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I punti importanti erano tre: semplificazione dell’attività amministrativa; razionalizzazione delle strutture amministrative; mobilità del personale. Non c’è niente nella finanziaria 2005

di Sabino Cassese

 

La legge finanziaria è una norma flessibile, “ad organetto”. Si presta sia a una disciplina generale, sia ad un’interpretazione minimalista. Un esempio del primo tipo è costituito dalla finanziaria del governo Ciampi (quella del 1994), che conteneva un complessivo disegno di riordino delle amministrazioni pubbliche e di alcuni settori importanti delle strutture dello Stato erogatore, come la scuola e la sanità. Numerose finanziarie successive hanno avuto un impianto minimalista, nel senso di essere limitate alla parte più direttamente legata ai risparmi di spesa.

Tuttavia, mai si era giunti così in basso come quest’anno. La finanziaria 2005 è una accozzaglia di “micro norme”, che trovano l’unica spiegazione nel desiderio del governo di far contenti tutti. Non vi è un disegno, non vi è un principio ispiratore, non vi è una politica.

L’unico contenuto importante di questa finanziaria “monster” è costituito dal limite della spesa. E’ stato introdotto il principio secondo il quale le amministrazioni debbono spendere, nel 2005, il 2% in meno di ciò che hanno speso nell’anno precedente.

Questo è un criterio di carattere generale, che trova numerose eccezioni, in tutti i sensi. Da una parte, infatti, il limite, in alcuni casi, è riferito non solo al 2005, ma anche ai due anni successivi. Dall’altro, in 0altri casi, questa percentuale è innalzata, in modo da assicurare maggiori risparmi. Infine, in alcuni casi, la percentuale è diminuita, per garantire una maggiore quantità di spesa.

Il limite del 2% non è sbagliato in sé. Tuttavia, si può dubitare della sua efficacia. Infatti, la prescrizione per legge di un limite di spesa potrebbe non impedire la stipulazione di contratti e, in generale, il sorgere di obbligazioni che finiscono per incidere sulla spesa. In altre parole, questo limite sembra operare sul corso del fiume della spesa pubblica, a valle, invece che a monte. Ed è noto che le acque di un fiume non si fermano a valle, quando si sono ingrossate ed hanno acquisito maggiore forza e velocità.

Le molte proclamazioni del governo potevano far sperare che nella finanziaria 2005 venissero inseriti almeno tre capitoli importanti per il sistema imprenditoriale e, in generale, per la società: quello sulla semplificazione dell’attività amministrativa; quella sulla razionalizzazione delle strutture amministrative; quello sulla mobilità del personale.

La semplificazione produce due benefici. Il primo è quello interno, in quanto diminuisce i costi dell’azione amministrativa. Il secondo beneficio è quello esterno, perché essa richiede minore attività ai privati e, quindi, diminuisce i costi che le imprese debbono affrontare per ottenere autorizzazioni, licenze, concessioni, verifiche e valutazioni, ecc. Dunque, la semplificazione avrebbe potuto costituire un capitolo importante di questa finanziaria, con un duplice beneficio, per lo Stato e per il sistema imprenditoriale.

Il secondo capitolo è quello della razionalizzazione delle strutture amministrative. Anche in questo caso,  si tratta di un complesso di misure che presenta vantaggi e per l’azienda di Stato, e per il sistema imprenditoriale privato. Basti pensare al cosiddetto sportello unico, di cui è stata avviata, ma non completata, la realizzazione. Infatti, unificare tutti gli uffici che debbono trattare le pratiche amministrative delle imprese è un’opera difficile. Questa politica di razionalizzazione, avviata nella seconda metà degli anni ’90, non è stata portata a termine, perché le imprese debbono ancora rivolgersi a più “sportelli” per ottenere tutti i consensi e sottostare a tutti i controlli che sono previsti dalle leggi amministrative. Anche questo capitolo manca nella finanziaria 2005.

Il terzo aspetto che avrebbe potuto essere trattato nella finanziaria 2005 è quello della mobilità del personale. Il personale pubblico – la diagnosi è nota – è scarsamente mobile. Meglio, la sua mobilità è dettata più da esigenze interne, di corpo, proprie del personale, che da esigenze funzionali, relative alle prestazioni della macchina amministrativa. Ne deriva che il personale rimane irrazionalmente distribuito negli uffici e sul territorio. Vi sono uffici sovra-dimensionati e uffici sotto-dimensionati. Gli stessi uffici, al Sud sono stracolmi di personale, al Nord carenti di addetti. Una distribuzione migliore di personale rappresenterebbe un grosso risparmio per l‘amministrazione pubblica. E, per distribuire meglio il personale, occorrerebbe individuare incentivi ai trasferimenti.

La mia conclusione è semplice. Questa finanziaria è un coacervo di micro-modificazioni in larga misura non controllate e di cui non possiamo immaginare i risultati. Non l’ha scritta un ufficio solo, perché è il frutto di un assemblaggio di richieste provenienti da tutte le parti. Manca di un disegno programmatico e di una chiara individuazione di obiettivi. E’ l’ulteriore dimostrazione che la riforma della pubblica amministrazione, un capitolo fondamentale della spesa pubblica, è, per il governo, un cantiere chiuso.

 

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