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Europa: in calo disoccupazione giovanile, ma non in Italia

 

In termini assoluti la disoccupazione giovanile nel mondo è calata leggermente nel 2011, anno che dovrebbe chiudere con 74,6 milioni di senza lavoro tra i 15 e i 24 anni, pari a un tasso del 12,6% contro il 12,7% e i 75,1 milioni di disoccupati del 2010

(4,1 milioni in più del 2007). Ma – avverte l’International labour office (Ilo) in un rapporto – resta intatto il rischio di una generazione di giovani “segnata” da un pericoloso mix di alta disoccupazione, inattività e lavoro precario nei paesi sviluppati, come pure un numero persistentemente alto di giovani lavoratori sotto la soglia della povertà nei Paesi in via di sviluppo.
E in Italia la situazione è ancora peggiore: “La probabilità di essere disoccupati per almeno un anno è tre volte superiore per i giovani rispetto agli adulti” sottolinea l’istituto. Per la Penisola il tasso dei senza lavoro tra i 15 e i 24enni è aumentato al 27,8% nel 2010 dal 20,3% del 2007, la disoccupazione di lungo termine è al 12,2% (dall’8,1%), l’occupazione a tempo parziale al 21,5% (dal 16,7%) e la sottoccupazione in termini di tempo del 7,7% (dal 6,6%), indicatore quest’ultimo relativo a quanti accettano lavori a tempo parziale in mancanza di altro.
Secondo l’Ilo la generazione che sta entrando nel mondo del lavoro dopo la grande recessione porta con sè non solo il disagio della disoccupazione o della sottoccupazione, con tutti i

rischi sociali inerenti, ma anche “possibili conseguenze di lungo periodo in termini di salari più bassi e sfiducia nel sistema economico e politico”, ammonisce il rapporto. La frustrazione collettiva tra i giovani, osserva l’ilo, è stato uno dei fattori che ha contribuito ai movimenti di protesta di quest’anno. Non sono stati solo i giovani del medio oriente ad esprimere il loro scontento, ma anche ‘los indignados’ che in Spagna hanno passato buon parte della scorsa estate protestando pacificamente contro la disoccupazione giovanile, salita a un incredibile 41,6%. Lo sconforto giovanile ha preso però le forma anche delle proteste che si sono viste in Grecia, Italia e Regno Unito.
Le difficoltà a trovare un lavoro, anche precario, sono tali che molti abbandonano la ricerca: nei 56 paesi con statistiche comparabili nel 2010 c’erano 2,6 milioni di giovani in meno sul mercato del lavoro rispetto ai trend prevedibili. “Oggi più che mai – sottolinea l’Ilo – è necessario un forte sostegno ai giovani, con l’espansione del sistema di protezione sociale, investimenti di lungo termine nell’istruzione e nella formazione, agevolazioni per le assunzioni e investimenti ad alta occupazione”. Una sfida non facile in tempi di ristrettezze per i bilanci pubblici, che deve essere fatta propria quindi anche dal settore privato, da sindacati e imprenditori. Il rischio è quello di “una generazione perduta”.

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