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IL CONTRATTO DI LAVORO EUROPEO Cosa cambia nei contratti a termine

Roma, 28 giugno 2001. Il Consiglio dei ministri vara il cosiddetto “pacchetto dei 100 giorni”, le prime iniziative che il governo si propone di approvare nei suoi primi mesi di attività. Si tratta di dodici misure per il rilancio dell’economia che, secondo Silvio Berlusconi “servirà a dare una scossa all’economia”. Tra le dodici, arriva finalmente il recepimento della direttiva comunitaria 99/70/CE destinata a valorizzare il lavoro delle organizzazioni sindacali e dei datori di lavoro che, per un anno, si sono impegnate alla ricerca del consenso sul testo di legge che liberalizza i contratti a termine.
Il provvedimento, che sul piano operativo sarà inglobato in un decreto legislativo, ha di fatto sbloccato la vertenza sui contratti a termine.

“Il contratto – come recita il comunicato di Palazzo Chigi – rovescia l’impostazione tradizionale per cui è tutto vietato salvo ciò che è permesso. Il lavoro a tempo determinato e quello a tempo indeterminato avranno d’ora in poi parità di status giuridico, nel rispetto di un preciso catalogo di garanzie”. Per prevenire abusi è stabilita una durata massima totale per le sole ipotesi di proroga dei contratti con termine iniziale inferiore a tre anni. Sono inoltre previsti forti incentivi alla formazione.

In estrema sintesi, ecco le regole nuove e fondamentali del “contratto a tempo”.

Limiti quantitativi. Solo la contrattazione collettiva di categoria può definire le percentuali massime di utilizzo dei lavoratori a tempo rispetto al numero degli assunti a tempo indeterminato.

Motivazioni. I contratti a termini possono essere adottati per ragioni di carattere organizzativo e tecnico-produttivo e non è previsto alcun rinvio alla contrattazione collettiva (come chiedeva la Cgil) per la fissazione di ulteriori causali. Nella normativa precedente, invece, erano previste una serie inderogabile di causali fisse.

Il datore di lavoro deve consegnare al lavoratore la lettera scritta individuale nella quale è indicata la causale.

Durata. La durata dei contratti, e i rinnovi, è libera purché si rispetti il periodo di 10-20 giorni di interruzione. Il contratto a tempo, sempre inferiore ai tre anni, può essere prorogato una sola volta, e per una durata complessiva che non superi i 36 mesi. Dunque, in totale tra primo contratto e contratto prorogato non si possono scavalcare i tre anni.

Eccezioni. Non ci sono limiti quantitativi per i lavoratori con più di 55 anni e per i contratti di durata non superiore a sette mesi (nelle aree svantaggiare le parti possono decidere l’abbattimento dei tetti anche per contratti per più di sette mesi). Niente limiti, inoltre, anche per assunzioni di giovani, lavoratori stagionali nelle fasi di avvio di un’impresa e nel caso di sostituzione di lavoratore assente.

Casi di esclusione. Il contratto a termine è vietato nei casi di sostituzione di lavoratore in sciopero, se l’azienda è in cassa integrazione o riduzione di personale e se non viene applicata la 626 sulla sicurezza.

Vigenza. La contrattazione collettiva rimane vigente fino alla sua naturale scadenza, momento in cui potrà subentrare la nuova disciplina.

 

Il catalogo delle garanzie

In sintesi, alcuni degli articoli più importanti contenuti nel testo di riforma.

 

TITOLO 1

 

Art. 1

(Apposizione del termine)

1.E’ consentita l’apposizione di un termine alla durata del contratto di lavoro subordinato, a fronte di ragioni di carattere tecnico , produttivo, organizzativo o sostitutivo.

2.La apposizione del termine è priva di effetto se non risulta, direttamente od indirettamente, da atto scritto nel quale sono specificate le ragioni di cui al comma precedente.

3.Copia dell’atto scritto deve essere consegnata dal datore di lavoro al lavoratore, entro cinque giorni lavorativi dall’inizio della prestazione.

4.La scrittura non è tuttavia necessaria, quando la durata del rapporto di lavoro, puramente occasionale, non sia superiore a 12 giorni.

 

Art. 2 […]

 

Art. 3

(Divieti)

1.La apposizione di un termine alla durata di un contratto di lavoro subordinato non è ammessa:

a.per la sostituzione di lavoratori che esercitano il diritto di sciopero;

b.salva diversa disposizione degli accordi sindacali, presso unità produttive nelle quali si sia proceduto, entro i sei mesi precedenti, a licenziamenti collettivi ai sensi degli articoli 4 e 24 della legge 23 luglio 1991, n. 223, che abbiano riguardato lavoratori adibiti alle stesse mansioni cui si riferisce il contratto di lavoro a tempo determinato, salvo che tale contratto sia concluso per provvedere a sostituzione di lavoratori assenti, ovvero sia concluso ai sensi dell’art. 8, comma 2, della legge 23 luglio 1991, n. 223, ovvero abbia una durata iniziale non superiore a tre mesi;

c.presso unità produttive nelle quali sia operante una sospensione dei rapporti o una riduzione dell’orario, con diritto al trattamento di integrazione salariale, che interessino lavoratori adibiti alle mansioni cui si riferisce il contratto a termine;

d.da parte delle imprese che non abbiano effettuato la valutazione dei rischi ai sensi dell’art. 4 del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, e successive modificazioni ed integrazioni.

 

Art. 4

(Disciplina della proroga)

1.Il termine del contratto a tempo determinato può essere, con il consenso del lavoratore, prorogato solo quando la durata iniziale del contratto sia inferiore a tre anni. In questi casi la proroga è ammessa una sola volta e a condizione che sia richiesta da ragioni oggettive e si riferisca alla stessa attività lavorativa per la quale il contratto è stato stipulato a tempo determinato. Con esclusivo riferimento a tale ipotesi la durata complessiva del rapporto a termine non potrà essere superiore ai tre anni.

2.L’onore della prova relativa all’obiettiva esistenza delle ragioni che giustificano l’eventuale proroga del termine stesso, è a carico del datore di lavoro.

 

Art. 5

(Scadenza del termine e sanzioni. Successione dei contratti)

1.Se il rapporto di lavoro continua dopo la scadenza del termine inizialmente fissato o successivamente prorogato ai sensi dell’art. 4, il datore di lavoro è tenuto a corrispondere al lavoratore una maggiorazione della retribuzione per ogni giorno di continuazione del rapporto pari al venti per cento fino al decimo giorno successivo, al quaranta per cento per ciascun giorno ulteriore.

2.Se il rapporto di lavoro continua oltre il ventesimo giorno in caso di contratto di durata inferiore a sei mesi, ovvero oltre il trentesimo negli altri casi, il contratto si considera a tempo indeterminato dalla scadenza dei predetti termini.

3.Qualora il lavoratore venga riassunto a termine, ai sensi dell’art. 1, entro un periodo di dieci giorni dalla data di scadenza di un contratto di durata fino a sei mesi, ovvero venti giorni dalla data di scadenza di un contratto di durata superiore ai sei mesi, il secondo contratto si considera a tempo indeterminato.

4.Quando si tratti di due assunzioni successive a termine, intendendosi per tali quelle effettuate senza alcuna soluzione di continuità – il rapporto di lavoro si considera a tempo indeterminato dalla data di stipulazione del primo contratto.

 

Art. 6

(Principio di non discriminazione)

1.Al prestatore di lavoro con contratto a tempo determinato spettano le ferie e la gratifica natalizia o la tredicesima mensilità, il trattamento di fine rapporto e ogni altro trattamento in atto nell’impresa per i lavoratori con contratto a tempo indeterminato comparabili, intendendosi per tali quelli inquadrati nello stesso livello in forza dei criteri di classificazione stabiliti dalla contrattazione collettiva, ed in proporzione al periodo lavorativo prestato sempre che non sia obiettivamente incompatibile con la natura del contratto a termine.

 

Art. 7 […]

 

Art. 8

(Criteri di computo)

1.Ai fini di cui all’art. 35 della l. 20 maggio 1970, n. 300, i lavoratori con contratto a tempo determinato sono computabili ove il contratto abbia durata superiore a nove mesi.

 

Art. 9 e Art. 10 […].

 

Art. 11

[…]

4.Ai sensi dell’articolo 1, comma 4 della legge 29 dicembre 2000, n. 422, entro un anno dalla data di entrata in vigore del presente provvedimento, al fine di dare puntuale attuazione ai criteri direttivi stabiliti nella Direttiva 99/70/CE, e sulla base dell’esperienza del primo periodo di applicazione, il Governo può emanare con la procedura indicata nell’articolo 1, commi 2 e 3, della citata legge n. 422, del 2000, e comunque fermi restando i criteri direttivi contenuti nella Direttiva stessa, uno o più decreti legislativi recanti disposizioni integrative e correttive del presente provvedimento.

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