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Il futuro è dopo il 6 aprile: guardiamo avanti L’Aquila: dalla ricostruzione, lo sviluppo Dobbiamo coniugare memoria e innovazione

Rinaldo Tordera

Direttore Generale Carispaq

 

 

Presso la sede del Parlamento Europeo a Bruxelles il 2 luglio 2003, venne presentata la mostra “Umbria. Dalla ricostruzione, lo sviluppo”, una mostra che sintetizzava l’esperienza di una regione che ha vissuto il nostro stesso dramma e che ha saputo uscirne vincitrice.

Un titolo che per l’Umbria ha il senso di una presa d’atto, per L’Aquila della sintesi di un obiettivo da perseguire con forza.

 

La ricostruzione è una necessità dell’anima, prima ancora che materiale. E nel realizzarla bisogna saper coniugare passato e futuro, memoria e innovazione. Senza avere fretta.

Tuttavia, se si vuole fare veramente della ricostruzione una occasione di sviluppo e di crescita, occorre darsi una strategia e costituire un team di risorse umane e finanziarie che si occupino della sua realizzazione.

Non potrebbe esserci errore più grave che affrontare la ricostruzione senza una visione strategica della futura città e del futuro territorio, che coniughi il mantenimento della memoria con l’innovazione.

 

Il profilo della città prima del terremoto è quello di una città in forte declino, con una produzione industriale in sensibile diminuzione, la cassa integrazione in aumento,  la crisi del commercio, il sogno di un turismo nei fatti inesistente, soffocata dal traffico, senza servizi di mobilità urbana adeguati. La crisi dell’elettronica aveva già  distrutto la struttura produttiva portante della sua economia, riducendo gli addetti a poco meno di trecento dai cinquemila del passato.

La mancanza di moderne infrastrutture di collegamento contribuiva ad aggravare l’isolamento economico della città dal resto della Regione e da Roma, suo naturale “mercato di sbocco”.

Solo l’università, con i suoi studenti, continuava a sostenere una economia di basso profilo e ad animare la città e il centro storico.

 

Il terremoto del 6 aprile ha impresso a questi temi una nuova connotazione, rafforzandoli e creando paradossalmente maggiori opportunità per una loro risoluzione. A cominciare dall’assetto urbanistico, senza dimenticare il tessuto economico e sociale.

 

Uno dei punti di snodo per questo nuovo sviluppo sociale, economico e culturale è rappresentato anche dalle caratteristiche che assume il rapporto tra il sistema bancario e il territorio, cioè il tessuto delle imprese, le autonomie locali e funzionali, gli attori sociali e culturali.

 

La Carispaq e’ stata duramente colpita nella sua attività di intermediazione, nelle sue prospettive di crescita, nel suo patrimonio immobiliare (oltre alle filiali, sono stati fortemente danneggiati due palazzi di interesse storico, la Sede di Corso Vittorio Emanuele e Palazzo Branconio).

Nel cratere ha 19 filiali, di cui 13 a L’Aquila  e il  50% circa delle masse intermediate. Due agenzie dell’Aquila temporaneamente chiuse e 7 operative nei container.

 

Tuttavia, anche se azienda terremotata essa stessa, continua ad esercitare il suo ruolo secolare di banca del territorio, in coerenza con la sua missione e il suo sistema di valori, attraverso le iniziative a sostegno della clientela e la partecipazione attiva ai progetti per la ricostruzione della città.

 

Soprattutto, la Carispaq è presente in tutti i tavoli istituzionali e imprenditoriali costituitisi per affrontare l’emergenza e avviare la ricostruzione, non solo per la sua funzione di “impresa” bancaria, ma anche con un ruolo proattivo nella definizione delle strategie per la città del “dopo terremoto”.

 

La città è ripartita dall’Università. Dalla comune consapevolezza di Carispaq e del Rettore dell’Università, all’indomani del 6 aprile, è stato avviato un polo su un terreno di proprietà della Cassa, che già disponeva di un progetto cantierabile approvato poi dal Consiglio comunale dell’Aquila.

 

Ma tutta l’economia ha bisogno di ripartire, e ora la prima emergenza da risolvere è quella del lavoro.

 

Da subito dobbiamo porre le basi per una nuova struttura imprenditoriale, che possa creare occupazione e sostenere lo sviluppo a lungo termine.

Finché non torneranno tutti i nuclei familiari che ricominceranno a lavorare, non avremo un avvio di ritorno alla normalità.

 

Anche e soprattutto per “ricominciare a lavorare” abbiamo dedicato tempo a coinvolgere imprenditori locali con imprenditori di altri territori per costituire consorzi utili ad intervenire nei lavori della ricostruzione.

Registriamo con soddisfazione che più di un consorzio è stato costituito.

 

Il settore industriale non deve essere abbandonato, e in questo senso la creazione di una zona franca nel cratere rappresenta una grande opportunità, anche per l’affermazione di una imprenditoria autoctona.

 

Il terremoto ha compromesso i punti di forza dell’offerta turistica, ma ha dato alla città e al suo hinterland, insieme al G8,  una copertura mediatica che nessuna impensabile campagna pubblicitaria poteva ottenere. Bisogna avvantaggiarsene nel medio periodo, attraverso una strategia per il rafforzamento delle potenzialità, ancorché recuperate, del territorio.

 

Si è aperto dunque uno spazio strategico che la Carispaq ha deciso di percorrere insieme agli enti locali, alle autonomie funzionali del territorio e alla Protezione Civile, al fine di creare le sinergie capaci di mobilizzare quelle risorse economiche e finanziarie  senza le quali qualunque progetto di sviluppo per la città, per quanto esaltante,  resta semplicemente un “sogno” nel cassetto.

 

Ma la conoscenza del territorio e dei suoi bisogni – tipica delle piccole aziende bancarie – deve essere integrata con prodotti e servizi qualificati di livello internazionale, che solo l’appartenenza ad un grande gruppo bancario come il Gruppo Bper può consentire.

 

Siamo una banca integrata in un Gruppo che ha sempre voluto riconoscere l’identità e il valore dei territori in cui è entrato, del quale condividiamo pienamente la mission di “essere il sistema federale di banche più vicino ai bisogni e ai progetti di famiglie e piccole/medie imprese, un punto di riferimento nel mercato in termini di solidità e servizio al cliente, con l’impegno di contribuire allo sviluppo economico e con una attenzione alle istanze sociali dei territori in cui opera, in coerenza con lo spirito del credito popolare”.

 

Questa appartenenza ci ha consentito nell’emergenza di essere operativi fin dal mattino del 6 aprile, ma soprattutto ci dà forza per le sfide che ci attendono, ci consente di poter continuare a sostenere il nostro ruolo come e più di prima; al riguardo abbiamo valutato opportuno costituire un Fondo Immobiliare chiuso atto a promuovere operazioni di ampio valore strategico.

 

Niente è più come prima, se non l’obbligo che tutta la classe dirigente ha di evitare di camminare lentamente o, peggio, senza un progetto per il futuro.

 

Ma “bisogna essere bravi banchieri anche quando l’economia va male, prudenti e attenti alla qualità del credito, senza per questo rinunciare  al compito di finanziare l’economia”

 

(liberamente estratto dal l’intervento del D.G. in occasione della presenza del Governatore Draghi all’Aquila)

 

 

 

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