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I giovani imprenditori di Confindustria Chieti incontrano Giulio Borrelli

Nella nuova sede di Confindustria Chieti in Val di Sangro si è svolta una tavola rotonda a cui hanno partecipato l’ex direttore ed inviato del TG 1 Giulio Borrelli (autore del libro Giù le mani dal TG 1) e i giovani imprenditori di Confindustria Chieti.
Ecco alcuni estratti dell’intervento introduttivo del presidente di Confindustria Chieti, Paolo Primavera

Discorso di Paolo Primavera

Buon pomeriggio!

Un saluto particolare al Direttore Giulio Borrelli, che ci ha onorato della Sua presenza. Ringrazio i nostri Giovani Imprenditori che hanno fortemente voluto questo appuntamento, nella certezza che la Comunicazione Pubblica riveste una centralità e un peso determinante nella gestione delle scelte e delle strategie economiche e politiche del nostro Paese e della nostra regione.

Nel corso della mia esperienza come imprenditore, ma anche grazie agli incarichi rivestiti in Confindustria, ho incontrato tanti italiani che rivestono ruoli chiave, in particolare nel settore economico, scientifico e finanziario, in altre nazioni e ho potuto constatare che esiste una comunità di abruzzesi molto attiva e apprezzata nel mondo per dedizione al lavoro ed efficienza, oltre che per i forti legami mantenuti con la nostra terra.

Leggendo il Tuo libro, Direttore, ho ritrovato entrambe queste caratteristiche:

–         dedizione al lavoro e passione, senza per questo diventare schiavi della carriera;

–         attaccamento alle radici, alle tradizioni e alla cultura della nostra terra, di cui ti sei fatto promotore nel mondo.Quando in Confindustria mi capita di intrattenere discorsi con imprenditori e manager di altre regioni o quando all’estero mi confronto con altri colleghi rilevo con

dispiacere che molti non conoscono la nostra realtà produttiva, le eccellenze che la caratterizzano, i brand forti e internazionali che il nostro territorio oggi vanta.

Eppure, lo possiamo dire a gran voce, abbiamo il più importante distretto automotive del centro-sud; la più grande joint venture europea per la produzione di veicoli commerciali; il più importante stabilimento d’Europa per le due ruote; i più famosi produttori di pasta del mondo. Persino le magliette del marchio più trendy del momento vengono pensate e progettate nella nostra provincia, ma pochi lo sanno e questa è anche una nostra responsabilità e deve essere una priorità di Confindustria invertire questa tendenza.

Primi fra tutti, noi imprenditori siamo chiamati all’importante ruolo di richiamo e promozione del nostro territorio e non possiamo più esimerci da questa responsabilità. Ma abbiamo bisogno del supporto essenziale della comunicazione pubblica e privata, che promuove, dà rilievo e seleziona le eccellenze e i protagonisti, indirizza le scelte e influenza le opinioni. Oggi viviamo una fase della storia mondiale travagliata, complessa e senza precedenti, a causa della portata della crisi: profonda, globale e dagli esiti incerti.

Questa crisi sta sconvolgendo gli equilibri mondiali e anche il modo di fare impresa, di essere competitivi nello scenario globale. Da questa crisi usciremo tutti molto diversi. Allora il vero tema è come affrontarla e venirne fuori.E questo richiede compiti eccezionali per i governi, per le imprese, per le istituzioni e per le forze sociali.Tutti noi che oggi ricopriamo incarichi di responsabilità abbiamo il compito di lavorare per preservare le ragioni della fiducia nel futuro. Di provare a dare una bussola agli imprenditori, ai lavoratori, ai cittadini e a tutti coloro che oggi vivono con ansia l’incertezza del futuro.E in questa prospettiva gioca un ruolo chiave anche la comunicazione pubblica, i media nazionali e locali, la stampa e la TV (che definisci il brillante elettrodomestico che trasmette soprattutto emozioni e diffonde atmosfere più che ragionamenti approfonditi).

Mi fa piacere vedere qui quest’oggi anche giornalisti locali e personaggi di spicco del mondo della comunicazione abruzzese riuniti nella nostra nuova sede (inaugurata lo scorso 18 dicembre), propria nel cuore della Val di Sangro, territorio che Tu, Direttore, e molti di voi conoscono bene perché vi insistono le principali aziende della Regione e perché svolge una funzione di traino per l’economia provinciale e regionale generandone un terzo del PIL.

Mai come oggi il nostro territorio ed il nostro sistema stanno vivendo un momento difficile e critico, che coinvolge trasversalmente quasi tutti i settori e mina la tenuta stessa del sistema economico e produttivo che finora aveva retto lo sviluppo della nostra provincia. La crescita, direi tumultuosa, che ha caratterizzato il nostro territorio e in particolare l’area della Val di Sangro sta effettuando una rapida decelerazione, mostrando segni gravi di criticità. La virulenza, la profondità e la globalità della crisi nonché la sua durata sta minacciando la capacità di sopravvivenza delle nostre aziende, soprattutto le medie e le piccole.

Per limitare i danni e non farsi trovare impreparati quando arriveranno momenti migliori dobbiamo lavorare su progetti condivisi e di più ampio respiro, promuovendo azioni coordinate e non a “spot”, nella certezza che chi oggi è in grado di esprimere progettualità ha maggiori possibilità di arrivare vitale alla ripresa. Come prima cosa, dobbiamo lavorare per una progressiva autonomia delle Piccole e medie imprese locali, investendo perché diventino qualificate e competitive e in grado di attrarre investimenti e rafforzare il legame delle grandi aziende con il territorio. Ancora troppo spesso – infatti – le nostre PMI sono il braccio operativo di decisioni strategiche concepite altrove, con bassa autonomia e scarsa possibilità di diversificare la produzione e la clientela.

Dobbiamo smettere di essere l’officina di aziende che hanno il sistema pensante e progettuale altrove e diventare noi stessi propositivi sviluppando progetti per il futuro che non possono prescindere da ricerca e innovazione.Siamo fieri di alcune iniziative messe in campo che riteniamo strategiche per la nostra Regione.  Mi riferisco in particolare alle 2 più importanti:

1. Il campus automotive

2. La Costa dei Trabocchi

Entrambi i progetti trovano in Confindustria il loro cuore pulsante e in questa sede il loro snodo strategico. Saremo martellanti e ripetitivi finché questi due progetti non diventeranno cantiere e poi realtà operativa perché sono il nostro futuro e con la loro realizzazione siamo legati a doppio filo.

Caro Direttore, Tu sei uno dei più conosciuti e stimati giornalisti italiani – rivolgo anche a Te questo appello perché le aspettative di questo territorio, di queste imprese e di questa comunità non vengano disattese. Ecco, in breve, quello che dovrà diventare il core business del nostro futuro:– il campus auto motive: esso consiste nella realizzazione di un centro di ricerca e sviluppo con l’attivazione di laboratori d’innovazione, di area test, nonché di infrastrutture di uso comune ed incubatori d’impresa. Già approvato dai Ministeri competenti e dalla Regione Abruzzo, particolarmente apprezzato dalle imprese, Fiat e Honda Italiain primis, individuato come uno dei migliori progetti di innovazione, il Campus prevede di raccordare le attività di ricerca del settore pubblico e privato con il fabbisogno di innovazione espresso dal sistema delle imprese. E su questo fabbisogno si fonda la sopravvivenza stessa della nostra economia.- il secondo progetto riguarda la promozione turistica del nostro territorio e gravita intorno alla unicità della Costa dei Trabocchi ed all’ex tracciato ferroviario. Il progetto prevede la realizzazione di una pista ciclabile e di nuove strutture ricettive e prodotti turistici costruendo un brand attraente e competitivo. Questa deve essere la strada da seguire per una nuova cultura della convivenza fra turismo e attività industriali.

Caro Direttore, dopo 30 anni investiti sulla capacità di produrre, di centrare gli obiettivi di costo e di qualità, è arrivato il momento di aggiungere qualcosa per poter continuare ad attrarre investimenti e progetti sul territorio ed essere competitivi nel mercato globale. Non possiamo più aspettarci che qualcuno in qualche altra parte del mondo faccia tutto per noi e poi ci dica di produrlo bene. Dobbiamo, al contrario, pensare il prodotto, svilupparlo, testarlo e venderlo. E su questo punto la differenza la faranno le persone, per la loro capacità di produrre idee e innovazione con l’obiettivo comune di far crescere parallelamente imprese e territorio, integrando conoscenze e competenze, condividendo esperienze, storie e pensieri.

Hai scritto che la vera missione del cronista è quella di stimolare la curiosità e suscitare domande. Concludo pertanto il mio intervento di saluto con un interrogativo.Caro direttore, dall’osservatorio privilegiato che Tu hai, sia per l’esperienza nella direzione del TG 1 che per gli anni trascorsi negli Stati Uniti, come giudichi l’attuale fase di standby che vive la nostra Regione e quali prospettive ci sono secondo Te per l’immediato futuro? Credi che – come l’America – anche noi siamo arrivati al capolinea del precedente ciclo di sviluppo? Restiamo – come dici nel libro – un Paese che non sa guardarsi allo specchio?

Grazie a tutti per l’attenzione.


Ecco invece alcuni passaggi salienti dell’intervento di Giulio Borrelli

“Nel libro mi sono soffermato sui fatti principali di cui sono stato testimone negli ultimi dieci anni, non solo in Italia, ma anche negli USA e negli altri paesi in cui ho lavorato o viaggiato. Ho cercato di spiegare soprattutto come funziona il servizio pubblico televisivo italiano, perché esso abbia un ruolo e delle caratteristiche molto particolari rispetto ai servizi pubblici di altre democrazie. Abbiamo un sistema televisivo nazionale anomalo, dove non c’è concorrenza e dove, proprio per questo, la qualità risulta penalizzata.

Le cause dell’anomalia italiana vanno ricercate, a mio parere, nel nostro sistema politico. Questa affermazione non è un reato di lesa maestà. Ritengo che la causa dell’arretratezza e della mancata crescita del paese sia tutta nella gestione del servizio dell’informazione. Le grandi riforme che il paese chiede – sulla sanità, sul fisco, sulla sburocratizzazione della macchina statale – non ci sono a causa di un mancato confronto e di una carente informazione, che portano allo stallo intellettuale e materiale.

Nel nostro paese quasi tutta l’informazione viene dalla tv e questo fa sì che proprio la tv venga costantemente manipolata.

Il problema non è tanto la lottizzazione, che è sempre esistita (con la spartizione dei canali tra Dc, Psi e Pci) e che esiste dappertutto (nelle banche, nella sanità ecc.), bensì l’appropriazione dei canali dell’informazione da parte di lobby ben definite.

Calare e scegliere i direttori dei Tg dall’esterno significa togliere competenza al servizio pubblico, perché chi viene da altri settori non può conoscere la televisione, che richiede particolari competenze sia tecniche che lessicali.

Così non si modernizza il paese e non lo si svecchia, anzi, lo si fa arretrare.

Una soluzione non la vedo. L’unica via percorribile è che i politici tornino a fare le leggi per tutti e non per pochi, tornino a curare l’interesse pubblico anziché l’interesse personale o dei propri amici.

Le regole devono tornare ad essere quelle del libero mercato e della competizione: solo attraverso la scelta dell’utente si può ripristinare la qualità. Ma la scelta in questo paese non c’è”.

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