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Federalismo: in questi due anni le risorse si sono spostate al Sud

“Man mano che il processo federalista si avvicina e si parla di soldi veri e non solo di principi piuttosto astratti e fumosi, mi sembra si accentui il fuoco di sbarramento di chi non vuol cambiare lo status quo

 

 e si trincera dietro un allarmato ‘così non si può più andare avanti, si stanno compromettendo i servizi essenziali per i cittadini’, nell’evidente tentativo di far passare come conseguenza del federalismo una situazione di disservizio”. A scriverlo, su Il Revisore, è il coordinatore degli assessori regionali al Bilancio, l’assessore della Lombardia, Romano Colozzi.
Colozzi ricorda che negli anni 2006-2008 vi è stato un trasferimento “solidale” dal centro-nord alle regioni del Sud di una significativa percentuale delle entrate tributarie, rispettivamente del 23,7%, 25,6% e 17,7%.
Vi è stata negli stessi anni, poi, una seconda perequazione, attraverso le politiche comunitarie, dal momento che dei 7,8 miliardi restituiti dall’UE al nostro Paese, 5,16 sono andati alle Regioni del Sud (senza tener conto delle Regioni a statuto speciale Sicilia e Sardegna), con una perequazione media del triennio pari al 38%. Nel triennio, in sintesi, vi è stata una redistribuzione solidale delle risorse dello Stato e della UE pari al 22,5% a favore delle Regioni del Sud, che hanno contribuito in termini di prelievo fiscale assoluto per il 16,2%: in altri termini, le Regioni del sud hanno beneficiato del 122,5% delle risorse, a fronte di un potenziale fiscale del 59,9% rispetto alla media nazionale. Vi è, infine, una terza perequazione, rappresentata dal fatto che la spesa sanitaria è perequata al 100%.
“Chi scrive – conclude Colozzi – è convintissimo che il federalismo, compreso quello fiscale, deve avere come esito la crescita non di una parte ma di tutto il Paese. Tuttavia questo non può significare il mettere totalmente da parte l’attuazione di un altro principio, peraltro contenuto anch’esso nella stessa legge: quello della responsabilità e della efficienza. In altre parole, il trasferimento di risorse fra aree del Paese può avere come unica motivazione quella di finanziare servizi, e servizi di qualità, ma non burocrazie farraginose o sprechi. Credo sia inevitabile che lo Stato debba fare un serio lavoro di confronto fra servizi erogati e spese sostenute prima di definire nuovi livelli di perequazione”.

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