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DECRETO LEGISLATIVO RECANTE “DEFINIZIONE DEI PERCORSI DI ORIENTAMENTO PER LA SCELTA DEI PERCORSI FINALIZZATI ALLE PROFESSIONI E AL LAVORO, A NORMA DELL’ARTICOLO 2, COMMA 1, LETTERA A) E COMMA 2, LETTERA A), DELLA LEGGE 11 GENNAIO 2007, N. 1”

(Pubblicato in G. U. il 7 febbraio 2008 – Il decreto troverà applicazione dall’anno scolastico 2008-2009)

 

 

Il decreto legislativo in titolo attua una previsione contenuta nella legge n. 1 del 2007 (legge in materia di esami di stato) che prevede l’emanazione di decreti legislativi per la realizzazione di appositi percorsi della formazione tecnica superiore e di percorsi finalizzati alle professioni e al lavoro.

 

Con il presente decreto legislativo le istituzioni scolastiche sono chiamate a realizzare azioni di orientamento e iniziative finalizzate alla conoscenza delle opportunità formative offerte dai percorsi di istruzione e formazione tecnica superiore e dai percorsi finalizzati alle professioni e al lavoro.

 

Le azioni di orientamento e le iniziative di raccordo tra scuola e mondo delle professioni devono essere progettati nell’ambito del Piano dell’offerta formativa di ogni singola istituzione scolastica.

 

Il provvedimento va accolto positivamente perché va nella direzione di un miglior incontro fra domanda e offerta di lavoro e nell’ottimizzazione dei percorsi scolastici.

 

Da accogliere con favore:

 

ü      il coinvolgimento delle imprese nella predisposizione delle azioni di orientamento;

ü      il monitoraggio di queste azioni da parte del Comitato per il monitoraggio e la valutazione dell’alternanza scuola lavoro;

ü      l’attività di coordinamento del Comitato per la valutazione dell’alternanza scuola lavoro con l’Invalsi, l’Agenzia per lo sviluppo dell’autonomia scolastica e una Commissione nazionale che dovrà essere istituita per la definizione dei percorsi di orientamento all’istruzione universitaria.

 

 

Sintesi del provvedimento

 

 

Partner delle azioni di orientamento

 

Le istituzioni scolastiche sono chiamate a predisporre le azioni di orientamento in collaborazione con:

 

ü      i centri territoriali per l’impiego;

ü      le strutture formative accreditate;

ü      le aziende, imprese, cooperative, amministrazioni pubbliche, comunità, enti ed associazioni di volontariato;

ü      gli enti che curano i servizi di inserimento lavorativo delle persone diversamente abili.

 

 

Caratteristiche delle azioni di orientamento

 

Le azioni di orientamento e le iniziative di raccordo tra scuola e mondo delle professioni:

 

  1. interessano gli studenti dell’ultimo anno;
  2. devono discendere da intese e convenzioni fra le istituzioni scolastiche e i soggetti che collaborano a realizzarle (centri territoriali per l’impiego,…)
  3. si devono riferire agli obiettivi di apprendimento generali e specifici di singoli curricula;
  4. devono concorrere a migliorare la preparazione degli studenti, con particolare riferimento all’ordine e all’indirizzo degli studi della scuola che frequentano;
  5. devono tener conto contestualmente delle vocazioni degli studenti e dei fabbisogni formativi del mondo del lavoro e delle professioni, coniugando le attitudini e le aspirazioni professionali degli studenti;
  6. devono essere costruiti con particolare riferimento all’evoluzione dei settori produttivi e dei servizi;
  7. devono essere coerenti con una organizzazione didattica delle discipline di studio in grado di sollecitare lo studente a individuare interessi e predisposizioni specifiche.

 

Queste azioni non costituiscono in alcun modo un rapporto di lavoro anche se deve essere assicurato il rispetto delle norme vigenti in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro.

 

Ruolo del Consiglio di classe

 

Il consiglio di classe è chiamato ad individuare gli obiettivi delle azioni e le modalità di svolgimento e programmare le attività relative, valutando l’efficienza e l’efficacia dell’intervento proposto.

 

Monitoraggio e valutazione

 

Il provvedimento prevede che il Comitato per il monitoraggio e la valutazione dell’alternanza scuola-lavoro (istituito ai sensi del decreto legislativo n. 77/2005) si occupi della valutazione di sistema delle attività e dei risultati raggiunti con queste azioni.

 

Il Comitato dovrà operare in raccordo con:

 

ü      una Commissione nazionale che dovrà essere istituita per la definizione dei percorsi di orientamento all’istruzione universitaria;

ü      l’INVALSI;

ü      l’Agenzia per lo sviluppo dell’autonomia scolastica.

 

Lo stesso Comitato è chiamato a presentare ogni anno al Ministro della Pubblica Istruzione e alla Conferenza Unificata una relazione relativa a questo monitoraggio, formulando proposte per il potenziamento e lo sviluppo del raccordo tra scuole, l’istruzione e la formazione tecnica superiore, la formazione professionale e il mondo delle professioni e del lavoro.

 

DECRETO LEGISLATIVO 14 gennaio 2008, n.22

Definizione dei percorsi di orientamento finalizzati alle professioni

e al lavoro, a norma dell’articolo 2, comma 1, della legge 11 gennaio

2007, n. 1.

                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

  Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;

  Visto  l’articolo 2,  commi 1,  lettera a),  e 2, lettera a), della

legge  11 gennaio  2007,  n.  1,  e  in particolare recante delega al

Governo per la definizione dei percorsi di orientamento per la scelta

dei  percorsi  della  formazione  tecnica  superiore  e  dei percorsi

finalizzati alle professioni e al lavoro;

  Visto  il  decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, e successive

modificazioni;

  Vista la legge 15 marzo 1997, n. 59, e successive modificazioni, ed

in particolare l’articolo 21;

  Vista  la legge 24 giugno 1997, n. 196, recante norme in materia di

promozione dell’occupazione;

  Visto  il  decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n.

275,  relativo  al  regolamento recante norme in materia di autonomia

delle istituzioni scolastiche;

  Vista  la  legge 10 marzo 2000, n. 62, recante norme per la parita’

scolastica e disposizioni sul diritto allo studio e all’istruzione;

  Vista  la  legge 14 febbraio 2003, n. 30, recante delega al Governo

in materia di occupazione e del mercato del lavoro;

  Visto il decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, riguardante

l’attuazione  delle  deleghe  in materia di occupazione e mercato del

lavoro;

  Visto  il  decreto  legislativo  15 aprile  2005,  n.  77,  recante

definizione    delle    norme    generali   relative   all’alternanza

scuola-lavoro;

  Visto  il  decreto-legge  18 maggio  2006,  n. 181, convertito, con

modificazioni,  dalla legge 17 luglio 2006, n. 233, con il quale, fra

l’altro,  sono stati istituiti il Ministero della pubblica istruzione

ed il Ministero dell’universita’ e della ricerca;

  Vista   la  legge  27 dicembre  2006,  n.  296,  e  in  particolare

l’articolo 1, commi 605 e 631;

  Visto  il  decreto-legge  31 gennaio  2007,  n.  7, convertito, con

modificazioni,  dalla  legge  2 aprile 2007, n. 40, ed in particolare

l’articolo 13,  recante disposizioni urgenti in materia di istruzione

tecnico-professionale e di valorizzazione dell’autonomia scolastica;

  Considerato   che   il   Ministero  della  pubblica  istruzione  ha

sottoscritto  appositi  Protocolli di intesa con associazioni ed enti

per collegare organicamente le scuole con il mondo del lavoro;

  Vista  la  preliminare  deliberazione  del  Consiglio dei Ministri,

adottata nella riunione del 9 novembre 2007;

  Sentita  la  Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto

legislativo 28 agosto 1997, n. 281;

  Acquisiti  i  pareri  delle competenti Commissioni del Senato della

Repubblica e della Camera dei deputati;

  Ritenuto  di  non  accogliere  la  condizione  espressa  dalla  VII

Commissione   permanente   della   Camera   dei   deputati   relativa

all’inserimento  degli operatori autorizzati ed accreditati di cui al

citato  decreto  legislativo n. 276 del 2003 tra i soggetti coinvolti

nelle   azioni   di   orientamento   predisposte   dalle  istituzioni

scolastiche;

  Vista  la  deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella

riunione del 28 dicembre 2007;

  Sulla  proposta del Ministro dell’universita’ e della ricerca e del

Ministro  della  pubblica  istruzione, di concerto con i Ministri del

lavoro  e  della  previdenza sociale, dell’economia e delle finanze e

per gli affari regionali e le autonomie locali;

                              E m a n a

                  il seguente decreto legislativo:

                               Art. 1.

                         Oggetto e finalita’

  1.  Fermo  restando  quanto previsto dal decreto legislativo di cui

all’articolo 2,  comma 1, lettera a), della legge 11 gennaio 2007, n.

1,  in  materia  di  orientamento  ai  fini  dell’accesso ai percorsi

universitari  ed  a quelli dell’alta formazione artistica, musicale e

coreutica,  le  istituzioni  scolastiche  favoriscono e potenziano il

raccordo  con  il  mondo  delle professioni e del lavoro, realizzando

nell’ambito   della   propria  autonomia  amministrativa,  didattica,

organizzativa  e  di  ricerca,  azioni  di orientamento, e iniziative

finalizzate alla conoscenza, delle opportunita’ formative offerte dai

percorsi  di  istruzione  e  formazione  tecnica  superiore,  di  cui

all’articolo 1,  comma 631,  della  legge 27 dicembre 2006, n. 296, e

dai percorsi finalizzati alle professioni e al lavoro.

  2.  Fermo  restando  quanto  previsto  per i percorsi in alternanza

scuola-lavoro  dal  decreto  legislativo  15 aprile  2005,  n. 77, le

azioni di orientamento e le iniziative di informazione sono attivita’

istituzionali per tutte le scuole statali e paritarie dell’istruzione

secondaria di secondo grado; si inseriscono strutturalmente nel Piano

dell’offerta  formativa  del  triennio  delle  scuole  secondarie  di

secondo   grado   e  prevedono  lo  svolgimento  di  attivita’  e  di

esperienze,   di  norma  all’interno  del  monte  ore  annuale  delle

discipline di insegnamento.

 

 

                               Art. 2.

                          Criteri generali

  1.  Le  azioni  di  orientamento  di  cui  all’articolo 1,  che  si

realizzano  soprattutto  attraverso  le  iniziative  di  raccordo tra

scuola  e  mondo  delle  professioni  e  del  lavoro  e  un  organico

collegamento  con gli enti territoriali, costituiscono indispensabili

strumenti    per    contribuire    alla   costruzione   di   percorsi

personalizzati,  in  vista  della transizione verso il lavoro, basati

sul  collegamento sistematico tra la formazione in aula con quella in

laboratorio  e  in  contesti  di  lavoro. Tali interventi, progettati

nell’ambito   del   Piano  dell’offerta  formativa  di  ogni  singola

istituzione  scolastica,  nel quadro complessivo della programmazione

territoriale e dei piani di orientamento delle province sono definiti

e gestiti in relazione ai seguenti criteri generali:

    a) si  riferiscono  agli  obiettivi  di  apprendimento generali e

specifici   dei  singoli  curricula  e  concorrono  a  migliorare  la

preparazione degli studenti, con particolare riferimento all’ordine e

all’indirizzo degli studi della scuola che frequentano;

    b) interessano gli studenti dell’ultimo anno;

    c) sono   sostenuti  soprattutto  da  intese  e  convenzioni  con

associazioni,   collegi   professionali,   enti  ed  imprese  e  sono

progettati,  sotto  la responsabilita’ delle istituzioni scolastiche,

con  il  concorso  dei predetti soggetti del mondo del lavoro e delle

professioni; in fase di progettazione sono individuate le metodologie

didattiche  e  le modalita’ organizzative con particolare riferimento

all’apprendimento  in  laboratorio e in contesti di lavoro, nonche’ i

criteri   e   gli   strumenti   di  attuazione,  di  valutazione,  di

monitoraggio  e  di  certificazione  delle competenze con riferimento

alle indicazioni nazionali in materia;

    d) tengono conto contestualmente delle vocazioni degli studenti e

dei  fabbisogni  formativi  del mondo del lavoro e delle professioni,

coniugando   le  attitudini  e  le  aspirazioni  professionali  degli

studenti  e  le specifiche professionalita’ richieste dal mercato del

lavoro,  tenendo conto anche della valorizzazione delle differenze di

genere e delle pari opportunita’;

    e) sono  costruiti con particolare riferimento all’evoluzione dei

settori produttivi e dei servizi, ivi compresi quelli delle pubbliche

amministrazioni, a livello locale, nazionale e dell’Unione europea; a

tale  fine le istituzioni scolastiche individuano, mediante opportuni

raccordi   con   le   agenzie  preposte,  i  fabbisogni  formativi  e

occupazionali;

    f) sono   coerenti   con   una   organizzazione  didattica  delle

discipline   di   studio  in  grado  di  sollecitare  lo  studente  a

individuare interessi e predisposizioni specifiche, cosi’ da favorire

le   sue   scelte   autonome  e  consapevoli  per  la  costruzione  e

realizzazione del proprio progetto di vita personale e professionale;

    g) valorizzano  e diffondono azioni di orientamento ed esperienze

di alternanza finalizzate alle professioni e al lavoro, di comprovata

validita’  metodologica,  che abbiano dato risultati di qualita’; non

costituiscono in alcun modo un rapporto di lavoro, anche se prevedono

momenti  di  apprendimento  in  contesti di lavoro che abbiano sempre

carattere formativo.

  2.   I   soggetti   di   cui  all’articolo 3  che  concorrono  alla

realizzazione  delle  azioni di cui al comma 1 in contesti di lavoro,

d’intesa con le istituzioni scolastiche, assicurano il rispetto delle

norme vigenti in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro.

 

 

                               Art. 3.

                         Soggetti coinvolti

  1.  Nell’ambito  della  programmazione dell’offerta formativa delle

regioni   e  dei  servizi  di  orientamento  degli  enti  locali,  le

istituzioni  scolastiche  predispongono  azioni  di  orientamento  in

collaborazione con:

    a) i centri territoriali per l’impiego;

    b) le strutture formative accreditate;

    c) le  aziende,  imprese, cooperative, amministrazioni pubbliche,

comunita’, enti ed associazioni di volontariato ecc;

    d) gli  organismi competenti ai sensi dell’articolo 6 della legge

12 marzo  1999,  n.  68,  in  materia di inserimento lavorativo delle

persone con disabilita’.

  2.  Ai  fini  di cui al comma 1, le istituzioni scolastiche tengono

conto  anche  dei  servizi offerti dalla Borsa continua nazionale del

lavoro  di  cui  all’articolo 15 del decreto legislativo 10 settembre

2003, n. 276.

 

 

                               Art. 4.

                       Criteri per la gestione

  1. Il consiglio di classe individua gli obiettivi delle azioni e le

modalita’  di  svolgimento,  programma  le attivita’ relative, valuta

l’efficienza   e   l’efficacia   dell’intervento   proposto.  Per  la

realizzazione dei percorsi di orientamento figure di riferimento sono

individuate  nell’ambito  di quanto previsto dai contratti collettivi

di  lavoro  del  comparto  scuola per la valorizzazione del personale

docente,  con lo scopo di assicurare l’indispensabile raccordo tra la

scuola  e i soggetti del mondo delle professioni, e del lavoro per la

gestione  delle  fasi  e  delle  modalita’  operative delle azioni di

orientamento,  anche  per le attivita’ che si svolgono in contesti di

lavoro,  fermo  restando  quanto  previsto  dal  decreto  legislativo

15 aprile 2005, n. 77, per i percorsi dell’alternanza.

 

 

                               Art. 5.

                     Monitoraggio e valutazione

  1.  Il  monitoraggio  e la valutazione di sistema delle attivita’ e

dei  risultati  raggiunti  in  applicazione  di  quanto  previsto dal

presente  decreto  sono  affidati  al comitato di cui all’articolo 3,

comma 2,  del  decreto legislativo 15 aprile 2005, n. 77, senza oneri

aggiuntivi  a  carico  della  finanza  pubblica. Il comitato opera in

raccordo  con  la  commissione  prevista  dall’articolo 2 del decreto

legislativo   14 gennaio   2008,  n.  21,  nonche’  in  raccordo  con

l’Istituto  nazionale  di  valutazione  del  sistema  dell’istruzione

(INVALSI) e con l’Agenzia per lo sviluppo dell’autonomia scolastica.

  2.  Il  comitato  di  cui al comma 1 presenta ogni anno al Ministro

della  pubblica  istruzione e alla Conferenza unificata una relazione

relativa  al  monitoraggio  e  alla  valutazione di sistema di cui al

presente  articolo,  formulando  proposte  per  il potenziamento e lo

sviluppo  del  raccordo tra scuole, l’istruzione e formazione tecnica

superiore, la formazione professionale e il mondo delle professioni e

del lavoro.

 

 

                               Art. 6.

                            Norme finali

  1.  Le  disposizioni  del presente decreto si applicano a decorrere

dall’inizio  dell’anno  scolastico  successivo  alla  sua  entrata in

vigore.

  2.  Dall’attuazione  delle norme contenute nel presente decreto non

devono  derivare  nuovi  o  maggiori  oneri  a  carico  della finanza

pubblica.

  Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito

nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica

italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo

osservare.

    Dato a Roma, addi’ 14 gennaio 2008

                             NAPOLITANO

                              Prodi,  Presidente  del  Consiglio  dei

                              Ministri

                              Mussi,   Ministro   dell’universita’  e

                              della ricerca

                              Fioroni,    Ministro   della   pubblica

                              istruzione

                              Damiano,  Ministro  del  lavoro e della

                              previdenza sociale

                              Padoa  Schioppa, Ministro dell’economia

                              e delle finanze

                              Lanzillotta,  Ministro  per  gli affari

                              regionali e le autonomie locali

Visto, il Guardasigilli (ad interim): Prodi

 

 

 

Il Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Abruzzo ha promosso e realizzato, nell’ambito del rapporto cultura/impresa, una fascetta adesiva con  la promozione dell’evento Madonna che scappa in piazza a Sulmona. Sono state stampate n. 20 mila fascette  ed  applicate, da oltre un mese, a  tutta la corrispondenza in partenza dalle aziende e/o enti aderenti all’iniziativa. Un esempio di marketing territoriale e di sinergia tra l’evento culturale ed il mondo delle imprese.

 

L’iniziativa è stata approvata e particolarmente gradita dalla Confraternita Santa Maria di Loreto, organizzatrice dell’evento pasquale.

 

All’iniziativa hanno dato l’adesione,  oltre alle 4 territoriali abruzzesi di Confindustria e Confindustria Abruzzo, anche la Carispaq, la Banca Popolare di Lanciano e Sulmona, la Banca di Credito Cooperativo di Pratola Peligna, le Poste Italiane, la Direzione dell’Istituto Penitenziario di Sulmona, la Direzione della Scuola degli Agenti Penitenziari di Sulmona, il Nucleo di Sviluppo Industriale di Sulmona e numerose aziende private tra le quali Reginella D’Abruzzo,  Pavind, Fasoli & Massa, Traficante & Scannella, Pingue, la William Di Carlo.

 

L’iniziativa, che si aggiunge alla costruenda pinacoteca regionale che ospita quadri e realizzazioni di giovani artisti abruzzesi, è un modo per   avvicinare ancora di più il mondo dell’impresa  alla  cultura stimolando magari la nascita di tanti  “Mecenati” che si prefiggono l’intento meritorio e commendevole   di  valorizzare e promuovere il proprio territorio.

 

In un mercato in cui la competitività si misura anche in termini di “social responsability”, l’investimento in cultura –  che per gli americani è  il “ soft power ” per eccellenza – rappresenta un momento di visibilità sempre più importante ed assume un ruolo strategico per l’impresa che per “comunicare” sceglie l’evento culturale piuttosto che la mostra e/o il premio letterario.

 

La Cultura è una grande risorsa per la nostra Regione. Ma per troppo tempo è stata vista come fine a se stessa; come un mondo improduttivo, e quindi, assistito. Le istituzioni non aiutano la causa continuando a dare  contributi a pioggia. “Producendo” poco,  in termini di qualità di progetti  artistici e di “indotto”; molto poco. Si necessità, invece, di una “economia della Cultura”. Tranne pochi casi, in Abruzzo,  non esistono casi di managerialità, di professionalità applicata al mondo culturale. Esiste tanto volontariato che spesso è costretto a  muoversi in maniera molto precaria. Perché l’organizzazione di un evento culturale non è solo  progetto  artistico e contributi pubblici. Ma si deve ragionare anche in termini di passaggi su network nazionali, di presenze turistiche, di visibilità di un territorio,  di indotto che viene stimolato, di obiettivi raggiunti.  Ci può, ci deve  essere,  un rapporto più stretto tra cultura e mondo delle imprese. Gli imprenditori non si vogliono sostituire agli operatori culturali. Ma tante sono le sinergie che si potrebbero realizzare come ad es. quella di fare marketing territoriale con l’evento,  di fare relazioni; di promuovere l’immagine di un’impresa, di fidelizzare la clientela.

E’ il momento di istituire un rating per la Cultura. Le risorse pubbliche  vadano a chi è più bravo. Una sana competizione fa crescere la qualità ed il livello. Le imprese vogliono  passare dall’obolo alla partnership. Occorrono, però,  progetti, qualità e professionalità.

In allegato copia della fascetta adesiva.

 

Fabio Spinosa  Pingue

Presidente

 

 

AGLI ORGANI DI INFORMAZIONE

COMUNICATO STAMPA

 

Con le ultimissime proteste, e relativa nascita dei “comitati del no a prescindere”– se ne registra uno in ogni comprensorio (vedi per il Centro Oli ad Ortona, piuttosto che per l’accoglimento dei rifiuti campani o l’ipotesi della centrale di spinta nel comprensorio Peligno), in Abruzzo rischiamo di tornare indietro almeno di cinquant’anni.

 

Il mancato sviluppo ed ammodernamento di questa regione è soprattutto figlio di questa cultura ipocrita: quella “nimbysta”. Una cultura che pretende di vivere nel paese incontaminato della piccola Heidi ma con tutti i confort, tecnologia, vicinanza ai presidi pubblici erogatori di servizi, opportunità di lavoro propri degli anni correnti.

 

E’ chiaro a tutti che è in atto nella regione uno scontro generazionale tra chi vuole mantenere lo status quo e coloro, soprattutto le nuove generazioni, che hanno sete di lavoro e chiedono opportunità per continuare a vivere nella propria terra. Chi rappresenta le istanze delle future generazioni? Chi rappresenta  i loro diritti?

La cultura “dovunque, ma non nel mio giardino” non ci appartiene; siamo consapevoli che una elevata qualità della vita si può avere  anche vivendo con i propri termovalorizzatori, depuratori e  rigassificatori, centrali idroelettriche, cave….

 

La decisione di accogliere i rifiuti campani ci sembra, pur nella gravità della situazione dei rifiuti in Abruzzo, un gesto di  grande  civiltà e solidarietà. Ma anche un  gesto intelligente per difendere la nostra qualità; il nostro territorio in quanto all’estero è l’immagine dell’Italia ad essere compromessa e non solo quella campana. In Abruzzo esiste una autentica “transumanza dei rifiuti” dentro e fuori regione, peraltro a costi stratosferici. Alla quale va posto immediatamente fine. Con la consapevolezza che continuare a mettere i rifiuti in discarica è come mettere polvere sotto il tappeto…

I “comitati del no a prescindere” stanno compromettendo la competitività della nostra regione, la capacità di attrarre investimenti “esteri”. Rischiamo di creare una immagine di una regione no business friendly. L’Abruzzo ha un forte bisogno degli investimenti delle multinazionali, principalmente di quelle realtà che si integrano con il territorio e lo contaminano di talenti, di eccellenze, di innovazioni  e qualità. E di relazioni…

 

E’ improcrastinabile fare un patto tra le istituzioni, le comunità, le forze produttive e sindacali, che stabilisca una nuova procedura, categoricamente di rango regionale, per la realizzazione di grandi opere. Una procedura innovativa che ci permetta di uscire dal localismo che porta inevitabilmente alla costituzione dei  “comitati del no a prescindere” che sono cosa ben diversa dai “comitati del no”. Avere la capacità di gestire la regione come un unicum; una ed una sola città. Insomma, dobbiamo avere la capacità di costruire la decisione a livello regionale  con il coinvolgimento delle comunità locali. La nuova procedura dovrà prevedere oltre alla valutazione di impatto ambientale, anche la possibilità di un riconoscimento per la comunità locale di un “bonus” che possa bilanciare  “l’incomodo” insediamento per i disagi che può arrecare ai limitrofi. Si dovrà prevedere anche una valutazione economica sul mancato p.i.l. e gli inevitabili riflessi sull’occupazione regionale che comporta il diniego dell’autorizzazione.

 

Crediamo ne valga la pena. Caput imperare, non pedes (A comandare è la testa, non i piedi) tanto caro agli antichi romani è quanto mai attuale.

Altrimenti verremmo letteralmente invasi da numerosissimi “comitati del no a prescindere” che continueranno a bloccare e compromettere definitivamente lo sviluppo e l’ammodernamento della regione.

Fabio Spinosa Pingue

         Presidente

 

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