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Francavilla: class action contro canoni

I cittadini di Francavilla stanno pensando a far nascere un comitato per portare avanti una class action contro la rivendicazione dei canoni enfiteutici da parte del Comune, che con raccomandata, il 23 dicembre scorso, ha richiesto a 5mila residenti il pagamento di una tassa di cui molti non conoscevano neppure l’esistenza (la definizione secondo il Diritto nel link). Prima lo sconcerto, poi le proteste, poi il primo pronucniamento di un giudice di pace, all’inizio del 2012, che non ha annullato il balzello, ma è intervenuto con un’ordinanza di sospensione della rivendicazione da parte dell’ente. Ma dal Comune non c’è stato alcun dietrofront.
«Sulla missiva ricevuta c’è un termine di 30 giorni per il pagamento, trascorso il quale avviene direttamente la messa in mora del debito – spiega Daniele Fabrizio, uno dei cittadini destinatari della richiesta di pagamento – Siamo in 5mila, ma non si capisce con quale criterio i nostri nominativi siano stati selezionati, perché sia toccato a me e non al mio vicino pur possidente. Così come non si comprende come si possa rivendicare il pagamento di un canone che si riferisce a un terreno agricolo facendo riferimento a terreni che agricoli non sono più: parliamo di aree dove sono state costruite civili abitazioni, condomini. Che senso ha tutto questo in un momento drammatico per la nostra economia: in giugno dovremo pagare anche l’Imu, era proprio il caso rispolverare figure e pratiche del Medioevo?».
Ironia a parte, il diritto non è recente, come detto dal destinatario, molti non sapevano neppure che sui loro terreni gravasse tale figura, eppure l’operazione, costata circa 38mila euro al Comune, stando alle ultime prese di posizione, è partita: «Né sulla documentazione di acquisto, sui documenti notarili dei passaggi proprietari abbiamo mai riscontrato l’esistenza del canone – continua – Ci siamo dovuti documentare per scoprire che il Canone enfiteutico risale al Diritto Romano e venivano usati nel Medioevo quando i nobili e lo Stato davano in concessione le terre agricole ai contadini, chiedendo in cambio una contropartita in natura o in denaro. Con la riforma agraria questi canoni sono andati in disuso, solo lo Stato Pontificio li ha mantenuti vivi in alcuni casi, so che la chiesa sta rivendicando questi canoni, ma il Comune di Francavilla in base a quale motivazione si muove?»
Di ufficiale c’è uno sportello con tre addetti che dovrebbero rispondere ai tanti dubbi dei 5mila destinatari delle richieste, gente che mai ha pagato, perché mai nessuno ha rivendicato, dicono e che ora si sta organizzando per capire la cosa e per difendersi dall’imposizione. Inoltre sul portale del Comune c’è una sezione tutta dedicata al tributo, con la delibera per il recupero delle somme alla documentazione relativa (nel link).
«Ci siamo mossi in base a dati mappali, derivanti dal catasto – spiegano dagli uffici finanziari del Comune – I nominativi sono venuti fuori da lì. Per il momento sono 5mila ma non sono tutti, il Comune ha avviato un’operazione di verifica completa. Rivendicando i pagamenti l’amministrazione ha interrotto la prescrizione dal 2006 a oggi e stiamo prendendo in considerazione le richieste dei cittadini anche con l’ufficio ad hoc, in cui lavorano archivisti demaniali, che verificano la situazione per arrivare a una soluzione». Per capire se il diritto rivendicato è ancora in piedi, innanzitutto e come pagare, perché i 30 giorni indicati nella cartella non saranno perentori: «Ma questo non significa che non si debba pagare – viene specificato dagli addetti – Altrimenti il Comune si dovrà muovere per recuperarli. Quello che stiamo facendo è risolvere tutti i dubbi, sia quelli della gente che ha ricevuto l’avviso, sia pure i nostri». Finestra di dialogo aperta, dunque, anche se di fronte a una cartella da migliaia di euro la disponibilità al dialogo si abbassa: «Alcune richieste sono alte perché in presenza di più enfiteuti, tutti sono tenuti in solido, quindi nel caso di un condominio, mettiamo un canone complessivo da 1000 euro, l’abbiamo richiesto a tutti in tale entità, chiaro che vada frazionato. Inoltre va detto che contrariamente ad altri soggetti come privati o come la chiesa che stanno rivendicando i pagamenti in base al valore di mercato delle aree, il Comune sta valutando quello agricolo medio, con l’abbattimento dell’80 per cento per coltivatori diretti e 50 per cento per uso agricolo fuori dal tessuto urbano».
Ma queste spiegazioni, risuonate anche in un’assemblea pubblica a cui ha partecipato anche il sindaco Antonio Luciani, non convincono i cittadini, soprattutto quelli che mai si sarebbero aspettati di pagare una tassa di cui non erano a conoscenza e che si stanno organizzando: «Si parla di un comitato, innanzitutto – riprende Fabrizio – Presumibilmente anche di una class action, perché ricorsi individuali sono più costosi di uno unico, contro balzelli davvero onerosi, nel mio caso sono 1.200 euro, ma ci sono cartelle anche da 15mila. Ci sono rivendicazioni che vanno indietro di 15 anni. Ripercorrendo la storia dei terreni a cui si riferiscono, le ultime riscossioni si collocano a prima della guerra. Ed è difficile capire dalle carte del Comune, perché non ci sono documenti chiarificatori in allegato. Ci auguriamo solo che dopo l’enfiteusi a qualcuno non venga in mente di rispolverare qualche altra discutibile pratica medievale».
Di sicuro il canone andrà a regime, nel senso, ci dicono dal Comune, che verrà richiesto anche per gli anni a venire, a meno che il destinatario del canone non si “affranchi” dal balzello, pagando in un’unica soluzione 15 anni insieme e liberandosi così dall’imposizione.

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