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Giulianova. Architettura: VGRAMSCI fra i 17 miglior progetti italiani al Mies van der Rohe Award

Si chiama VGRAMSCI ed è uno dei 17 progetti italiani che ha ricevuto una nomination al prestigioso Mies van der Rohe Award 2017, competizione europea di architettura contemporanea a cadenza biennale indetto dalla omonima Fondazione.

Una sostituzione edilizia, ai margini del centro storico di Giulianova, che è una vera e propria opera d’arte in cui l’architetto Giovanni Vaccarini ha tentato di unire, con successo, i due tessuti urbani opposti – antico e contemporaneo – nella città di mare abruzzese. Due tessuti urbani che convivono: quello compatto della città antica e quello diradato e costruito per vuoti più che per pieni della città contemporanea, che, con una crescita incessante, dal dopoguerra ha compromesso gran parte del territorio.

Il lotto, posto in declivio, segna il crocevia tra via Gramsci e via Cesare Battisti.

“L’edificio poggia su di basamento “cavo” che suddivide l’area in due porzioni:
– una prima (quota 0,00) con accesso direttamente da via gramsci; parte che distribuisce la parte commerciale e dei servizi dell’edificio
– una seconda con accesso da via cesare battisti (quota +3,50 mt) che distribuisce tutta la parte residenziale; una sorta di suolo artificiale su cui sono poggiati anche i giardini pensili e gli accessi pedonali.”

si legge nel progetto.

“Dal basamento esce a sbalzo su via gramsci il volume scolpito delle residenze; volume addossato all’angolo nord est a segnare il crocevia tra le due viabilità principali.
L’idea è quella di avere un suolo artificiale sollevato dal piano stradale su cui “ galleggia” il volume delle residenze.
Questa soluzione identifica in maniera chiara le differenti parti dell’edificio e permette di disegnare l’affaccio est con un grande terrazzo che guarda il mare.

Il blocco delle residenze, addossato sul lato nord, in questo modo, riesce ad inquadrare lo scorcio esistente nella cortina dell’edificato est. Uno scorcio che traguarda l’orizzonte. A sud l’area affaccia su un giardino di una delle ville storiche della città, giardino da cui si proiettano le lunghe ombre dei pini.

Il progetto si apre, l’edificio si flette e proietta volumi ed affacci verso lo spazio esterno; grosse aperture vetrate includono brani di paesaggio negli interni degli alloggi.

Il flesso della facciata principale prende la luce in maniera di differenziata, cosa che si evidenzia alle diverse ore del giorno; una citazione dell’amata palazzina in via Archimede a Roma di Ugo Luccichenti.
I volumi disegnano sotto la luce un gioco di ombre che si fonde con quelle del paesaggio circostante”.

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