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Federica Guidi: Grazie Fabio, hai condotto i due anni della tua presidenza nei due anni più difficili dell’Abruzzo, non ti dimenticheremo

Una Presidenza che ha lasciato il segno tracciando un percorso preciso. Fatto di scelte, spesso coraggiose, senza mezzi termini. Un linguaggio poco confindustriale, come a qualcuno è piaciuto più volte rimarcare non senza disappunto, ma che ha saputo uscire dagli “schemi del ruolo” cui può capitare di cedere per il solo bisogno di consenso, di accettazione. Diciamolo, Fabio Spinosa Pingue ha voluto essere imprenditore con la forza dell’uomo che si è fatto da sé: “Io sono cresciuto in campagna, e a casa chi prima si alzava si vestiva, eravamo in  quattro, tutti maschi, ho imparato a fare il muso duro da ragazzo e appreso l’arte della mediazione da adulto. Ma sempre a  mie spese” ha detto la sera del passaggio delle consegne, camminando per i vicoli di Capri con la leggerezza di chi sapeva che il giorno dopo non avrebbe più dovuto scrivere comunicati, fare cento telefonate, sentire quello e quell’altro, connettere insieme le idee diverse di tutti.

La Città Regione, unica Asl, unico Ato, l’innovazione come motore dello sviluppo, la sburocratizzazione, l’aggregazione di Comuni e Province, la reductio ad unum della miriade di enti doppioni (Camere di Commercio, Comunità Montane, sedi universitarie), di consigli di amministrazione, segretariati, presidenze e consulenze, palazzi, uffici, autisti, attrezzature, uscieri… sono argomenti che hanno campeggiato sulle pagine dei giornali per due anni. Non ultime, quelle del Sole 24 Ore.

E poi, l’autocritica. Se qualcuno aveva già puntato il dito sul business del fare politica, nessuno aveva introdotto all’interno dell’Associazione la prassi dell’autocritica, del guardare innanzitutto in casa propria, tanto per cominciare a dare il buon esempio. Etica, legalità, meritocrazia, qualità: queste ha voluto come codice deontologico del fare impresa.

Così, la proposta di ridurre ad unica territoriale le quattro associazioni provinciali dei Giovani di Confindustria Abruzzo, di puntare sulle Deleghe, di trasformare in tempo determinato l’attuale mandato a vita dei ruoli di Direzione.

E adesso? “Adesso guardo oltre. Una cosa ho imparato in questi due anni di veramente importante: non bisogna mai affezionarsi al ruolo. Voglio insegnarlo alle mie figlie”.

 

 

 

Andrea Panarelli. L’Aquila”, come città simbolo del sisma, viene rappresentata

come figura umana vista di spalle, che rivolge lo sguardo al futuro. Le braccia sono in posizione di “volo”, le falangi e le piume e richiamano la figura del rapace. Il riferimento chiaro è al Gran Sasso, mentre le numerose figure poste in basso incarnano lo spirito tenace ed orgoglioso del popolo Aquilano che, all’indomani della tragedia del 6 aprile, si rialza per ricostruire quello che la forza della natura ha cancellato.

Andrea Panarelli ha 34 anni, vive tra L’Aquila e Firenze dove conduce gli studi.

 

Giovanni Cocco è l’autore dell’opera selezionata dai Giovani di Confindustria Abruzzo per la comunicazione dell’evento caprese. E’ nato a Sulmona nel 1973, vive a Roma, è free lance per magazin come Vanity Fair, D La Repubblica delle Donne, L’Espresso, Io Donna, Madame Figaro. Dal 2004 si dedica alla fotografia di reportage (“a Sarajevo a dieci anni dal conflitto”, “24 ore in Italia con il rugby”, “Lago di Garda nei territori dei Comuni veneti”), porta avanti diversi progetti, ha vinto premi e pubblica su riviste internazionali. Quest’anno ha avuto la pubblicazione sul Burn Magazine.

 

 

Entrambe le opere sono entrate a far parte della costituenda pinacoteca, voluta dalla Presidenza di Fabio Spinosa Pingue, quale espressione concreta della contaminazione tra arte e impresa.

 

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