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IDENTIKIT DELL’IMPRENDITORE …E DEGLI INTERVISTATI

Ma come dovrebbe essere un imprenditore?

Quali requisiti dovrebbe avere?

Abbiamo intervistato alcuni “uomini chiave” della città per sentire da loro (da chi altri se no?) che cosa, o come, noi del Sud dovremmo avere o essere per risollevare le sorti della Regione. E le nostre.

Poiché riteniamo che questa indagine possa ritenersi solo il punto di partenza di un discorso assai complesso, abbiamo preteso risposte sintetiche (i discorsi li conosciamo già), tali da essere agili ancorché esaustive.

 

DOMANDA: se si trovasse a dover emanare un  bando di concorso per l’assunzione di n.x imprenditori, quali requisiti richiederebbe?

 

Niente formazione aziendale, niente corsi di questo o di quello… nessun titolo: e il punteggio dei concorrenti come si valuta?

C’è chi richiederebbe come requisito l’intuizione, chi lo spirito di iniziativa, chi la passione e il credo, chi la fantasia.

E di fantasia sembra proprio che ce ne voglia tanta per essere “uomini chiave”.

Buona lettura

 

Il Presidente della Camera di Commercio, dott. Benito Bove così si è espresso: «Oltre alla necessità del possesso di una cultura d’impresa, di una profonda conoscenza del mercato, dell’apertura culturale verso ogni tipo di innovazione tecnologica, per un imprenditore è necessaria anche una spiccata capacità di intuizione. Tale dote è innata ed è più importante delle capacità organizzative, qualità imprescindibili per un’altra figura: quella del manager aziendale. Tutte queste peculiarità -conclude  Bove- devono però, per estrinsecarsi, trovare un ambiente in cui la cultura d’impresa venga adeguatamente stimolata e favorita».

 

Dato che ci interessava toccare anche un punto di cui oggigiorno si dibatte molto, il rapporto fra scuola e mondo del lavoro, siamo subito andati ad interpellare qualcuno che facesse al caso nostro: Il Provveditore agli studi, Prof. Giancola sottolinea, per l’imprenditore, la necessità di «…una preparazione  molto ampia, non specifica, tale da renderlo culturalmente aperto e pronto ad affrontare situazioni nuove e spesso complesse. Ulteriori peculiarità  dell’imprenditore devono essere la fantasia e una grande  adattabilità alle diverse esigenze». 

 

Le doti intuitive evidenziate dal Presidente della Camera di Commercio, sono giudicate fondamentali anche dal Rettore dell’Università prof. Luigi Bignardi, che annovera anche capacità di analisi e sintesi e di rapporto umano. Per Bignardi l’imprenditore deve inoltre avere una forte motivazione e, ovviamente, spirito d’iniziativa e nessuna paura di assumersi responsabilità. «Attualmente -aggiunge il Rettore- dato l’allargamento dei mercati, sono avvantaggiati quegli imprenditori che conoscono almeno una lingua straniera».

 

 

Il Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio, ex Rettore dell’Università, Prof. Schippa Ha risposto argutamente alle nostre domande: «Un imprenditore deve sapersi buttare col paracadute! Deve possedere la capacità di calcolare i rischi a cui va necessariamente incontro nel suo lavoro. A ciò si aggiunga la conoscenza delle metodologie di indagine di mercato e di gestione aziendale; tali requisiti, però, si possono comunque apprendere col tempo e con l’esperienza».

 

Si è generalmente daccordo nel dire che fra le cause dell’esiguità numerica della nostra classe imprenditoriale c’è una certa mancanza di disponibilità di capitali esacerbata dalla difficoltà di accesso al credito.

E’ altrettanto vero che un numero non trascurabile di tentativi imprenditoriali non supportati da preventive indagini e, talvolta, nemmeno da sincere predisposizioni individuali, è fallito non appena le difficoltà del mercato si sono fatte più pesanti: per il Presidente della Provincia Palmiro Susi, «…l’imprenditore deve saper cogliere gli indirizzi che si possono intraprendere in una data realtà imprenditoriale e di quella realtà deve cogliere le caratteristiche e le potenzialità, Ogni forma imprenditoriale è ben accetta ma è interesse dell’imprenditore capire la vocazione della zona in cui opera. L’imprenditore deve comunque avere la passione, deve credere fino in fondo in un progetto e deve esaltarlo per renderlo competitivo. Deve altresì possedere una conoscenza profonda delle tecnologie e saper scegliere le sinergie; deve saper da subito individuare un’équipe che completi il ciclo, dal reperimento delle materie prime alla distribuzione».

 

e dulcis in fundo

Studi condotti nel mezzogiorno – abbiamo già avuto modo di parlarne sulle pagine del nostro giornale- hanno comprovato la generalizzata scarsa diffusione della cultura imprenditoriale; il Sindaco dell’Aquila, Antonio Centi, ad un imprenditore che si trovi ad operare nella nostra area, chiederebbe prima di tutto  «…di apportare un innalzamento della cultura d’impresa: l’imprenditore dovrebbe dimostrare che ce la si può fare, che è possibile trasformare la nostra economia da tendenzialmente stagnante a dinamica. Il suo operato dovrebbe rivelarsi dimostrativo affinché possa essere superata la cultura del posto fisso, cosicché possa distribuirsi nel nostro territorio la consapevolezza della possibilità di esaltazione dei fattori dinamici dell’economia».

(M.P.I. e E.I.)

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