Ultime Notizie
HomeTutte le agenzieL'industrialeEZIO RAINALDI ALLA PRESENTAZIONE DEL NUOVO STATUTO DELL’UNIVERSITÀ’: «LE AZIENDE SI DEVONO APRIRE AL MONDO UNIVERSITARIO, MA L’UNIVERSITÀ SI DEVE ADEGUARE NEI PROGRAMMI E NELLA FORMAZIONE ALLE RICHIESTE DEL MONDO DEL LAVORO»

EZIO RAINALDI ALLA PRESENTAZIONE DEL NUOVO STATUTO DELL’UNIVERSITÀ’: «LE AZIENDE SI DEVONO APRIRE AL MONDO UNIVERSITARIO, MA L’UNIVERSITÀ SI DEVE ADEGUARE NEI PROGRAMMI E NELLA FORMAZIONE ALLE RICHIESTE DEL MONDO DEL LAVORO»

di Maria Gabriella Busilacchi

 

Invitato a partecipare alla presentazione del nuovo statuto dell’Università (avvenuta il 14 marzo scorso), il presidente dei Giovani Industriali dell’Aquila, Ezio Rainaldi, ha voluto intervenire con un discorso, in parte polemico, ma soprattutto propositivo, sulla assoluta necessità di una collaborazione concreta tra Università e mondo imprenditoriale. Per farci illustrare le proposte che già in quella sede ha lanciato dimostrando, a nome degli industriali, la disponibilità ad un rapporto più proficuo per tutti, abbiamo incontrato il giovane imprenditore. «Con il nuovo statuto – spiega Rainaldi -, che prevede una nuova e maggiore autonomia dell’Università, questa si avvia ad essere sempre di più simile ad una vera e propria azienda. L’Unione Industriali, pur non essendo direttamente coinvolta nelle questioni riguardanti la gestione dell’Università, e pur non potendo e non volendo entrare nel merito dei problemi più interni all’Università, attraverso la mia persona è stata comunque invitata ad interessarsi anche di questa nuova veste degli Atenei e soprattutto del rapporto tra questi e il mondo lavorativo. Per questo ho voluto esprimere la mia soddisfazione per la nuova autonomia raggiunta dall’Università: i vari dipartimenti avranno più soldi da investire perché sono aumentati i limiti di spesa, l’iter burocratico sarà snellito, e molti dei servizi saranno potenziati. Ma quello che a noi, come Unione Industriali interessa di più, è il tipo di rapporto che l’Università può stabilire con il mondo imprenditoriale: essa si può proporre con più efficacia sul mercato del lavoro solo se è in grado di offrire servizi come una vera e propria azienda, accelerandone i tempi e diminuendone i costi. Io ho fatto autocritica, come imprenditore, nel momento in cui ho ammesso che le aziende forse sono spesso sorde alla richiesta di maggiore apertura verso l’Università; ma ho voluto anche sottolineare che questa, da parte sua, non fa nulla, a livello pratico per agevolare rapporti più concreti, di effettiva collaborazione. Sono tante – continua Rainaldi – le Facoltà che potrebbe essere più direttamente e attivamente collegate alle nostre aziende (ingegneria, informatica, economia e commercio, le varie facoltà scientifiche, medicina, e persino lingue), ma se l’Università non si tiene al passo con le nostre richieste e non avvia gli studenti ad una formazione più elastica, più flessibile mirata ad un approccio più proficuo con il mondo del lavoro, e rimane invece specialistica e rigida com’è stata finora, con tutta la disponibilità possibile da fare c’è sempre poco. L’Università è importante, ma se non si fa più concreta, la collaborazione resta molto limitata: noi aziende continueremo ad attingere altrove e i laureati, dopo anni di studio e milioni di tasse universitarie, si ritroveranno a ricominciare tutto da capo. Dirò di più: ai fini di prospettive più reali di lavoro, ad un giovane servirebbe, a parità di anni, di più lavorare presso un’azienda con un semplice rimborso spese che frequentare l’Università: dopo un tirocinio presso un’azienda il lavoro è assicurato, dopo gli stessi anni di studio non lo è affatto. Se, come ha detto il sindaco Centi, l’Università dell’Aquila ha perso parte del suo prestigio e della sua importanza, è perché l’Università nel suo complesso è in difficoltà, non offrendo prospettive più certe di lavoro: il vero problema è l’occupazione e le Università si devono attivare affinché studiare ridiventi qualcosa di utile. Certo, l’Università è soprattutto ricerca e quindi è giusto che sia impostata in un certo modo, ma per come la vedo io essa è come un drago a più teste e la testa principale, quella su cui si deve lavorare di più, è la formazione dello studente: bisogna che l’Università, come dicevo prima, dia maggiori strumenti affinché questo sia in grado di muoversi nel mondo del lavoro, sempre in evoluzione, con la massima elasticità. A esempio, nei corsi universitari dovrebbero essere inserite materie atte a diffondere la cultura d’impresa».

E voi, come imprenditori, cosa vi proponete di fare in concreto per agevolare il lavoro dell’Università in questo senso?

Noi non siamo in grado di finanziare lauree o borse di studio, ma, ad esempio, possiamo organizzare stages per studenti presso le nostre aziende e fornire loro un tipo di esperienza più reale. Ma l’apporto più concreto che come Unione Industriali possiamo dare, è stilare una sorta di mappa di tutte le aziende che operano sul nostro territorio, in ogni settore, e dire chiaramente e nel modo più preciso possibile gli specifici servizi di cui esse hanno bisogno e le cose di cui fanno esplicita richiesta alle Università. Insomma, la nostra Associazione vorrebbe fare da intermediario tra le varie Facoltà universitarie e le imprese, cercando di far coincidere il più possibile le esigenze delle due parti. E questa mi sembra la cosa più urgente da fare: riuscire a far colloquiare questi due mondi. L’Università deve capire che deve scendere un po’ dal piedistallo: noi dobbiamo fare i nostri passi, ma se essa non si muove e non scende più umilmente a terra, le aziende possono andare avanti bene ugualmente. Quelli che ci rimettono sono gli studenti. Da parte nostra c’è tutta la disponibilità possibile, anche a sopperire le carenze che come Associazione abbiamo sicuramente, ma l’Università ci deve offrire maggior spazio. Ho colto l’occasione della presentazione del nuovo statuto dell’Università, anche perché erano presenti rappresentanti di tutti i settori, da quello accademico a quello politico a quello sindacale: mi sembrava giusto esporre quelle che sono le nostre proposte e ricordare che anche noi siamo interessati ad una reale collaborazione».

Print Friendly, PDF & Email

Condividi