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È ORA DI “METTERSI IN PROPRIO”

di DONATO LOMBARDI

 

“Grappoli di cose spaurite sul colle, il campanile come una spada sguainata. Amore nascosto da terre lontane”. Questo è l’Abruzzo, specialmente quello interno. Sottoposto, a partire dal secolo scorso, a una forzata emigrazione: Belgio, Germania, Francia, Australia e soprattutto Stati Uniti.

Per cento anni i sentimenti tenaci, gli affetti hanno tenuto legati gli abitanti con i luoghi di nascita.

Molti sono tornati, molti sono rimasti lontano.

A questa prima fase, che possiamo definire di emigrazione, dagli anni 50 in poi, ne è subentrata un’altra che possiamo dire di immigrazione.

Spinti da incentivi di ogni genere, da infrastrutture nel frattempo nate, e da una naturale ospitalità della gente, molti imprenditori hanno sviluppato, accresciuto e spostato i propri interessi in Abruzzo.

Molte iniziative sono rimaste, molte sono state abbandonate.

Possiamo chiamare questa seconda fase, di immigrazione.

Alle soglie del 2000 con la nascita della mondializzazione dell’economia, è ora che l’Abruzzo si metta in proprio.

In Abruzzo, se si escludono le grandi imprese esterne, rimangono poche, anzi pochissime, le iniziative di sviluppo endogeno. In tal senso lo sviluppo industriale è appena iniziato.

Come svilupparlo, come rimuovere le cause di fondo che non permettono una naturale evoluzione del processo di industrializzazione, è compito che sta di fronte a noi tutti innamorati della nostra terra.

In quale maniera, e con quale entità, questo sviluppo possa affermarsi è tutto da verificare; una cosa è certa: ormai questo processo potrà avvenire solo facendo ricorso alle nostre risorse cioè, mettendoci in proprio.

 

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