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FLESSIBILITA’ DEL LAVORO E SGRAVI FISCALI E CONTRIBUTIVI SONO LA BATTAGLIA DEL PRESIDENTE LOMBARDI PER L’ABRUZZO

La Regione Abruzzo ha incontrato i locali rappresentanti  di Confindustria.

Che cosa è significato per voi?

Una grande conquista. Finalmente il nostro Governo sembra rendersi conto che l’imprenditorialità in Abruzzo deve ancora svilupparsi e che, soprattutto,  per farla nascere il mondo politico e quello economico si devono accordare in uno sforzo unidirezionale. Sembra assurdo ma è proprio così: fino ad oggi gli amministratori della cosa pubblica e gli operatori del mondo produttivo, quelli che creano ricchezza, si sono mossi percorrendo strade parallele, senza mai incontrarsi per pianificare unitariamente lo sviluppo del territorio sul quale entrambi “inter-agiscono”. Può apparire un paradosso ma proprio adesso che non ci sono più soldi e finanziamenti “a pioggia” è possibile che la situazione cambi:  con la Regione abbiamo chiarito che l’operazione da fare non è più quella dell’ “addizione”, di contributi e agevolazioni,  ma quella della  “sottrazione”, e cioè della diminuzione degli oneri fiscali e contributivi.

Certo che molti erano i punti all’ordine del giorno… ci sono state solo dichiarazioni di intenti o qualcosa in concreto si è mosso?

E’ vero, gli argomenti erano molti e di difficile trattazione. Ma la Commissione nata in questa occasione secondo me è già un grande risultato:  per la prima volta, ci sarà l’opportunità di decidere insieme il da farsi.

Comunque, la concretezza dell’incontro potrà essere verificata solo a cose fatte. Gli argomenti più scottanti ed urgenti sono, essenzialmente, relativi al costo del denaro, all’integrazione dei fondi da reperire per la legge 488 e agli sgravi fiscali ma, forse, nell’immediato riusciremo a far fronte comune solo sugli ultimi due.

Per il momento di certo c’è solamente questa commissione tecnica permanente di 12 elementi (6 da parte della Regione e 6 da parte di Confindustria) che si riunirà periodicamente.

Dall’assessore Arista siete stati apertamente invitati a partecipare al piano di formazione professionale della Regione. Con quali proposte interverrete?

A nostro avviso è fondamentale chiarire una volta per tutte che la formazione non può avere come riferimento la grande industria ma che, anzi, deve partire dall’analisi delle esigenze specifiche delle piccole e medie imprese, per le quali deve essere pensata e formulata in modo mirato. Quindi, per prima cosa, si dovrebbero verificare, caso per caso, le condizioni delle singole aziende ed entrare nella specificità dei bisogni di ciascuna. Se la formazione rimane “nella generalità”, diretta a tutti e a nessuno, allora è puro assistenzialismo, perdita di tempo e di soldi. Insomma, bisogna cambiare il metodo di approccio: non più piani astratti, studiati sulla carta e disegnati dall’alto, ma programmi elaborati sulla scorta di dati raccolti, esaminati e debitamente valutati.  In ogni caso, la formazione deve essere mirata: non può essere uguale per tutte le aziende, siano esse grandi che piccole. 

Il Regional technology plan sarà la sede per far valere le ragioni dell’Abruzzo, posto che ne abbia, presso Bruxelles?

Se per ragioni dell’Abruzzo intendiamo la possibilità di accedere alle provvidenze comunitarie, preferisco non spendere una parola perché credo poco allo sviluppo importato. Lo sviluppo è una pianta che deve nascere sul territorio. Non deve arrivare da sedi tanto lontane come è Bruxelles. L’industriale si fa sul campo. L’imprenditorialità da noi è venuta da fuori: grandi aziende hanno costruito qui, ma nessuna di queste è figlia nostra. Se vogliamo che l’imprenditoria nasca in loco, spontaneamente, non bastano i fondi di incentivazione, servono sgravi fiscali e contributivi e flessibilità del lavoro. Diversamente si fa solo assistenzialismo.

 

(INTERVISTA BARABASCHI PRESIDENTE DELLA FEDERAZIONE DEGLI INDUSTRIALI)

Quale futuro vede con la costituzione del tavolo tecnico?

Non sono mai molto ottimista quando si adottano soluzioni interlocutorie. Sono un imprenditore, e come tale tendo ad affrontare in modo diretto e concreto le difficoltà. C’è bisogno di azioni efficaci nel campo del lavoro e dell’occupazione, vale a dire creare le condizioni per nuovi investimenti con una idonea politica fiscale. Si tratta di azioni da compiere… non di concetti di cui disquisire. Non vorrei che questo tavolo, nato tecnico, si rivelasse invece “filosofico”. Spero che la presenza degli imprenditori potrà servire proprio a questo, a fare meno filosofia e più prassi: se la Commissione si rivelerà una palestra di esercizi logici anziché di azioni concrete sarà un fallimento. E anche noi, agli occhi di tutti, ne saremo i coautori… non credo di peccare di vittimismo, anzi.

Riflettendo singolarmente i punti che avete discusso, quali crede che saranno risolti per primi?

Personalmente vorrei che si risolvesse immediatamente la questione degli sgravi fiscali. E già da tempo mi sto attivando direttamente: è la terza volta che impegno il presidente Falconio e con Confindustria seguo il lavoro di un pool di avvocati che vagli l’ipotesi di un giudizio di ottemperanza con il quale colmare il vuoto legislativo creato con l’annullamento del decreto Mastella. Non so cosa possa effettivamente fare la Regione. Il problema a questo punto è solo governativo e non so se il Governo, a sua volta, sarà intezionato a renderci giustizia. E’ un dubbio lecito visto che già si legge che non rimborserà l’Euro Tassa.

Proprio lei, presidente, ha parlato di “certezza” per gli industriali.  In che cosa si tradurrà la certezza che ha chiesto?

L’Abruzzo è una regione ponte: la prima del Sud e l’ultima del Centro Nord. Noi abbiamo già accettato la competizione e “voleremo con le nostre ali”, ma dobbiamo sapere con certezza che cosa possiamo e che cosa non possiamo fare nel prossimo futuro: ci sono norme soggette ad interpretazioni confuse che nessuno a livello governativo si preoccupa di chiarire… mi riferisco alla difficoltà di pianificazione di qualunque impresa che non può decidere alcuna strategia senza sapere se ritenersi fuori o dentro il Mezzogiorno d’Italia, al duro colpo venuto dalla 488, per la quale molte aziende hanno investito tempo e denaro perché ignoravano i criteri con i quali sarebbe poi avvenuta la selezione. Se tutti fossero stati giustamente informati e, quindi, avessero saputo come stavano le cose…

Insomma, non siamo qui a chiedere provvidenze, ma la certezza di sapere di quali e quanti strumenti possiamo servirci.    

Ben venga l’arrivo di  qualche aiuto, purché si sappiano il come e la scadenza reale sulla quale fare dei programmi. A parole, riguardo alla certezza, gli organi della Regione hanno detto di aver capito e che si batteranno per fare qualcosa. Staremo a vedere.

Da tempo gli industriali lamentano uno scollamento tra mondo della scuola e mondo del lavoro. La neo commissione servirà a qualcosa?

La scuola italiana era già disastrata e oggi viaggia verso un’occupazione ideologica che non porta favore ne’ alla cultura ne’ alla formazione professionale.

E’ chiaro che la scuola debba dare la base teorica ma è altrettanto indispensabile che chi deve produrre un bene o un servizio a qualsiasi livello debba fare esperienza dentro la struttura dove opera: serve forse tornare all’apprendistato. Comunque, pare che la Regione farà un piano di formazione. Aspettiamo proposte.

L’Abruzzo è uscito dall’Obiettivo 1 ma si sa che Bruxelles dovrebbe rielaborare dei nuovi Obiettivi proprio per tener conto di tutte quelle situazioni che, seppur difficili, restano fuori da qualunque piano di strategia comunitaria.

Inoltre, cè’ancora in gioco la questione del 92.3.c. Come pensate di agire?

L’uscita dall’Obiettivo 1 è definitiva, non si torna indietro, e se la Ue vorrà allargare il suo campo di intervento, noi ci batteremo su tutti i fronti.

Ma il problema per il nostro Abruzzo non è l’aiuto della Ue, anzi. Il problema è l’endemica diffidenza verso l’associazione e l’acculturamento industriale. Noi, dal canto nostro, premeremo anche su Confindustria e direttamente sul Consigliere incaricato D’Amato: la politica strategica di Confindustria, purtroppo, predilige la grande impresa, ma faremo sentire il peso delle nostre PMI.

L’obiettivo di tutti, in questo momento storico, deve essere quello di creare ricchezza oggettiva, soddisfando il bisogno di lavoro, che è conseguenza dell’investimento in ricchezza oggettiva… Non servono aiuti, incentivi, e quant’altro crea solo consenso politico e illusioni per i giovani. La carità pelosa non crea occupazione: siamo ancora molto lontani dal concetto di lavoro e da quello di ricchezza.

Non mi stanco di ribadire che l’Abruzzo deve essere pronto “a volare da solo”.

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