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Fabio Spinosa Pingue su “Il Tempo” del 21-02-2007

Fabio Spinosa Pingue

Ivad, un piccolo Comune ungherese di 421 anime, ha messo mano alla vendita del nome delle strade: chiunque può decidere, dietro lauto compenso, di intestare un vicolo o una via ad un proprio parente o amante. Il contratto resta in vigore per trecento anni dalla stipula.

Plaudo. Come sempre, quando si riesce a inventarsi qualcosa che rimpingui le casse pubbliche e scarichi il cittadino dalla “chiamata” alle tasse e ai tributi.

I bilanci dei Comuni sono sempre più al verde e in un ottica di politica vera – lo diciamo sempre – vanno accorpati in un unico grande Comune al fine di aumentarne la forza, programmatica ed economica,  e diminuirne il peso sullo Stato.

Le iniziative tipo questa o quella di Clark (Texas)  – che

si rinominò con il logo della EchoStar Comunications in cambio dell’accesso gratuito alla tv satellitare per tutti i propri abitanti – sono ammirevoli, perché favoriscono la mentalità di una gestione manageriale assolutamente necessaria all’ente pubblico. Gestione che, precisiamolo, deve andare ad alimentare le imprese, il libero mercato, la concorrenza, non certo il parassitismo pubblico.

Eppure i comuni formica sono migliaia, espressione innegabile di un modo di amministrare di tipo personalistico, teso all’accaparramento del consenso e alla cura dell’interesse personale, anziché alla gestione della cosa pubblica. Visto che il referendum sulla fusione dei Comuni forse non ci sarà mai, sarebbe auspicabile un intervento dall’alto, che tolga questo grave freno allo sviluppo e interrompa lo sperpero indecente di milioni di euro.

 

Fabio Spinosa Pingue

Presidente

fabio@pingue.it

 

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