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Fabio Spinosa Pingue su “Il Tempo” del 05-09-2006

Fabio Spinosa PingueChe il prelievo fiscale in Italia sia particolarmente gravoso non è un’impressione degli imprenditori, secondo alcuni troppo inclini all’assistenzialismo e poco al rischio.

I numeri parlano chiaro. Secondo un’indagine da poco pubblicata da Kpmg International, che ha condotto uno studio sulla situazione internazionale delle aliquote fiscali, il nostro Paese vanta un bel quarto posto, collocandosi subito dopo il Giappone, che guida la graduatoria mondiale con un 40,69% di prelievo complessivo, Stati Uniti (40%) e Germania (38,34%).

Nel panorama europeo la corporate tax italiana è la più alta in assoluto, attestata com’è sul una percentuale del 37,25. Il fatto è ancor più significativo ove si rifletta che la tendenza generale dell’Europa è andata verso una riduzione del prelievo fiscale, grazie anche all’ingresso dei nuovi Paesi all’interno della Ue, ad un marcato aumento della competizione tra Stati per attirare nuovi investimenti e alla libera circolazione dei capitali. Rispetto a questi fattori, dice lo studio, l’Italia appare in netto ritardo, ed il distacco che corre tra la sua percentuale di prelievo fiscale e quella media europea, che è pari al 25,4%, è un dato che si fa leggere in modo incontrovertibile. In pratica, negli ultimi anni l’aliquota media Ue è scesa di uno 0.28% (nei nuovi Paesi entrati è del 20,5%!), mentre quella italiana, in balìa di promesse e restyling continui, è ancora vittima di modesti ritocchi.

Da ultimo, la certezza e la trasparenza del sistema fiscale: sull’argomento il giudizio emesso è ancor meno positivo… del resto, conosciamo tutti i tempi biblici dei rimborsi dei crediti di imposta.

Non credo di dover aggiungere commento alcuno.

 

Fabio Spinosa Pingue

Presidente

fabio@pingue.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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