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Europa: Cipro apre al business del gas

Cipro non è d’attualità solo per la crisi bancaria che la sta attanagliando. L’isola, all’estremità orientale dell’Unione europea, è anche al centro delle scommesse di molti gruppi petroliferi per via della scoperta di gas al largo delle sue coste. Nonostante le tensioni con la Turchia, il Paese vuole accelerare i tempi: spera di iniziare lo sfruttamento dei giacimenti già nel 2017 mentre l’export che potrebbe scattare nel 2019.
«Ci aspettiamo che il gas diventi per noi una importante fonte di reddito» ha detto di recente il ministro dell’Energia cipriota Neoclis Sylikiotis incontrando a Nicosia un gruppo di giornalisti basati a Bruxelles e in visita nel Paese mentre Cipro ha assunto, da giugno, la presidenza di turno dell’Unione europea. «Stiamo già predisponendo un fondo – ha aggiunto il ministro – in cui riversare il denaro da utilizzare anche a favore delle prossime generazioni».

Il gas è stato trovato a Sud dell’isola. Questo angolo di Mediterraneo, secondo l’American geological institute, avrebbe riserve per 3.500 miliardi di metri cubi (pari al consumo mondiale di gas in un anno). Cipro ha già previsto investimenti per 8-10 miliardi di euro con l’obiettivo di costruire un rigassificatore. «Intendiamo porre sul tavolo europeo l’idea di un gasdotto che possa collegare Cipro al continente», ha aggiunto Sylikiotis.
Nove mesi fa la società americana Noble Energy ha perforato nel blocco 12 della zona economica esclusiva, trovando gas nel dicembre scorso. Il gruppo petrolifero stima la riserva a 142-226 miliardi di metri cubi. Da allora, il Paese mediterraneo ha deciso di mettere all’asta altri nove blocchi off-shore. Ha ricevuto in maggio 15 domande di società e consorzi provenienti da 14 Paesi, tra gli altri che hanno presentato richiesta ci sono Eni, Enel e Total. «Lo sfruttamento inizierà nel 2017; l’export nel 2019-2020», secondo lo stesso Sylikiotis.

Per Cipro, un Paese che vive dell’industria finanziaria e dei servizi, la scoperta di idrocarburi potrebbe cambiare radicalmente le carte in tavola, anche se i tempi sono troppo lunghi perché il gas possa essere lo strumento per risolvere la crisi debitoria in cui l’isola è sprofondata a causa degli investimenti delle sue banche.
La regione è segnata da equilibri politici delicati. In un rapporto di giugno, il segretario generale delle Nazioni Unite Bank Ki-moon ha esortato i Paesi confinanti «a compiere tutti gli sforzi per evitare di provocare tensioni». La Turchia, che occupa la parte Nord dell’isola e che non riconosce la Repubblica di Cipro, ha minacciato di bloccare l’esplorazione e ha iniziato a perforare al largo delle coste settentrionali.
Evidentemente, Cipro vuole usare la presidenza semestrale dell’Unione per rafforzare la sua posizione nella regione, e garantire allo sfruttamento di gas un ombrello europeo. Nel suo programma di presidenza il piccolo Paese ha inserito la proposta di regolamento su un’infrastruttura trans-europea dell’energia con l’obiettivo di farla approvare dal Consiglio e dal Parlamento entro fine anno.

Da il Sole 24ore

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