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Europa: pmi poco inclini a innovazione tecnologica

Secondo una ricerca presentata da Epson su dati raccolti in ottobre 2011 e basati su un’indagine condotta da Coleman &Parkes su 1.250 interviste con titolari/manager di microimprese presenti in Italia, Spagna, Francia, Germania, Regno Unito, nella microimpresa l’It ha un’innovazione a ritmo lento. Se da un lato la Spagna fa leva sul prezzo, l’Italia sbaglia quando considera l’innovazione solo come una curiosità. “Le nostre imprese sono un po’ riottose sul fronte della tecnologia. Un’altra caratteristica che fa differente l’Italia rispetto all’Europa – spiega Andrea Granelli, fondatore di Kanso e rappresentante italiano dell’Epson business council – è la forte cultura artigiana che entra in diverse catene produttive e richiede sforzi informatici differenti”. A dare manforte ai dati poco entusiasmanti dell’economia italiana ci pensa Giuseppe Vivace, segretario generale Cna Lombardia che afferma come “In Italia solo l’1 per cento del Pil è investito in innovazione, se poi aggiungiamo il fatto che nel nostro paese la stragrande maggioranza delle imprese ha meno di 50 dipendenti, cresce la consapevolezza di un quadro abbastanza chiaro”.

“Non ci dimentichiamo il problema del linguaggio – spiega Vivace – l’imprenditore deve operare diverse scelte i altrettanti campi differenti. Pertanto va percepita la realtà e compresa. Un secondo fattore è quello dell’ascolto. C’è qualcuno che ascolta i micro imprenditori?”, si domanda Vivace.

Infine, Davide Di Scioscio, business manager office products Epson Italia, incalza il tema dell’ascolto indicandolo come “fattore fondamentale in un paese in cui la parte pubblica riesce a essere incentivante, i vendor devono produrre, ascoltare e proporre soluzioni innovative. Ricordo – spiega – che Epson investe il 6% del fatturato in ricerca e sviluppo”.

Tratto da Tech week europe

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