno codificate, laddove già esistenti, o create con grande capacità non solo creativa e progettuale ma di assunzione di rischio.

La Provincia deve essere il nostro tramite affinché L’Aquila assuma più forza nella politica della Regione Abruzzo e nel territorio della regione Abruzzo.

 

COSTI DELLA POLITICA E DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

 

La spesa pubblica è la causa principale del deficit pubblico: pertanto, le P.P. A.A. sono le prime ad essere chiamate a dare il proprio contributo per il risanamento della situazione economica.

In particolare, i costi della politica sono percepiti come una delle principali cause di emorragia economica e, pertanto, prima ancora di affrontare il capitolo spesa, ai Candidati si chiede l’impegno alla riduzione del numero degli assessori; alla pubblicazione sul sito della Provincia delle spese sostenute da ciascuno; all’apposizione di un tetto massimo alle stesse da determinare applicando una consistente diminuzione sull’ammontare della minor spesa che risulta ad oggi iscritta in bilancio.

Da ultimo, vanno diminuite le spese per acquisto di beni ed infine escluse quelle per i servizi, giacché l’esternalizzazione va ricondotta fuori dai poteri della P.A..

Dunque, per giungere a comportamenti rigorosi e virtuosi, almeno per quanto riguarda un’oculata gestione delle risorse destinate al personale, è sufficiente osservare il Patto di Stabilità in essere già da anni.

 

POLITICHE AMBIENTALI

 

La stabilità e lo sviluppo economico dipendono dalle condizioni dell’ambiente locale, ossia dalla sua capacità di garantire la fornitura di materie prime e di energia nel lungo periodo.

Lo sviluppo sostenibile è un obiettivo che le Autorità Locali, in quanto responsabili  della protezione dell’ambiente, hanno il compito di perseguire: a loro disposizione è tutto il lavoro svolto per Agenda 21 Locale della quale chiediamo integrale attuazione.

All’uopo, la Provincia deve rafforzare il proprio ruolo nella gestione ambientale sviluppando idonee procedure politiche e amministrative finalizzate alla partecipazione e alla condivisione dei cittadini e dei gruppi o categorie produttive, culturali, sociali, eccetera. La provincia è, infatti, la più vicina ai problemi; la più vicina alla popolazione; la più vicina alle possibili soluzioni: per questo deve accrescere il proprio ruolo di coordinamento e di esempio rispetto alle municipalità che sono portatrici delle esigenze delle popolazioni locali con le quali hanno un contatto ancora più diretto anche in campo ambientale, cioè di consumo delle risorse e di produzione dei rifiuti.

Da subito va elaborato un piano di intervento ed individuati i funzionari responsabili di ogni singolo programma all’interno dell’amministrazione provinciale.

In sostanza, si tratta di realizzare un piano d’azione ambientale che traduca i principi generali di Agenda 21 in misure concrete a scala locale: consultazione per raggiungere un consenso con cittadini, organizzazioni locali e imprese private, valutazione e adozione programmi e politiche ambientali in un tempo dato, realizzazione di strategie tramite finanziamenti locali, regionali, statali e internazionali.

(Singolare è l’esperimento del Regno Unito dove sono stati realizzati dieci progetti pilota con il sostegno finanziario del Dipartimento del Commercio per costituire associazioni ambientali tra imprenditori).

 

INFRASTRUTTURE

 

L’attuazione di un organico piano di sviluppo territoriale deve essere accompagnato dal rafforzamento dell’armatura infrastrutturale. Ad oggi urgono:

  • il collegamento con l’aeroporto di Fiumicino che, in alcuni casi, richiede 4 ore di viaggio;
  • il collegamento L’Aquila – Pescara che sembra ormai impossibile: una girandola di rondò e limiti di velocità fino a 30 km orari rendono la percorrenza impossibile;
  • Sistema Aeroportuale per la mobilità della Business community e per il Turismo;
  • Reti telematiche (banda larga, Wireless) per lo scambio dati;
  • Interventi infrastrutturali connessi all’energia e alla qualificazione e valorizzazione di settori imprenditoriali trainanti quali il farmaceutico, automotive, agroalimentare, ecc.).  Sotto questo aspetto è importante un’azione sinergica tra provincia e associazioni imprenditoriali per l’utilizzo dei fondi del FAS.

 

Per gli altri  interventi suddetti occorre una forte azione di sensibilizzazione da parte della provincia  verso la regione.

Parimenti occorre:

  • Rafforzare la  manutenzione delle strade provinciali;
  • Acquistare nuovi mezzi per rafforzare l’efficacia del “Piano neve”;
  • Particolare attenzione agli svincoli stradali che portano agli impianti sciistici integrando gli sforzi delle strutture di Campo Felice, della Magnola e di Roccaraso che tutti gli anni provvedono per la loro parte ai campi innevati.
  •  Rilancio della messa in sicurezza delle strade provinciali, rifacimento del manto stradale con asfalto antipioggia drenante;

 In particolare per l’emergenza della città dell’Aquila:

  • vanno create subito almeno altre quattro strade che diano sfogo al traffico ormai impossibile per una vita che si possa definire tale. Di spazio, in questa città, ne abbiamo ancora a volontà, anzi, lo spazio nell’interland, fuori dal centro è l’unica cosa che ci resta;
  • il completamento della Tangenziale Est era nata per collegare la parte Ovest di L’Aquila con la parte Est e con l’uscita dalla Città verso Pescara: la costruzione è rimasta a metà, dopo il tunnel niente più;
  • l’ammodernamento dello svincolo di Bazzano, snodo importantissimo per il prossimo Nucleo Industriale, attualmente causa di incidenti continui e nonostante gli annosi interventi che vengono richiesti.

Per questi 3 interventi la provincia, anche alla luce dei poteri che gli conferisce la nuova governance, dovrà attivare un’azione sinergica con il comune dlel’Aquila.

 

ASSESSORATI, COMMISSIONI CHE “INSISTONO” SULL’IMPRESA

 

Al fine di facilitare la prassi quotidiana dell’impresa nonché la sua capacità di progettazione e il suo sviluppo, andrebbero ricondotti ad un unico assessorato tutti i procedimenti e gli atti che riguardano l’impresa: l’interlocutore dovrà essere uno soltanto. Lo stesso si dica per quanto riguarda le commissioni: tra task force, tavoli, commissioni e quant’altro c’è una pletora di “luoghi” nei quali si parla di impresa senza che l’impresa neanche ne abbia contezza.

Gli assessori, i dirigenti, i funzionari e gli impiegati della Provincia devono essere perfettamente in grado di interfacciarsi con le imprese, o i suoi rappresentanti, e di mettere in moto qualsivoglia politica o determinazione. Per questo motivo, anche attraverso l’utilizzo dei fondi del FSE, provincia e organizzazioni imprenditoriali possono attivare mirati interventi formativi che coinvolgono risorse umane delle 2 entità.

Insomma, bisogna tornare a crescere e l’attore deve essere quello più vicino al tessuto locale: la Provincia. Essa è a metà tra la base (i Comuni) e i vertici (la Regione e lo Stato): punto di snodo del sistema locale che, per svilupparsi, ha bisogno della compartecipazione di tutti gli Enti del territorio che, insieme, possono mobilitare risorse europee, nazionali, regionali e locali.

 

LAVORO, FORMAZIONE E POLITICHE SOCIALI

 

Incontro Domanda/Offerta

La qualità generale dell’occupazione deve essere al primo posto perché la soddisfazione professionale stimola la crescita personale e, quindi, la creazione di nuovi spazi che possono essere occupati da terzi. All’uopo è fondamentale la formazione continua, sia all’interno delle imprese, che della Pubblica Amministrazione, depositaria delle esigenze di tutto il territorio, quindi sia dei lavoratori che degli imprenditori.

E’ manifesta l’esigenza di alcune imprese che da anni reclamano l’indisponibilità di certo genere di mano d’opera o di figure di alto livello: la Provincia si impegna ad orientare la formazione su tematiche suggerite dalle organizzazioni imprenditoriali.

Dunque, il potenziamento del sistema di istruzione, la formazione e la qualità del lavoro sono perseguibili con la creazione di percorsi ad hoc di studio e di riqualificazione professionale sia all’interno delle scuole che all’interno degli enti deputati alla formazione.

In questo contesto la Provincia può ben dare un contributo alla strategia regionale attraverso l’aumento del livello delle conoscenze e delle competenze anche con percorsi di carriera, mobilità e riqualificazione, da realizzare attraverso formazione continua e permanente in grado di rispondere alle esigenze del mercato del lavoro.

In sostanza, vanno favorite le condizioni funzionali allo sviluppo del “triangolo della conoscenza”: istruzione, ricerca e innovazione, i fattori della crescita e dell’occupazione fondati sull’eccellenza nell’istruzione superiore e nella formazione professionale, e sul potenziamento delle relazioni di partenariato tra scuola, università e aziende.

Il Centro per l’Impiego.

Il Centro dovrebbe accorciare i tempi di ricerca del lavoro e soddisfare le richieste di personale provenienti dalle aziende incrociandole con la banca dati dei potenziali lavoratori: ciononostante, è ancora complesso il reperimento di personale qualificato. E’ evidente che il Centro per l’impiego va ristrutturato e rimodulato in base all’attuale tipologia del mercato del lavoro. La provincia deve impegnarsi a coinvolgere le organizzazione imprenditoriali nella definizioni dei servizi che i centri devono offrire.

Da ultimo, tenuto conto delle difficoltà che il nostro Paese sta vivendo, sarebbe opportuno affiancare al Centro per l’Impiego la competenza sulla “Creazione di impresa”: un servizio specialistico destinato a fornire informazioni mirate e un supporto concreto nella sistematizzazione della business idea e nello start-up d’impresa; in particolare: norme agevolative e strutture presenti sul territorio che si occupano a vario titolo di auto imprenditorialità, consulenza, definizione e valutazione delle caratteristiche personali dell’aspirante imprenditore, del suo percorso formativo e delle competenze professionali possedute, dell’idea imprenditoriale e della stessa in relazione al mercato di riferimento, della natura giuridica della futura impresa. Anche sotto questo aspetto è auspicabile che nell’attivazione di questo servizio ci sia, nella fase di ideazione, il concorso delle organizzazioni imprenditoriali.

Misure pro lavoro nelle imprese.

Bisogna favorire le imprese che assumono, con borse di lavoro e agevolazioni, strumenti idonei a facilitare l’ingresso nel mondo del lavoro. Si può pensare ad un fondo per il sostegno alle imprese per l’erogazione di incentivi ai datori di lavoro che assumono a tempo indeterminato (anche come stabilizzazione di un precedente rapporto a tempo determinato o di collaborazione) persone in cerca di occupazione e lavoratori a rischio di emarginazione dal mercato del lavoro (per età, sesso, stato di disoccupazione, iscrizione nelle liste di mobilità, sospensione in Cigs). Sotto questo aspetto è importante che la provincia attivi con la regione un tavolo per un migliore utilizzo delle risorse del FSE e di risorse nazionali.

Infine, vanno consolidate le attività di orientamento scolastico per favorire la mobilità sociale dei giovani ma soprattutto per consentire loro di individuare percorsi che incrocino le esigenze del mercato del lavoro con le loro aspettative di vita.

 

 

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