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Fabio Spinosa Pingue su “Il Tempo” del 20-06-2006

Fabio Spinosa Pingue

L’aquila, Piana di Navelli.

Ancora polemiche per il raddoppio della SS 17.

L’impatto ambientale c’è, il bisogno di collegare il capoluogo al resto della regione pure: la città non ha infrastrutture, è isolata dal mondo, è praticamente morta. In più, interrompere i lavori adesso significa tenersi un cantiere aperto per anni, un mostro orribile di quintali di cemento che certamente divorerebbe orridamente quell’area del Parco. Con quale logica e con quale coraggio si potrebbe auspicare una danno del genere? Non voglio discutere del fatto che si poteva allargare la statale con altre due o anche tre corsie, riuscendo con un solo colpo ad aprire il capoluogo verso il mare, a servire il transito verso le vie interne con un canale distinto da quello riservato all’alta velocità, e a tutelare al contempo il patrimonio ambientale. Mi chiedo piuttosto, e lo chiedo ai sindaci e alle organizzazioni preposte, per quale ragione a lavori iniziati ci si scaldi tanto, visto che il progetto di cui oggi vediamo l’esecuzione è in essere da vent’anni! Dove erano costoro in tutte le fasi precedenti l’apertura dei cantieri, e perché non hanno fatto proposte alternative? La verità è il solito bisogno di immobilismo, guidato dalla logica del no a tutti i costi: mai un progetto, ma solo remare contro perché tutto resti come è. Chi oggi si sgola e si sbraccia avrebbe dovuto porre in essere giuste azioni a tempo debito, dirette ad un obiettivo chiaro e con un disegno preciso. Invece, more solito, tutti sono stati zitti, salvo recitare alla fine, a cose fatte, la parte dei salvatori della patria.

Il piccolo mostro c’è. Meglio, però, di un mostruoso isolamento.

 

Fabio Spinosa Pingue

Presidente

fabio@pingue.it

 

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