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Europa, la crisi colpisce l’economia tedesca

Brusca frenata nel 2012 per l’economia tedesca, che nel quarto trimestre ha accusato una contrazione più forte del previsto a causa di una netta riduzione degli investimenti. Gli economisti sono divisi sulla possibilità di un recupero in tempi rapidi nel 2013 e quindi sulla capacità della Germania di fare da traino a un’Eurozona in recessione, mentre oggi il Governo annuncerà un taglio di oltre la metà delle sue previsioni.
Il Pil della Germania, secondo la prima stima di Destatis, l’ufficio federale di statistica, è cresciuto dello 0,7% l’anno scorso (0,9 tenendo conto dei diversi giorni lavorativi), al di sotto delle aspettative di mercato di (+0,8) e in drastico calo rispetto al 3% del 2011. Si tratta di una performance migliore rispetto a quella degli altri grandi Paesi dell’area euro, ma indica che la crisi dell’euro ha cominciato a mordere anche in Germania. Il dato è al di sotto della media dell’1,3% dopo la riunificazione, dal 1992 a oggi e la decelerazione dovrebbe continuare nel 2013: la Bundesbank prevede che la crescita scenderà allo 0,4%, una cifra alla quale dovrebbe uniformarsi oggi il Governo, che finora aveva previsto un’espansione dell’1%.
Un economista di Destatis ha dichiarato, alla presentazione dei numeri dell’anno scorso, che dal quarto trimestre emergerà probabilmente una crescita negativa dello 0,5%, anche questa peggiore delle attese. Il rallentamento dell’economia tedesca è in atto da tempo, dice Lucrezia Reichlin, della London Business School: l’indice Now-Casting elaborato dalla stessa Reichlin puntava verso una contrazione del Pil negli ultimi tre mesi del 2012 di queste dimensioni già nel luglio scorso. Secondo la Bundesbank, l’economia dovrebbe quanto meno stabilizzarsi nei primi tre mesi di quest’anno, evitando la recessione.
Il dato della crescita 2012 ha avuto un contributo importante (+1,1%) dal saldo commerciale netto, ma questo, osserva Philippe Waechter, di Natixis Asset Management, è stato dovuto soprattutto alla minor crescita delle importazioni, mentre l’export si è rivelato meno dinamico che in passato. Oltre al resto dell’area euro, hanno rallentato nel 2012 anche i Paesi asiatici, che avevano rappresentato un significativo mercato alternativo per le esportazioni tedesche. Negativo il contributo della domanda interna, per effetto del calo degli investimenti, un fenomeno che a quanto pare si è accentuato nel finale di anno, e nonostante le favorevoli condizioni finanziarie per le imprese. Il rilancio degli investimenti dev’essere ora la priorità, secondo Rolf Schneider, economista di Allianz, il quale sostiene tuttavia che il dato negativo del 2012 non è ragione di pessimismo sulle prospettive dell’economia tedesca. Quello dei bassi investimenti dell’industria è considerato da tempo uno dei punti deboli della Germania, secondo l’Ocse. Andreas Rees, di Unicredit, ritiene che gli investimenti rimbalzeranno già da questo trimeste e la crescita dovrebbe registrare un +0,3% nei primi tre mesi del 2013.
L’aumento dell’indice Ifo delle aspettative degli operatori economici sembra puntare a una ripresa nel corso di quest’anno. L’andamento del mercato del lavoro (la disoccupazione è vicina ai minimi ventennali) e dei redditi dovrebbero assicurare la tenuta dei consumi.
Intanto, il buon risultato delle entrate fiscali e dei versamenti contributivi ha portato nel 2012 i conti pubblici in attivo, di uno 0,1%, cosa che non accadeva dal 2007. L’anno elettorale condurrà probabilmente a un ritorno del deficit, ma difficilmente il Governo tedesco accoglierà le sollecitazioni, lanciate anche ieri dal primo ministro spagnolo Mariano Rajoy, di sposare una politica di espansione per rilanciare la ripresa nell’Eurozona.
Da www.ilsole24ore.it

 

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