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Europa: anche le rinnovabili vanno in crisi

La danese Vestas, numero uno al mondo nelle turbine eoliche, intende tagliare oltre 2.300 posti di lavoro entro fine anno per risparmiare 150 milioni di euro di costi fissi. La riduzione dell’organico, pari al 10% dei posti totali, colpirà soprattutto le posizioni amministrative. Vestas è stata costretta alla ristrutturazione in seguito al calo dei ricavi, di cui ha rivisto la stima per il 2011 soltanto uan settimana fa, per la terza volta in quattro mesi. Il colosso dell’energia rinnovabile sconta la concorrenza sempre più agguerrita dei produttori cinesi di turbine, il calo degli incentivi in molto paesi occidentali nonché il ritardo di alcuni progetti nel nord Europa
Non a caso, la società ha aggiunto che se i legislatori americani non prolungheranno le sovvenzioni sulla produzione, in scadenza a fine 2012, potrebbe licenziare altre 1.600 persone negli Usa. Dallo scorso ottobre Vestas ha corretto al ribasso i target iniziali sui risultati 2011 due volte e ha abbandonato gli obiettivi al 2015: un fatturato di 15 miliardi di euro e un margine ebit pari al 15%. Nel terzo trimestre ha accusato perdite nette per 60 milioni di euro rispetto a un utile di 187 milioni un anno prima.
Il 4 gennaio scorso l’ultima revisione al ribasso dei ricavi 2011: circa 6 miliardi di euro rispetto alla precedente previsione pari a 6,4 miliardi. Una notizia cui il mercato ha reagito penalizzando il titolo: sommerso dalle vendite ha perso il 18 per cento in una sola seduta.
La speranza è ora nel rilancio dei grandi progettio europei sull’eolico off-shore, l’ultimo dei quali sta per essere aggiudicato dalla Francia: cinque mega parchi sull’Atlantico e nella Manica.
Fonte: repubblica economia

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