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Europa, Shell: profitti record e tagli a pensioni

Profitti miliardari e tagli feroci sulla pelle dei lavoratori. E’ questa l’accusa che i sindacati britannici rivolgono alla Shell, il gigante petrolifero anglo-olandese, che ha annuciato un aumento degli utili del 54 per cento per il 2011, appena un mese dopo avere cancellato il suo ultimo piano pensioni per i nuovi dipendenti che ha nel Regno Unito. “Un caso di bancarotta morale”, lo definisce Len McCluskey, leader di Unite, il sindacato della categoria.

La Shell, prima industria petrolifera d’Europa, ha riportato un utile annuo di 28 miliardi e mezzo di dollari per lo scorso anno, al ritmo di più di 2 milioni di dollari l’ora di guadagni, che ha fruttato agli azionisti un attivo di 10 miliardi e mezzo di dollari e la promessa di portare i dividendi a un livello ancora più alto nei mesi a venire. “Ci sono profitti ancora più ampi nel nostro prossimo futuro”, ha dichiarato Peter Voser, l’amministratore delegato dell’azienda, sottolineando i buoni risultati ottenuti da una combinazione di investimenti globali e tagli alle spese allo scopo di fornire sempre migliori utili agli azionisti. “Abbiamo lavorato duramente per generare una serie di nuove opportunità di investimenti per la Shell”, ha detto l’ad della società, “e tutto questo è sostenuto da una politica dell’efficienza che si avvantaggia dai nostri continui programmi per migliorare il rendimento” – un eufemismo, quest’ultimo, dei tagli operati negli ultimi anni.

Il capo del sindacato ha risposto ieri accusando la Shell di “capitalismo predatorio” simile a quello dimostrato dalle banche coinvolte nel terremoto finanziario del 2007-2008. “La Shell ci rammenta la bancarotta morale dell’elite aziendale”, afferma McCluskey. “Questa compagnia sta chiudendo in modo insensato il suo piano finale di pensionamenti proprio mentre raggiunge profitti colossali. Anziché offrire garanzie di sicurezza per il futuro al suo staff, e continuare a fare profitti, ha scelto la strada dell’avidità senza limiti”. Un portavoce della compagnia petroliferia ha espresso “sorpresa” per l’attacco, osservando che la maggior parte dei piani pensione governativi e privati, in Gran Bretagna, sono comunque sostenuti dalla Shell in modo indiretto, poiché due terzi del suo fatturato per la benzina, relativamente al Regno Unito, finiscono direttamente nelle casse del governo sotto forma di tasse. I profitti da record realizzati nel 2011, osservano gli analisti del settore, derivano principalmente dal vertiginoso aumento del prezzo del petrolio: l’anno scorso costava 30 dollari in più al barile rispetto al 2010.

Fonte: repubblica economia

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