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Esiste una via italiana all’innovazione Siamo impresari e non creatori: sappiano fare business organizzando l’attività economica con le competenze degli altri

La dottrina da anni dibatte, e continua a farlo, ma Confindustria sembra aver trovato una via che mette d’accordo un po’ tutti. Sia quanti sostengono che l’innovazione e la ricerca appartengono alle grandi imprese, e che le piccole possano solo raccogliere quello che viene dalle prime, entrando in un circuito di conoscenza che mette in moto, attraverso un meccanismo a cascata, il trasferimento tecnologico di ogni forma di sapere; e quanti, al contrario, ritengono che, soprattutto l’innovazione, prescinda completamente dalla dimensione e possa essere fatta a qualunque livello, in ogni tipo di impresa.

Dunque, sia la letteratura che gli imprenditori vivono una spaccatura, in teoria e in prassi, per cui da una parte alcuni vanno avanti con le proprie gambe e a prescindere dalle grandi imprese, ritenendo chiusa la questione se “queste chiocce” siano o no ancora in grado di svolgere il ruolo di traino di tutta l’economia; dall’altra, invece, v’è chi crede ancora molto nelle grandi imprese e si ingegna su come farle resistere agli scossoni del mercato e dei continui cambiamenti, ritenendole l’ineludibile baricentro dello sviluppo di tutto il Paese. Le conseguenze di un’impostazione del primo o del secondo tipo sono molteplici e direzionerebbero investimenti e l’intera progettualità nazionale su strade diverse.

Nel workshop tenutosi al Sulmona, città dell’aquilano scelta a bella posta in considerazione delle difficoltà che l’economia locale sta conoscendo ormai da tempo, si è proposta una via italiana all’innovazione che risulta convincente e stimolante, anche perché a proporla sono stati sì ricercatori, ma qualcuno anche figlio d’arte, cioè di imprenditore, che ha avuto modo, proprio per questo, di crescere e formarsi sia “nel campus”, cioè negli ambienti universitari, che “sul campo”, cioè petto a petto con la realtà della produzione.

Quanto è emerso fa il punto sui quattro quesiti base, ancora molto dibattuti, che ad oggi hanno tentato di dare una definizione dell’innovazione come segue:

–          è una tantum e con grandi investimenti su un’attività della quale non si conoscono gli esiti perché nuova e imprevedibile, oppure un lavoro quotidiano teso a d abbassare i costi di una gestione consolidata nel processo e nel prodotto?

–          si innesta sulla tecnologia, per cui bisogna investire su personale qualificato in grado di inventare nell’ambito di laboratori di ricerca; o sul marketing, per il quale vanno studiati i bisogni del mercato e le evoluzioni delle esigenze dei clienti avvalendosi di esperti del settore?

–          deve incidere sul processo, scelta che consente di avere margini più alti sul fatturato (come nell’esperienza cinese) o sul prodotto, soluzione più immediata che aiuta ad aumentare subito le entrate?

–          si fa nelle Università, nelle grandi imprese e nelle multinazionali ed esige, quindi, grandi investimenti, o può essere praticata in azienda e di qualunque dimensione?

Dal workshop si è delineata la posizione di Confindustria che ha scelto una strada nuova e, per l’appunto, innovativa, alla quale si è pervenuti attraverso un esame attento delle attitudini della spiccata “personalità italiana”: la storia del nostro Paese non è di  inventori, ma di impresari, cioè di gente che per sua naturale inclinazione sa cercare e organizzare le competenze migliori. Michelangelo nasce scultore, ma diventa pittore perché è come tale che riesce a ritagliarsi una fetta di mercato; oggi, nell’abbigliamento come nell’arredamento, non siamo noi i disegnatori, ma creativi che vengono da tutta Europa La qualità che caratterizza l’italiano, dunque, è il suo essere impresario, il suo saper svolgere un ruolo da manager che organizza il lavoro creativo di altri, prende le competenze e le mette insieme nel modo giusto per fare business. Egli ha l’attitudine all’intento strategico, nutre per natura un’energia emotiva ed intuitiva che lo distingue dal resto del mondo, e che molti amano chiamare impeto imprenditoriale. Dunque, è capace di fare innovazione laddove si dà un obiettivo preciso e lo persegue col cuore e con la testa, ed esso può consistere tanto in un’idea nuova quanto nel copiare un altro, nel cercare con il fornitore un tipo di accordo fuori dalla consuetudine o dalle regole date, nel riorganizzare le unità produttive secondo schemi nuovi e più funzionali. Dunque, l’innovazione non è necessariamente un’attività da studiosi o da tecnici, non insiste a forziori su un determinato arco della produzione o del prodotto, non richiede a priori grandi investimenti… può essere ovunque si riesca a ricavare un margine di azione che porti nuovi risultati. La creatività e l’emotività restano le caratteristiche che hanno fatto la nostra storia e che sono ancora in grado di (ri)disegnare il futuro. In conclusione, la via italiana all’innovazione sta tutta nel nostro essere impresari: bisogna prenderne atto e puntarci in modo determinato, finalmente con la consapevolezza che “l’arte di arrangiarci”  non è sopravvivenza di basso profilo ma essa stessa innovazione. (mpi)

 

 


Workshop a Sulmona, Caffè del Teatro, 12 giugno

“NUOVI PRODOTTI E PROCESSI PIÙ EFFICIENTI:

LE OPPORTUNITÀ TECNOLOGICHE E DI FINANZIAMENTO”

Il workshop fa parte del progetto IxI (Imprese x Innovazione) di Confindustria volto a diffondere su tutto il territorio nazionale, e a condividere con ogni tipo di  imprese, le principali practices dell’innovazione a 360°.

Sono intervenuti: Sergio Galbiati, Presidente Confindustria L’Aquila

Innovazione a 360°; Pasquale Pistorio, Vice Presidente Confindustria per la  Ricerca e l’Innovazione su Prodotto o processo, grande o piccolo, tecnologia o marketing: i dilemmi dell’innovazione; Emilio Bellini, Coordinatore Master in Ingegneria Gestionale-Informatica, Università del Sannio su L’ICT a supporto dell’innovazione di prodotto e di processo; Cesare Colombo, Responsabile rapporti con le imprese, CEFRIEL, Politecnico di Milano quale Testimonianza aziendale; Andrea Beccari, Project leader drug discovery, Dompé pha.r.ma S.p.A. su Nuovi materiali e servizi per l’innovazione: l’esperienza di Matech; Massimo Malaguti, Direttore Generale PST Galileo su Come finanziare l’innovazione; Nicoletta Amodio, Dirigente Nucleo Ricerca e Innovazione di Confindustria Testimonianza aziendale; Giuseppe Vecchio, Responsabile Relazioni Esterne, Micron Technology Italia S.r.l.

 

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