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Dom Serafini

Dom Serafini lasciò Giulianova, dove era nato nel 1949, per volare negli Stati Uniti nel 1968. Ospite di una zia, cominciò a vivere di quello che scriveva sui giornali come corrispondente e iniziò lo “studio della televisione”.

Il sogno americano è quel mito del self made man, dell’uomo che si realizza partendo dal nulla e quel sogno Serafini l’ha realizzato. Da piccoli lavoretti nel vasto campo dell’editoria, Serafini ben presto assunse incarichi più importanti. I primi passi da giornalista free-lance furono mossi fra eventi destinati a scrivere righe di storia: si pensi alle agitazioni americane per la guerra in Vietnam, o al concerto di Woodstock. Destreggiandosi con dimestichezza fra penna e microfono, Serafini diventa giornalista radiofonico per l’emittente Long Island. Produce poi l’unico video delle celebrazioni del bicentenario degli Stati Uniti, oggi pezzo del Museum of Broadcasting.

Serafini esplora i diversi campi dei mezzi di comunicazione, prima di vestire, nel 1981, i panni dell’imprenditore editoriale. Dopo due anni trascorsi alla direzione di “Tv/Radio Age”, decide di intraprendere un’attività autonoma; con l’appoggio dei più grossi calibri del settore, Paramount, Mgm, Universal, fonda il mensile “Video Age International”, maggiore concorrente dell’affermata rivista “Variety”. La testata, situata nel cuore di Manhattan, vanta una prestigiosissima sede: la residenza di Andy Warhol.

Il pioniere dei media è ora esperto indiscutibile, tanto da essere stato anche consulente del Ministro italiano alle comunicazioni, per il settore audiovisivo e televisivo nazionale.

Serafini, sempre devoto alla sua vocazione giornalistica, collabora oggi anche con alcune delle maggiori testate italiane, quali “Il Sole 24 Ore” e “Il Messaggero”.

Ma la storia di Serafini è ancora tutta in evoluzione. Il nuovo progetto si chiama IpTv, Internet Protocol Television, e consiste in una piattaforma audiovisiva che aumenterà le possibilità di accesso alle reti televisive senza l’ausilio del supporto satellitare, perché diffonde i contenuti audiovisivi sfruttando una connessione di rete a banda larga.

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