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Germania: si ferma la locomotiva, le aziende non assumono più

Cattive notizie sul fronte del mercato del lavoro tedesco. I dati sull’occupazione peggiorano, sullo sfondo della crisi dell’Eurozona e del rallentamento della congiuntura tedesca. La notizia può avere effetti d’ogni valenza politica sull’opinione pubblica. Può cioè far aprire gli occhi agli elettori e far capire loro che senza il salvataggio dell’euro anche la prima potenza europea rischia. Oppure può fornire un argomento alla propaganda dei falchi euroscettici, spesso convinti che è la crisi dell’Eurozona, con il costo dei crescenti aiuti tedeschi, a sottrarre risorse all’economia reale del paese e quindi anche alla creazione di posti di lavoro.

Secondo i dati resi noti stamane dall’Ufficio federale del Lavoro con sede a Norimberga, il numero dei senza lavoro è salito in luglio di due decimi di punto percentuali rispetto a giugno, cioè dal 6,6 al 6,8 per cento della popolazione attiva. Il che vuol dire che il totale dei disoccupati è salito di 67mila unità a 2milioni 876mila persone senza lavoro. Usando diversi sistemi di calcolo l’ufficio federale di statistica parla invece di un calo della disoccupazione dal 5,5 per cento di maggio al 5,2 per cento in luglio. Comunque, insiste l’Ufficio federale del lavoro, il mercato dell’occupazione sta perdendo slancio. E secondo Destatis l’occupazione è calata dal 69,5 per cento del mese precedente al 62,5 a luglio. Insomma la locomotiva Germania non è invulnerabile alle tendenze negative o addirittura recessive negli altri paesi dell’Eurozona.

Ciò nonostante, i trend positivi di lungo termine del mercato del lavoro in Germania continuano a far sentire il loro effetto benefico: il numero dei senza lavoro sale appunto a luglio rispetto a giugno, ma se il confronto viene invece effettuato tra luglio 2011 e luglio di quest’anno, abbiamo comunque adesso un calo della disoccupazione di circa 63mila unità.

Ma il rallentamento della congiuntura fa sentire i suoi effetti, con un aumento di settemila persone in cerca di prima occupazione, e al tempo stesso cala il numero dei posti di lavoro messi a disposizione dalle aziende. Perché, spiegano all’Ufficio federale del lavoro, “a fronte di moderate aspettative sulla congiuntura, le aziende sono più prudenti nella loro politica di assunzioni”. Il mercato del lavoro è ancora sano e robusto, e non c’è segnale di crisi grave, dice la ministro del Lavoro Ursula von der Leyen cercando di minimizzare e rassicurare, ma ammette comunque che vista la situazione complessiva delle economie europee e il rallentamento cinese non c’è da aspettarsi miracoli e si coglie un certo scetticismo da parte degli imprenditori.
Da Repubblica Economia

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