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Europa. Trivellazioni: la Croazia le blocca per rilanciare il turismo… ma poi fa marcia indietro

La Croazia blocca le trivelle in Adriatico per salvare il turismo, mentre in Italia il governo Renzi va avanti con le concessioni. Stesso mare, politiche diverse. Dal Pd parte un’interpellanza alla Camera per fermare le estrazioni, mentre i territori interessati cercano di opporsi all’avanzata delle compagnie petrolifere. Eppure dietro la scelta del governo croato non c’è solo la difesa dell’ambiente, ma anche la necessità di non ‘esporsi’ prima delle elezioni ormai prossime. “Abbiamo sospeso la ricerca del petrolio nel mare Adriatico e penso che dovrete farlo anche voi in Italia” sono state le parole di Llija Zelalic, delegato dell’Ambasciata di Croazia in Italia. Che ha spiegato: “Questo è un grande pericolo. Bisogna salvaguardare le coste”. Anche il presidente degli Stati Uniti Obama nei giorni scorsi aveva annunciato il blocco alla ricerca di petrolio in Alaska. La Croazia, dunque, si muove nella stessa direzione. Con l’Adriatico diviso a metà. Almeno per ora, perché la scelta del governo croato è tutt’altro che definitiva.

E’ giunto però un dietrofront: lo comunica Assomineraria (Confindustria).
Con riferimento alla dichiarazione del delegato dell’Ambasciata croata in Italia, Lilija Zelalic, durante il Convegno sulla Macroregione Adriatico Ionica del 28 Ottobre, in cui si fa riferimento ad una sospensione di progetti per la ricerca di idrocarburi nel Mare Adriatico, da una verifica presso le autorità competenti della Croazia non si riscontra alcuna conferma ufficiale di quanto affermato dal delegato.

Fatto sta che il messaggio del delegato dell’Ambasciata croata è stato chiaro: “La risorsa del turismo è più importante da sviluppare per i Paesi che si affacciano in questo mare. Il petrolio esiste in altri posti”. Molto chiare, però, anche quelle del ministro dell’Economia Ivan Vrdoljak che aveva preannunciato lo stop l’estate scorsa. Sono mesi, infatti, che il governo di Zagabria ha sospeso l’iter per l’approvazione finale dei decreti che autorizzano l’inizio delle attività petrolifere assegnatarie dei lotti di estrazione. I contratti non sono ancora stati firmati: tutto volutamente rinviato al dopo elezioni. Una decisione presa tenendo conto anche del calo del prezzo del petrolio. Ormai manca poco: si vota l’8 novembre. Solo in seguito si capirà se è davvero tutto bloccato oppure se avranno seguito gli accordi presi con le compagnie. Nel 2015 il governo croato ha assegnato dieci nuove licenze esplorative nell’Adriatico. A luglio hanno rinunciato alle concessioni l’austriaca Omv e la statunitense Marathon Oil, due compagnie petrolifere a cui erano state assegnate sette delle dieci aree di ricerca. Le altre tre erano state concesse all’ungherese Mol, alla società pubblica croata Ina e al consorzio tra l’Eni e l’inglese Medoilgas/Rockhopper con la società italiana che ha una quota del 60 per cento della licenza.

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