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Fabio Spinosa Pingue su “Il Tempo” del 23-01-2007

Fabio Spinosa Pingue

Per quale ragione il Consiglio Regionale abbia deciso di ridurre le giornate di apertura degli esercizi commerciali  di domenica  e giorni festivi a sole 31 giornate rimane un mistero. Imponendo, tra l’altro, la chiusura tassativa in  una regione definita turistica e d’arte, del 1° Gennaio, di Pasqua, Natale, Santo Stefano, 25 Aprile e 1° Maggio.  E’ curioso, in un sistema economico dove diverse sono le contanimazioni tra ristorazione, distribuzione, intrattenimento e cultura che la chiusura riguarda solo il commercio. La Famiglia – autentica Istituzione – e la qualità della vita misurabile con il P.I.Q. ( Prodotto Interno Qualità)  non le salviamo solo chiudendo i negozi per alcune domeniche. Sarebbe troppo bello. Purtroppo serve ben altro… Le liberalizzazioni a metà, però,  sono sempre molto contraddittorie.

Da uno studio della Bocconi emerge che nell’ultimo anno il 64,5% degli italiani ha fatto acquisti domenicali nei supermercati, il 56,8% nei centri commerciali, il 54,7% nel centro città, il 39,8% nei mercati ambulanti e il 37,8% nei negozi sottocasa.

L’apertura domenicale è una grande opportunità per i cittadini (lo shopping la domenica e giorni festivi è anche destressante), per le imprese e per tutto il sistema economico. Le famiglie approfittano della domenica per stare insieme. La utilizzano per  informarsi e riflettere sull’acquisto dei beni durevoli che richiedono un impegno finanziare forte. Coinvolgendo i figli.

Domanda: di questi tempi chi si porta sul groppone i circa  mille posti persi con la perdita del P.I.L.? E questo provoca  una maggiore qualità della vita? Ho molti dubbi…

 

Fabio Spinosa Pingue

Presidente

fabio@pingue.it

 

 

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