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di Antonio Cappelli Direttore di Confindustria L’Aquila Da tempo cerchiamo di varare azioni concrete, mirate ad una (ri)composizione del legame fabbrica-territorio, nell’ottica di costruire su basi innovative e al passo con i tempi una percezione nuova d

di Luciano Ardingo*

 

 

L’innovazione si nutre di scambi, confronti, interazioni e rappresenta un fattore abilitante per l’impresa; una componente necessaria per sopravvivere, anche per il territorio.

E’ sempre più fondamentale sviluppare un dialogo tra imprese sostenuto dalla ricerca, dal sistema formativo, dalla comunità finanziaria, per segnare una svolta,  ma soprattutto per restare al passo con i tempi.

Un altro paradigma dominante del nuovo millennio è la cosiddetta connettività invisibile per l’accesso all’informazione.  La dimensione delle nuove tecnologie ICT ed il Web porteranno ad un sempre maggiore stravolgimento della vita privata  e del mondo del business, in  un‘ottica che vedrà l’azienda diventare un’entità  nella “rete del valore” globale.

In un tale scenario, fare impresa ed innovare,  significa inglobare sempre più informazione nel prodotto.

Trattare l’informazione consente un vantaggio competitivo nei confronti di chi tratta la sola materia; il valore aggiunto di un prodotto risiederà essenzialmente nella quantità di informazione che esso può inglobare rispetto alle risorse di partenza. Per questo motivo si insiste sulla necessità della ricerca e dell’innovazione, dato che solo così si può scambiare e vendere l’informazione; l’unica vera merce di scambio che assicura competitività e ricchezza a tutti quei Paesi che non sono più competitivi sul costo della manodopera.

L’impresa innovativa dovrà, pertanto, continuamente individuare i presupposti occorrenti alla sua   competitività e superare la sistematica tendenza all’entropia organizzativa .

“Ricerca”, “innovazione”, “fare sistema” sono diventate per tali motivi,  le parole più utilizzate  nei discorsi propedeutici allo sviluppo territoriale.

Innovare rimane l’obiettivo di una sfida che si gioca sull’attesa di un cambiamento.

Dopo anni di colpevole indifferenza a tali innovativi e strategici argomenti (l’agenda di Lisbona risale al lontano anno 2000), il tema della ricerca scientifica e dell’innovazione è oggi diventato improvvisamente un vero e proprio “tormentone” .

Ma è risaputo che i cambiamenti non si fanno con gli slogans.

Termini ripetuti da tutti, ogni giorno: bisogna investire in ricerca per innovare e bisogna innovare per difendere le nostre posizioni competitive. Sono diventati una sorta di  mantra.

Ovviamente,  come sempre,  i problemi arrivano quando gli slogans  devono trasformarsi in fatti.

Ed è qui che il “tormentone” si frammenta in tante interpretazioni soggettive.

Diventa spettacolarizzazione, gestione di piccoli poteri, vantaggi di lobby, alibi sociale.

Le certezze granitiche dei termini a lungo reiterati cominciano a sfaldarsi.

Come in una torre di Babele, assistiamo ad interventi per lo sviluppo territoriale che parlano lingue diverse ed hanno strategie non finalizzate ad un progetto territoriale condiviso. 

Molta di questa confusione deriva, purtroppo, dal fatto che la cultura della ricerca e dell’innovazione non può essere improvvisata.

E’ risaputo che i cambiamenti incontrano spesso ostacoli significativi a motivo della abitudini consolidate e più in generale a causa del sistema di valori culturali e di potere, molto radicati.

Oggi una delle principali componenti  del vantaggio competitivo risiede non solo nella capacità di reazione ai cambiamenti del contesto ambientale locale, ma anche nella costante progettazione del cambiamento globale, poggiante sulla innovazione permanente del fare impresa.

Promuovere e sostenere una cultura e una politica dell’innovazione, della scienza e della conoscenza,  significa coinvolgere – attraverso scelte e strumenti conseguenti –  le imprese, le istituzioni, le università, le forze sociali e politiche e i soggetti privati del territorio.

Occorrono infrastrutture reticolari a banda larga per facilitare l’economia dell’accesso. Piani articolati miranti ad una formazione vera ed attuale, per l’accrescimento continuo del capitale intellettuale. Una protezione dell’ambiente che sfruttata anche come fattore di competitività introduce il concetto d’innovazione in tutte quelle aree turistico/produttive in cui è possibile sperimentare nuovi meccanismi per uno sviluppo sostenibile in grado di migliorare le condizioni sociali, culturali ed economiche delle popolazioni residenti e di rappresentare un modello per le altre.

In sintesi è indispensabile creare un ambiente territoriale in cui crescere attraverso l’innovazione possa essere più facile e soprattutto più conveniente che in altre Regioni .

Occorre un’innovazione che i incentivi processi operativi dell’azienda, la sua organizzazione e il suo modo di posizionarsi rispetto ai mercati ed alla sfida del miglioramento continuo.

Quello che oggi serve è pertanto un progetto regionale di sviluppo, che tramite strumenti, anche legislativi, abbia degli obiettivi chiari e misurabili, da realizzare in tempi brevissimi. 

Dobbiamo tutti convincerci che l’eccellenza “non si fa” a parole.

 

* Responsabile Innovazione Confindustria Abruzzo

 

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