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“Economia della conoscenza” per uno sviluppo a lungo termine Turismo da subito e a livello industriale

Dieci anni fa, quando venni all’Aquila come Direttore della locale Confindustria, ho trovato un territorio il cui sviluppo era ancora dipendente e condizionato dalle agevolazioni dell’Obiettivo 1. Il Decreto Mastella ne cambiò il corso per sempre. Allora, non ritenni di dovermi limitare a sostenere quanti si battevano il petto per recuperare il mal tolto, ma ho sempre guardato oltre, cercando di ridisegnare un possibile sviluppo endogeno, libero da aiuti dello Stato e basato sulle risorse e vocazioni territoriali. Così, mentre a molti sembrava che per la provincia dell’Aquila non potesse esserci che un futuro di declino, opposi una resistenza, spesso incompresa, quando cominciai a declinare il paradigma, altrove già conosciuto e studiato, dell’economia della conoscenza: riprogettare la provincia secondo lo schema nuovo dello sviluppo industriale delle PMI e dei sistemi produttivi regionali all’interno del sistema universitario e dei centri di ricerca.

 

Le imprese dell’aquilano, proprio per come si erano sviluppate dagli anni ’70 in poi, risultano talvolta ancora legate a modelli vetusti, nei quali l’inversione di relazione tra capitale e lavoro risultava incomprensibile, futurista e non praticabile: inutile filosofia. Parlare di sviluppo aziendale come funzione della crescita del capitale umano anziché dell’aumento della produttività, spesso basato sul basso costo della manodopera, non è stato molto popolare. Tutt’altro. Ma è chiaro che L’Aquila deve aprirsi ad un nuovo tipo di sviluppo, orientato ad una produttività di stampo innovativo, raggiungibile solo se le energie vengono concentrate sul lavoro intellettuale, su Ricerca e Sviluppo e sulla ri-organizzazione dell’impresa, mediante trasferimento tecnologico e processi di internazionalizzazione della produzione. Eppure, nonostante l’opera capillare di informazione che la nostra Associazione provinciale ha fatto in questi anni, vedo ancora molte resistenze culturali, nonostante un po’ tutti abbiano ormai preso il vezzo di (stra)parlare, sempre e dovunque, di economia della conoscenza (e sembra solo per moda). Resistenza che registro anche nello stesso mondo industriale, per cui l’idea che generare conoscenza sia il nuovo prodotto resta ancora un po’ sulla carta.

 

Il fatto che L’Aquila abbia una importante sede universitaria dovrebbe facilitare la possibilità di collegare ricerca e aziende e stimolare le Istituzioni e le parti sociali ad incontrarsi su progetti ben definiti, attraverso i quali dare vita a laboratori di ricerca e trasferimento tecnologico: una sorta di consorzi tra il mondo accademico e quello imprenditoriale, nei quali fare ricerca applicata. Entità (appena antecedenti gli spin off) nelle quali non si traduce in pratica la ricerca ma la si produce, subito seguite da centri per l’innovazione che, condotti da associazioni di imprese, diffondono e immettono nelle aziende i risultati degli studi dei laboratori.

 

Ma v’è di più. Poiché la provincia dell’Aquila langue, quanto a cultura imprenditoriale e capacità di intrapresa, un sistema di attenzione particolare lo si dovrebbe riservare alle neoimprese, per le quali una rete accademica sarebbe il luogo giusto nel quale dare sostegno e assistenza per il know how, la ricerca di partners strategici e di fornitori sui mercati internazionali, l’accesso ai centri di ricerca e al trasferimento tecnologico, la gestione in materia dei diritti di proprietà intellettuale, di marketing, management, finanza…

E’evidente, quindi,  che la via dell’economia della conoscenza è un investimento a lungo termine, ma, perché l’industria riprenda la corsa, bisogna agire molto velocemente.

 

Intanto, per far fronte ad una stagnazione visibile (pur essendo le Imprese nostre associate passate dalle 128 di dieci anni fa alle attuali 284), una crescita a breve termine si intravede nel turismo, settore che ben potrebbe velocemente assorbire una disoccupazione giovanile significativa, caratterizzata da alti livelli di scolarizzazione. Le nostre aree montane, gravemente segnate da spopolamento e mancanza di imprese, potrebbero fare del proprio svantaggio un’eccellenza: l’isolamento, infatti, ha preservato un ambiente incontaminato ed un patrimonio artistico e storico di rara purezza. Che L’Aquila disponga di solo il 14% dei posti letto di tutta la regione fa ben pensare.

Ma pensare non basta.

 

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